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GEMINI IN TABULA XXXIII - Golden Battle
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Shura di Capricorn
Cavaliere d'oro di Capricorn
Cavaliere d'oro di Capricorn


Joined: 02 May 2008
Posts: 19684


Location: Atene - Decima Casa del Capricorno

PostPosted: Thu Dec 01, 2011 14:26 pm    Post subject: GEMINI IN TABULA XXXIII - Golden Battle  Reply with quote

Golden Battle

Cardinale
Mur: il protettore, ogni notte protegge un compagno; in mancanza dell’indagatore usa lui la cura.
Dohko: l’indagatore, cerca indizi sull’identità degli avversari e una volta a partita può usare una cura per un compagno.
Shura: il feritore, ogni notte ferisce qualcuno.

Fisso
Aldebaran: il protettore, ogni notte protegge un compagno; in mancanza dell’indagatore usa lui la cura.
Ioria: il feritore, ogni notte ferisce qualcuno.
Milo: l’indagatore, cerca indizi sull’identità degli avversari e una volta a partita può usare una cura per un compagno.

Mobile
Saga: il feritore, ogni notte ferisce qualcuno.
Shaka: l’indagatore, cerca indizi sull’identità degli avversari e una volta a partita può usare una cura per un compagno.
Aphrodite: il protettore, ogni notte protegge un compagno; in mancanza dell’indagatore usa lui la cura.

Death Mask: conosce l’identità di Dohko, cerca di favorire la squadra dei segni Cardinali.
Camus: conosce l’identità di Milo, cerca di favorire la squadra dei segni Fissi.
Aiolos: conosce l’identità di Shaka, cerca di favorire la squadra dei segni Mobili.

Kanon: feritore, ogni notte ferisce qualcuno.Come gli altri feritori è immune alla prima ferita.

Si gioca tutti contro tutti e si vince come squadra, quindi eventuali caduti trionfano ugualmente. L’obiettivo è ovviamente eliminare le due squadre avversarie.
A inizio partita gli indagatori e i difensori di ciascuna squadra si conoscono già e si contattano a vicenda.
I feritori, dopo il prologo, mandano un PM al Master con il nominativo di un utente. Se individuano uno dei loro due compagni vengono messi in contatto con gli stessi e la squadra inizia a funzionare e ad uccidere dalla I notte. Dalla II notte tutti si conosceranno d’ufficio.
Ogni squadra ha a disposizione una cura dalle ferite da usare di giorno.
Il feritore è immune alla prima ferita; alla seconda ferita muore, a meno non sia curato. Se riceve due ferite in una notte, muore così come capita a chiunque subisca un doppio colpo in contemporanea.
I caduti si riuniscono nel Nekros Synagein votando tramite pm al Master indicando tra i ballottanti chi vogliono al rogo. In caso di parità nella votazione dei vivi, fa fede la votazione del Concilio dei Morti; chi, non votando, danneggia la propria squadra perde pure se il resto della squadra vince.


Condizioni di vittoria.

Per le squadre, come già detto, la vittoria si ottiene eliminando totalmente le altre due squadre; la squadra è composta di 3 persone, l'aiutante non viene considerato.

Per Kanon pensavo a una cosa di questo tipo.
Vince quando sono morti tutti gli altri feritori a patto che ne abbia uccisi personalmente almeno 1 su 3, tramite ferita o con voto decisivo per il rogo (es. x condannato con 6 voti contro 5, decisivo quello di Kanon).
Se ne uccide due tramite ferita, la vittoria è immediata.
Qualora non si verificasse nessuna delle precedenti condizioni, vince se sono morti pure tutti gli indagatori e ne abbia ucciso personalmente almeno uno.


Giocatori

Aiolos
Aldebaran
Ire
Lampo
Antares
Saint
Lady Isabel
Sagarules
elisa
Last
Phoenix no Ikki
Flare
Chaos


PROLOGO

“Bentrovato mio giovane amico.”
“E’ un piacere vederti nel tuo aspetto giovanile. Non me l’aspettavo.” Replicò Mur. “L’aura di saggezza che ti contraddistingue non viene certo meno.”
Dohko sorrise. “Ora manca solo il nostro terzo uomo. Sai di chi parlo vero?”
“Non lo vedo da molto tempo e ho sempre avuto poche occasioni di confrontarmi con lui, a differenza di te.”
“Speriamo che si faccia vivo, anche gli altri si staranno organizzando.”

Aldebaran comparve all’improvviso e Milo non poté che apprezzare il fatto di essere finito in squadra con un cavaliere la cui forza temeva pochi confronti. Forza e astuzia non avrebbero fatto loro difetto.
“Manca solo Ioria. E’ quasi ora di iniziare.”
“Ne avverti il cosmo? E’ vicino?”
Milo resto un attimo in silenzio poi disse: “So che non tarderà, non temere. Gli ho inviato un messaggio che non potrà non comprendere.”
“Lo spero. Avverto altri cosmi accendersi, gli altri sono quasi pronti, come noi d’altro canto.”

“Salute a te, Aphrodite!” disse Shaka cordialmente.
“Bentrovato Shaka.”
“Vedo che sei solo. Posso chiederti come mai?”
“Colui che diventerà il nostro braccio armato è ancora distante, ma arriverà.”
“Sarà interessante vedervi agire assieme.” Shaka era fiducioso nel buon esito della lotta e non lo nascondeva. Presto avrebbero parlato i fatti.
Tre ombre stavano avanzando, furtive, verso il Santuario e qualcuno, celato dall’ombra, le stava osservando mentre avanzavano, l’una ignorando di essere in compagnia di altre e da un’altra spiata.
“Poveri illusi, credono di poter avanzare. La loro corsa si fermerà molto presto. Sempre che riesca ad iniziare. Avanti, fatevi avanti. Vi sto aspettando e al mio cospetto cadrete.”

Shura si era fermato. Aveva avvertito un rumore, un rumore di passi. Si concentrò per capire se davvero qualcuno fosse nei paraggi. La via davanti a lui era libera. Guardò dietro di sé e oltre i bordi della scalinata che stava salendo. Nessuno. In pochi dovevano essere in giro a quell’ora e se pure qualcuno c’era non si sarebbe fatto scoprire. Contava di ricongiungersi agli altri velocemente, in fondo la Casa dell’Ariete era la più comoda da raggiungere. “Sempre che non siano nell’altra, speriamo sia la mia serata fortunata.” Pensò Shura.

Ioria aveva avuto l’impressione che qualcuno lo chiamasse. Che si trattasse di Milo o era qualcun altro? Procedeva a scatti, oltre il bordo della scalinata, dove il terreno era scosceso e la salita più difficile, ma ce l’avrebbe fatta e poi non voleva correre il rischio di essere scoperto. Vide un’ombra, pochi metri sotto di lui. Shura! “Sei già qui anche tu dunque!” Doveva precederlo e trovare i suoi compagni prima che lo facesse lui.

Saga conosceva il modo di entrare e uscire dal Santuario indisturbato e la sua meta era ormai prossima quando qualcosa lo fece trasalire. Quel cosmo vigoroso poteva appartenere solo ad una persona… Kanon! Si guardò attorno, scrutò ogni angolo, ogni recesso. Sapeva che lui era là, da qualche parte e che forse lo stava osservando. “Ma io so come confonderti, fratello!” disse sicuro di sé e avanzò verso la Casa della Vergine, dove sperava avrebbe trovato Shaka e Aphrodite.



PRIMA NOTTE

Aldebaran stava all’erta, come era sua consuetudine. Al minimo segnale di pericolo, al bisogno, si sarebbe fatto trovare pronto, come era sua consuetudine. La vittoria sarà nostra, disse tra sé, e benedisse la sorte per avergli dato un compagno  come Milo, che apprezzava da molti punti di vista.

Mur aveva lasciato la sua casa con qualche riluttanza, però aveva convenuto con il suo compagno che era meglio stare al centro del gioco piuttosto che starsene ai margini. Se qualcosa doveva accadere sarebbe accaduto con più facilità alle case centrali che non a quelle periferiche e un questo si era trovato subito d’accordo con Dohko. Ora si trattava di attendere e vedere chi avrebbe colpito per primo.

Aphrodite guardava tutti dall’alto del suo tempio. Nessuno avrebbe ostacolato i loro piani per quella notte e domani si sarebbe unito al suo compagno Saga. Chissà se è quello di una volta, si chiedeva, il suo cosmo è strano. L’importante è che sia determinato in battaglia oggi come allora e io credo che lo sia, si disse.

Milo sentiva di dover fare qualcosa. Si concentrò, provando a percepire più chiaramente uno dei cosmi degli avversari. D’un tratto ne individuò uno. Si chiese come mai indossasse quella divisa arancione. Certo, un grande campione del passato, ma perché proprio lui e non, per dire, il grande Pelè o Maradona oppure Baggio? E quell’altro particolare inquietante… cosa poteva significare?

Tutto era silenzio e la notte placida. Ire no Seiya non aveva avvertito nessun cosmo ostile fino a quel momento. Dall’ingresso del tempio cominciava tuttavia a filtrare il freddo della notte. Tornò verso l’interno e percorse alcuni metri, mentre i suoi passi rimbombavano in quello spazio vuoto. D’improvviso fu presa da una certa inquietudine. Si diresse verso l’ala dove stavano gli alloggi ma giunta sulla soglia scoprì di essere entrata in un altro salone, ampio e buio. Strano, pensò. Cominciò a correre, l’uscita doveva essere a pochi passi ormai ma non era così. Un muro le si parò davanti. Vi era solo un’apertura sulla parete di destra. Vi si infilò e si trovò in un corridoio colonnato. E poi un muro e due aperture. Due stanze, senza uscita. Fu presa da inquietudine, che presto divenne panico. Tornò sui suoi passi, al grande salone e solo allora si avvide di una nuova apertura dall’altra parte della sala, che non aveva notato. Possibile che fosse sconvolta a tal punto da essersi smarrito? Ignorò quello spazio e volle tornare indietro. Giunto ad un grande portale qualcosa, o meglio qualcuno, la bloccò.
“Povera Ire, sembra tu sia caduta in trappola.”
“Chi sei maledetto?” urlò.
“Colui che ti sprofonderà nelle tenebre, che ti precipiterà in un abisso senza fondo. Esplosione Galattica!”
Ire fu colpita un pieno e vide il pavimento bagnarsi del suo sangue.
“Se mai riuscirai ad uscire e a rivedere le stelle” disse l’assalitore “credo che sarà per poco. Consolati, altri cadranno dopo di te! Addio, Ire no Seiya!”
E sparì nell’ombra.

Shaka era perplesso dal responso. E quello che diavolo voleva? Trattenne a stento il riso, lui sempre così compassato. Poi la vista di quei frutti gli mise sete e andò alla cucina e si versò da bere. Mentre la bevanda gli faceva contrarre leggermente la lingua pensò che la notte era ancora lunga.

Kanon era soddisfatto. Nessun rivale per quella prima notte. Sapeva che non sarebbe sempre stato così fortunato ma confidava che i suoi nemici si ostacolassero a vicenda. Si sedette e attese l’alba. Qualcuno avrebbe avuto una sgradita sorpresa.


Ire è stata ferita da Kanon


PRIMO GIORNO

Davanti all’assemblea dei Cavalieri d’Oro furono condotti Lampo del Drago e Chaos. Il sommo sacerdote Sion conosceva bene i suoi cavalieri. Sapeva che tra quei tredici uno si era messo in testa di agire di testa sua, ma chi?
“Cavalieri!” disse “Qualcuno tra voi non agisce secondo quanto stabilito!” E lanciò un’occhiata agli accusati. “Che avete da dire voi due?”
Lampo si fece avanti e disse: “E’ sotto gli occhi di tutti, cavalieri, che colui che cercate non sono io. Non ho l’abitudine di precipitare gente nelle tenebre, cosa di cui mi accusate.”
Chaos gli fece eco: “Quello che voi vedete potrebbe essere ingannevole. E me che cercate? Che non abbiate a pentirvene. Le stelle sono ambigue e così i spesso lo sono i responsi.”
Si levò un mormorio. La decisione riguardo chi dovesse finire nelle segrete del Tempio era ardua.  Alcuni scrissero rapidi il nome del colpevole sul coccio. Altri tentennarono, altri ancora si guardavano incerti e alla fine scelsero di non scegliere. Dopo qualche minuto Sion si vide consegnare il verdetto.
“E sia. Stanotte, Chaos, sarai sotto custodia e domani decideremo la tua sorte.” Chaos lanciò un’occhiata ai compagni e vide che alcuni si ritraevano, vergognosi. Senza scomporsi si avviò da solo alle segrete. “Il battitore solitario colpirà ancora.” Disse.
Sion replicò da par suo: “Sei sicuro di te ma dovresti sapere che sono i fatti a parlare.” Ma subito aggiunse. “Invero spero non parlino affatto e che questa disputa tra Cavalieri d’Oro sia conclusa con quest’atto.”
Tutti fecero per andarsene, ma Sion lì bloccò: “Non ho finito! Ire e Lady Isabel! Il vostro non è un comportamento da Cavalieri. Un’altra mancanza e prenderò provvedimenti.”
L’assemblea era sciolta.


Chaos è stato imprigionato.


SECONDA NOTTE

Flare fece due sonori starnuti. Che mi manchi il clima freddo d Asgard? Piuttosto doveva essere il clima di Atene a non piacerle o quei templi e la puzza di chiuso. Accidenti, si disse asciugandosi il naso. Un malanno nel bel mezzo della sfida non ci voleva proprio. Non ci fosse stato il pericolo di essere vittima di uno dei feritori se ne sarebbe stata all’aria aperta o ad ammirare paesaggi che per troppo tempo aveva visto solo in cartolina.

Chaos se ne stava nella sua cella e meditava il da farsi quando unì de passi. Una figura avanzava nei cupi corridoi, avvolta in un ampio mantello.
“Salute, Chaos, che piacere vederti! Permettimi di aggiungere, che piacere vederti così, dove è giusto che tu stia!”
Chaos riconobbe quel volto, pur celato dal cappuccio ed ebbe un moto di stizza. “Cosa sei venuto a fare qui?”
L’uomo si piegò avvicinando il volto alle sbarre e piantando gli occhi su Chaos, che stava seduto sul suo giaciglio. “Davvero non lo immagini? Che ne dici di provare un’esperienza nuova, di osservare la faccia oscura della Luna? Oppure abbandonarti…”
Si udirono dei passi. “Chi è là!” disse una voce autoritaria.
“Controllavo il prigioniero!” disse l’uomo incappucciato che d’istinto si era voltato. L’altro lo riconobbe.
“Maledetto, come è potuto accadere? Fermo o te ne pentirai!”
“Sciocchezze!” celiò l’altro “Prova a prendermi se ne sei capace.” E fuggì di corsa, l’altro alle calcagna.

“Dannate zanzare!”
Una voce rise: “Zanzare a dicembre? Vorrai scherzare spero!” replicò qualcuno con tono ironico.
“Al tuo posto non riderei. Se è uno scherzo dev’essere opera tua!”
“Non lo è, te lo assicuro. Cerca di mantenere i nervi saldi.”
“I miei lo sono. Come i tuoi. Certo, qualche volta… ma capita a tutti, no.”
L’altro annuì. Poi disse: “Ad ogni modo, questo scherzo non è opera mia.”
“Ma è fastidioso lo stesso.”
Una terza voce disse, placida: “Amico, non consideri un’altra possibilità…”

Sagarules stava annotando i fatti della giornata prima di agire. Avevano davvero imprigionato Kanon? Solo il giorno seguente avrebbero avuto delle risposte. Si guardò attorno. Si trattava di vedere cosa i compagni avrebbero deciso di fare quella notte. Un passo alla volta, un metro dopo l’altro e forse la vittoria avrebbe loro arriso. Questi pensieri rischiarono di essergli fatali.
Una luce si accese nella notte e un colpo arrivò dritto a lui. Ebbe appena il tempo di scostarsi ma fu colpito ad un fianco e gridò di dolore. Il suo nemico lo aveva oltrepassato e ora stava attaccando di nuovo. Cercò di proteggersi ma dei colpi in successione lo misero in difficoltà. Si trovò prono, le braccia protese in avanti. Doveva reagire, o sarebbe stata la fine.
“Addio!” disse una voce alle sue spalle e trasalì.
“Tu… non è possibile…”
L’altro si apprestò a colpire ma si accorse che qualcosa lo tratteneva. Una luce ora rischiarava il viso della sua vittima ed egli capì di non poter fare quello che si era prefissato. Qualcuno, dietro di lui, rideva di gusto.

Antares stava ammirando le stelle. Non poteva immaginare che il pericolo fosse così vicino. Avvertì quel cosmo e fece in tempo ad alzare le difese. “Cosa speri di fare?”
“Stai per scoprirlo a tue spese, guarda!” E il suo attacco aumentò di intensità.
“Sei abile ma sarai anche veloce quanto la mia… Cuspide Scarlatta!” gridò Antares.
Il nemico schivò alcuni colpi e ne parò altri. “Ora tocca di nuovo a me.” Il suo cosmo era lucente e Antares non poté che costatarne la forza. Si preparò a ricevere il colpo ma all’ultimo questo si spense.
“Cosa speravi di fare, cavaliere?” Qualcuno era comparso da un ambiente adiacente.
Sgomento, e quasi mortificato a quella vista, l’aggressore dovette battere in ritirata, seppur controvoglia.


Sorge una bellissima alba sul Santuario!


SECONDO GIORNO

I Cavalieri erano di nuovo riuniti sulla sommità del colle per prendere gravi decisioni. La prima riguardava il destino di Chaos. Vi fu un rapido scambio di occhiate poi il verdetto venne dichiarato. Il Cavaliere doveva essere giustiziato e avrebbe raggiunto la sala del Concilio dei Morti.
Chaos si fece avanti, con misto di rabbia e delusione: “E così, per l’ennesima volta, mi condannate solo in base a quello che avete udito raccontare. Evidentemente per voi la narrativa di chi accusa vale più dei fatti e degli indizi che vengono esposti e che, a quanto pare, vi rifiutate di interpretare.”
“Sii cauto nelle tue affermazioni, Chaos.” Disse severo Sion.
Con un gesto di stizza Chaos scrisse un nome su un coccio e lo porse al Grande Sacerdote. “Stasera può anche essere che il mio giudizio si sostituisca al tuo, Sion. Cerca di essere avveduto nella scelta tra i due che ti saranno condotti innanzi.” Ciò detto arse il suo cosmo e sparì in un tripudio di stelle che accecò i presenti. Poi fu il buio. Chaos era scomparso.
Qualcuno, osservando la scena, fu scosso da un brivido ma allo stesso tempo orgoglioso. Se tanto valeva farla finita, quello era un modo onorevole di andarsene.
Venne poi la volta dei due accusati di giornata, Last e Aiolos. I due si fecero avanti e si inginocchiarono davanti a Sion.
“Nobile Sion, sono innocente! Le prove contro di me sono state montate ad arte!” esordì Last.
“Nobile Sion, i crimini di cui sono accusato non sono opera mia!” disse sicuro Aiolos.
Il primo era sicuro di sé, deciso nel difendersi dall’accusa di essere il misterioso personaggio che agiva solitario al Santuario e respingeva le accuse con sdegno. Il secondo era più compassato ma del pari deciso nel difendersi e attento a non farsi trarre in inganno dalle inside dell’accusa.
Se prima di giungere al Tempio i pareri erano discordi, appena arrivati al cospetto del Grande Sacerdote i Cavalieri si trovarono concordi nel fare un nome. I voti contro Aiolos piovvero uno dopo l’altro. Sion era abbastanza sbalordito della cosa. Per di più non era certo felice di trovarsi per la seconda volta in poche ore a dover prendere una decisione simile. “Ebbene, se questa è la vostra decisone, che Aiolos sia giustiziato. Per il Sacro Ariete! Rivoluzione Stellare!”
Aiolos strinse i denti e alzò lo sguardo fiero. “Non farà più male di quello che potrei fare io.” Pensò riguardo il colpo che stava per annientarlo. In un abbaglio di luce, scomparve.


Chaos è volato al Consiglio dei Morti
Aiolos lo ha presto raggiunto



TERZA NOTTE

Flare passeggiava nervosamente all’interno del Tempio che aveva eletto a sua dimora. L’attacco di raffreddore pareva passato ma avvertiva un’inquietudine sottile. Discese una scala e si trovò immersa nel buio. Non aveva paura, poche cose la spaventavano, nondimeno quella voce la fece trasalire. “Non starnutisci più, bellezza?”
“Chi sei, mostrati!” disse lei con decisione.
Un cosmo ampio si manifestò e la luce prodotta da esso illuminò il volto di chi aveva parlato.
“Tu devi essere…”
“Io sono. Tu tra un attimo invece non sarai più. Avrò vendetta per lo scherzetto che tu e i tuoi alleati mi avete giocato.”
“Non credere che abbia paura di te. Cadrai, come…”
“Basta così, bellezza!” disse con voce fiera che risuonò nel buio. Preparati a vedere un concentrato di stelle che esploderà su di te. Dovresti amarle queste stelle, povera la mia dolce fanciulla. Esplosione Galattica!”
Flare evitò il colpo con un rapido salto. “Tutto qui? Prendi questo...” E una pioggia di colpi si diresse verso l’aggressore che però lì parò senza soverchia fatica.
“Puoi fare di meglio. Le stette stelle di Asgard stanno per oscurarsi ad opera delle mie. Guarda il mio cosmo… Per te, principessa: Triangolo d’Oro!”
Flare provò a evitare il colpo ma venne attirata da quel buio, da quel vuoto e poi finì catapultata violentemente a terra, fino ai piedi di una colonna. Si alzò barcollando. “Non è… finita.”
“E invece sì!” ma il colpo fatale non calò. Si udirono dei passi. “Ebbene, sembra che io debba andare, addio dolcezza!”

Lady Isabel dormiva tranquilla nel suo letto a tre piazze quando le parve di avvertire delle presenze accanto a sé. Si svegliò ed ebbe come l’impressione due voci le sussurrassero qualcosa dai lati del letto. Balzò in piedi e gridò: “Chi è là!” In quella la porta si aprì e una voce pacata disse: “Che succede Milady, ti ho sentita gridare! Avverti forse un pericolo?” “No, nulla.” Rispose Isabel senza ben capire cosa fosse accaduto.

Saintsaga cercava di riordinare il quadro della situazione e ripensava alla doppia esecuzione di quella sera e qualcosa lo rendeva inquieto. Gli pareva di aver già visto quella scena ma non ricordava dove. Perso nei suoi pensieri, d’improvviso fu colpito da una fitta e si piegò in due. Qualcosa dal profondo lo fece urlare e udì se stesso gridare: “No, non strappare quei fiori, resisti Federica, resisti!” Aprì gli occhi ma quello che vedeva era distorto. Che stesse dunque impazzendo? D’improvviso il dolore gli diede tregua e lui gridò correndo fuori dall’uscita posteriore del tempio: “Mi senti maledetto? Guardati come vieni in foto, spegni quel flash! E attento a lui che il Moro che mal t’ode non sempre per voi consumerà i suoi rintocchi!”
Un ultima fitta e il dolore cessò completamente. Udì un cosmo affievolirsi e poi dei passi, non seppe dire di quante persone, che si avvicinavano a lui.

Flare era restata sola. La ferita non era eccessivamente grave. Si avviò verso le sale interne, per trovare sollievo. Risalire quelle scale era una gran fatica.
“Dov’è che ho già visto questa scena?” disse qualcuno facendola trasalire.
“No” disse lei “tu no…”
“Il finale, Flare, è sempre lo stesso. Così è scritto, così deve essere. Ancora una volta cadrai.”
Flare usò le energie residue per sferrare il suo attacco. Al pieno della sua potenza avrebbe impensierito il suo avversario, ma ferita com’era poteva fare ben poco.
“Vedo che sei ferita. Un vero peccato non potersi confrontare alla pari. Vedrò di non infierire.” Si proiettò in avanti e colpì Flare, facendola volare dalle scale. Scese il silenzio. L’assalitore tornò sui suoi passi e chiuse gli occhi alla principessa. “Avrei dovuto farlo pure quel giorno, ma tutto era diverso. Addio!”

Entrare in quel tempio gli fece uno strano effetto. Ciò che trovò ancora più strano fu di non percepire alcun cosmo. Eppure sapeva che qualcuno vi dimorava. Avanzò nel buio e tese i sensi. Nulla. Poi percepì un cosmo, anzi l’alone di un cosmo, come un’eco che si andasse spegnendo. Avanzò e finalmente intravide una sagoma. Era a terra. Quella traccia di cosmo era sparita.
“Cosa è accaduto qui dentro?” si chiese avvicinandosi a colui che giaceva supino.
D’improvviso ne distinse i lineamenti e sussultò. Sciocco, si disse, lo avresti fatto tu tra pochi istanti, tuttavia la visione di quel corpo straziato, pur se sereno in volto, lo inchiodò dov’era. Qualcuno lo aveva preceduto, era evidente. E forse era ancora là. I suoi sensi erano tesi al massimo e finalmente percepì un cosmo. Si girò di scatto, pronto a colpire e udì una risata.
“Che ti succede, perché sei così sconvolto?”
“Vieni e guarda anche tu…” disse abbassando il capo.
Il nuovo venuto si fece avanti. “Bene, per stanotte qualcuno ci ha risparmiato la fatica.”


Flare è morta


TERZO GIORNO

Sion squadrò Last e Antares. Il primo fece parlare i fatti, il secondo si difese con l’oratoria. Il loro confronto era incerto così come l’esito della votazione. Sagarules, che era stato tirato in ballo come possibile colpevole, una volta che i due si trovarono l’uno contro l’altro venne ignorato.
“Tu non sai quello che dici!” disse Last con veemenza.
“I fatti mi danno ragione.” replicò sicuro di sé Antares.
Il Grande Sacerdote non aspettava altro che il verdetto venisse dichiarato. Lo spoglio dei voti fu colmo di tensione e tutto parve fermarsi in attesa del verdetto finale. Sion lesse il nome. Sapeva quello che doveva fare.
“Last!” disse a gran voce. “Sei tu il colpevole secondo i tuoi pari.”
“Anteres!” aggiunse poi. “Sei pure tu il colpevole secondo i tuoi pari.”
Come è possibile, pensarono sgomenti gli altri Cavalieri.
“Ebbene” disse Sion solenne “dal momento che non mi posso privare di due Cavaliere d’Oro in una sola volta e dal momento che pure le anime sono confuse, non mi resta che farvi salva la vita. Ma sappiate che si tratta di una fiducia a tempo. Fate i modo che cessino i ferimenti, voi Cavalieri d’Oro di Atena! Non ammetto fallimenti la prossima notte, se vi è ancora qualcuno di pericoloso tra voi voglio che gli altri lo individuino.” Così dicendo si ritirò, pensieroso.


Last e Antares sono stati graziati da Sion


QUARTA NOTTE

Ikki se ne stava tranquillo nel suo alloggio quando avvertì un calore intenso e gli parve di essere in spiaggia in un caldo pomeriggio d’estate. Tra le piante alle sue spalle gli parve di intravedere una figura di fanciulla ed ebbe il desiderio di seguirla. “Ah l’estate…” pensò. Attraversò la selva, sempre seguendo lei, e arrivò ad un villaggio. Sull’insegna di uno degli edifici cittadini stava scritto “Ordine e pr…” ma non riusciva a leggere altro perché un tizio gli si era piantato davanti. “Non hai finito, continua! Non ti credo!” gli disse. Ikki non capiva a cosa si riferisse poi vide la fanciulla che stata insieme ad altre ed erano tutte molto belle. D’improvviso, una fortissima emicrania lo colse: “Grande Giove!” urlò destandosi, ma subito svenne.+

Saintsaga sapeva che ciò che poteva sembrare semplice in realtà non lo era e che la vittoria era ancora lontana. Bisognava stare all’erta e stare concentrati. Quella notte, lo sentiva, qualcosa sarebbe successo.
“Felice notte, Saintsaga!” disse un cavaliere entrando nel suo alloggio.
“A cosa devo la tua vista?”
L’altro rise beffardo: “Non lo immagini?”
“Certo, ma non fare affidamento sull’esperienza che non sempre le cose vanno come credi che andranno solo perché sei ingannato da esiti che sembrano già scritti.”
“Parole vuote le tue, so come vincerti e vincerò.” L’attacco fu deciso, ma Saintsaga lo evitò facilmente. “Non male, ma saprai resistere al prossimo?” Un nuovo attacco venne sferrato ma le difese di Saintsaga e la sua perizia evitarono che subisse un colpo diretto.”
“Ora tocca me! Genromaoken!” Il nemico restò per un attimo in balia del colpo, la testa che gli scoppiava. Da predatore a preda, non poteva finire così. Gonfiò i bicipiti, si puntellò bene sui piedi e mentre si suo braccio, con un ultimo sforzo, si slanciava in avanti, proruppe in un urlo belluino: “La vittoria sarà nostra Saintaga!”
Il Cavaliere restò impressionato da quella reazione e quell’esitazione gli fu fatale. Sentì le carni lacerarsi e gridò di dolore. “No, non finisce così!” E colpì a sua volta l’avversario che restò per un attimo intontito e si prese la testa tra le mani. Gli occhi gli si appannarono e si convinse che pure lui sarebbe caduto. L’ultima cosa che vide fu l’avversario che crollava a terra, svenuto. Un attimo dopo il dolore cessò e si riebbe, ma era spossato. A passi incerti si allontanò, prima che qualcuno potesse accorrere là dentro.

Aldebaran non era certo un cultore dell’arte ma gli venne improvvisamente voglia di sfogliare un volume sui pittori del Rinascimento. Lo prese e ammirò in particolare un’opera di Leonardo. Perché lo attirava tanto, proprio in quel momento? La cosa era alquanto strana. Osservò le figure e i colori. D’improvviso si soffermò su un particolare e capì. Gettò il libro a terra, con stizza. “Tu, maledetto. Dovevo immaginarlo!”

Ikki era stupito che la notte stesse passando così tranquilla. Era stanco ma con l’avvicinarsi dell’aurora tutto sarebbe finito anche per quella notte. Ma ecco un altro cosmo accendersi e questa volta era dietro di lui. Si girò e si mise in posizione di difesa, in tempo per bloccare il colpo che inesorabile lo stava raggiungendo.
“La tua fama è ben meritata, Ikki!” disse l’assalitore. “Sarai pure uno che ama far poche comparse ma la tua tecnica è senza dubbio efficace.”
“E’ anche letale e lo scoprirai a tue spese. Ricorda che contro di me la tua abilità principale non ha effetto. Hai provato a sorprendermi, ma hai fallito. Ali della Fenice!” Urlò protendendo le braccia in avanti.
L’assalitore spiccò un salto per sottrarsi alle fiamme ma esse lo raggiunsero risvegliando brutti ricordi. Atterrò elegantemente pochi metri più indietro e lanciò una serie di colpi in sequenza, che il nemico però evitò.
“Te l’ho detto, come me non funziona!” Disse Ikki. E una nuova Fenice si librò nell’aria sospinta avanti dalla vigoria delle braccia. Il Cavaliere non riuscì ad evitarla in modo efficace e cadde pesantemente sulla schiena, incredulo.
“Va bene!” disse tirandosi su “vorrà dire che cambierò tecnica.”
Ikki non capì a cosa alludesse. Il nemico espanse il suo cosmo e poi ecco un nuovo attacco, poderoso e rapido, che illuminò le colonne e il soffitto. La Fenice provò ad evitarli ma si accorse di non poterlo fare in modo efficace. Qualche colpo raggiunse Ikki, che però non poteva perdere la concentrazione. Un altro colpo, e l’attacco non cessava. Replicò da par suo e restarono per un attimo a guardarsi negli occhi, ognuno sperando che l’altro cedesse. L’avversario tuttavia sfruttò la stanchezza di Ikki e un attimo di distrazione e si fiondò di lui. Il Cavaliere della Fenice si produsse in una smorfia di dolore. Anche il nemico era stato colpito ma erano colpi che non avrebbero lasciato il segno. La sua missione, invece, pareva aver avuto successo.

“Benvenuto Doa!”
Doa fissò chi lo aveva salutato. Che diavolo ci faceva lì? Non era certo lui che si aspettava di trovare. O forse aveva capito male. Non ebbe però il tempo di pensare ad altro che quello lo attaccò.
“Benvenuto e addio!” urlò. L’attacco era notevole e Doa, colto alla sprovvista, incassò alcuni colpi. Maledetta quella volta che ho accettato di sostituire Ire, pensò non certo con gioia.
“Mi par di capire che sei un nemico. Pazienza, per un attimo avevo sperato in un altro esito, oppure la tua memoria vacilla.”
“Sarai tu a vacillare!” E un nuovo attacco fu scagliato. Doa maledì di nuovo Ire, che lo aveva lasciato in una tale situazione e con poco preavviso. Ora si trattava di adattarsi in fretta e non era facile. Volò indietro e cadde pesantemente. Si rialzò con fatica e fissò il nemico.
“Non mi sconfiggerai.”
L’altro rise: “Cadrai invece, non puoi opporti.” E si produsse in un nuovo attacco.
Doa diede fondo a tutte le sue energie e riuscì a non soccombere. Tuttavia non poteva resistere a lungo. Qualcosa doveva succedere, altrimenti sarebbe stata la fine.
“Scriviamo la parola fine sulla tua brave avventura, Doa! Tardi sei giunto e presto te ne andrai!” Delle stelle si accesero, lucenti e terribili nella loro bellezza. “Muori!”
Il colpo non gli avrebbe lasciato scampo, pensò Doa. Si apprestò alla difesa. Ecco l’impatto. Si aspettava di avvertire dolore ma ciò non avvenne. Qualcosa luccicava davanti a lui.
Il nemico, come stordito, storse gli occhi con rabbia e, per evitare guai, si diede alla fuga.


Saintsaga è stato ferito
Ikki è stato ferito



QUARTO GIORNO

Sion guardò gli accusati e gli altri Cavalieri: era pazzesco che tutto si ripetesse identico. Stavolta, per di più, c’era l’aggravante di due feriti, che erano stati portati alla Tredicesima Casa in condizioni non troppo buone dopo gli eventi della notte.
“Cavalieri, il momento è grave. Non possiamo permetterci di lasciarci sfuggire ancora coloro che con il loro comportamento stanno profanando il santuario. Vi chiedo pertanto di ponderate bene le vostre scelte e di indicarmi il colpevole tra costoro.”
Vi era un silenzio carico di tensione. Di nuovo gli ostraka caddero nell’urna e di nuovo il responso fu di parità. Sion fu però stizzito dal fatto di aver trovato due cocci non iscritti.
“Ebbene, che faremo? Devo forse permettere che una nuova notte di sciagure cali su di noi. Cavalieri, chiedo il vostro consulto. Devo forse giustiziarli entrambi?”
In risposta giunse un rantolo e Saintsaga cadde sulle ginocchia: “Sion, sono certo che tu sai come agire. Sappi però che io li precederò… le forze mi vengono meno…”
“Saintsaga, coraggio!” cercarono di incitarlo alcuni cavalieri.
“Sion, fai quello che devi fare… Addio!” Saintsaga cadde, privo di vita.
Sion era scosso. I vili che erano a causa di una fine tanto ingloriosa e meschina dovevano essere puntiti. Si avvicinò a Saintasaga e lo consolò lo scorgere un sorriso sereno sul suo volto, il sorriso di chi sa di aver fatto fino in fondo il suo dovere.
Sion usò la sua telepatia e contattò il Consiglio dei Morti. Ebbe un nome. Non attese neppure un attimo prima di agire, non era più l’ora di indugiare.
“Per il Sacro Ariete, Rivoluzione Stellare!”
Gli astanti dovettero chiudere gli occhi dinnanzi a tanto sfavillar di luce di stelle. Quando Gli riaprirono Antares giaceva al suolo, privo di vita.


Saintsaga e Antares sono morti.


Gli indagatori indaghino.
Poi i protettori proteggano e i feritori feriscano.
Kanon faccia la sua mossa.


QUINTA NOTTE

Elisa era in attesa che qualcosa accadesse. Si trovava all’interno del proprio tempo e non poteva fare a meno di pensare alle tante notti passate che avevano visto alternarsi fortuna e sfortuna. Serviva una svolta. Uscì e si guardò attorno.
“Che fai, ammiri il paesaggio?”
Si voltò stupita verso il buio che avvolgeva l’interno del tempio. Era come se la sua stessa voce l’avesse chiamata. “Chi sei? Mostrati!”
Una figura sbucò fuori urlando. “Per te è finita, stolta!” E un colpo saettò verso di lei. Elisa lo evitò e si ritirò dentro il tempio: “Raggiungimi e vedrai!”
Il nemico la seguì, caricando il pugno di energia cosmica, piombò dentro sicuro di sé ma quando stava colpire si arrestò. Attorno ad Elisa vi era qualcosa di scintillante e i riflessi illuminavano il suo volto. Il nemico scoppiò in una risata: “Vedo che parliamo con voce concorde. Questo vuol dire che…”
Non potè terminare la frase. Un cosmo luminoso sferzò l’aria mentre qualcuno passava rapido vicinissimo a lui. Elisa sgranò gli occhi e fece per proteggersi ma era troppo tardi. Fu colpita e volò in alto. Rialzandosi riuscì a dire: “Proprio tu, chi altri?”
“Proprio io, certo. E chi aspettavi potesse colpirti così?”
Colui che aveva portato il primo attacco riconobbe il nuovo venuto e fu colto da un misto di stupore, rabbia e delusione, ma prima che potesse dire o fare qualcosa quello era sparito.

Lady Isabel aveva percepito dei cosmi accendersi a poca distanza e intuì che una battaglia era in atto. La cosa in parte la consolava. Non ebbe il tempo di rallegrarsene che un cosmo ampio si manifestò nelle sue belle sale.
“Chi sei rivelati!” disse.
Una risata riempì l’aria: “Strano, di solito in una situazione simile dovresti riconoscermi, è già accaduto in passato. O forse la lontananza ha affievolito la tua memoria?”
L’avversario si fece avanti e ne ebbe timore dato che si presentava determinato e atto a incutere timore. “E’ stato faticoso giungere a te, milady. Ma ora possiamo confrontarci liberamente.”
“Mi deludi, cavaliere. Tu che…”
“Taci! Tu sei stata per anni più vicina al male di quanto osassi pensare.” E l’attaccò lanciandosi verso di lei. Lady Isabel sollevò il suo scettro e si preparò alla difesa. Il nemico le piombò addosso ed ella dovette far ricorso a tutte le sue forza per non esserne travolta. Lo scettro, splendente e luminoso, aveva fatto il suo dovere.
“E’ davvero un peccato dover infierire su una fanciulla, ma le circostanze lo richiedono.” Disse determinato il nemico. Si fece alto su di lei, pronto a colpire. Le consuete stelle fatali lo accompagnavano e quello sarebbe stato il colpo definitivo. D’un tratto però qualcosa turbinò nell’aria, un velo di nebbia avvolse Lady Isabel sottraendola alla sua vista. Fece qualche passo per scovarla, ma invano. Non ebbe il tempo per fare altro che l’aurora dalle rosee dita cominciò a illuminare il cielo. Era tardi, non ci sarebbe stato tempo per completare l’attacco. Si diede alla fuga.


Elisa è stata ferita


QUINTO GIORNO

Tre Cavalieri. Un nuovo ferito. Nessuna certezza. Questo pensava Sion guardando gli imputati.
Last stava per l’ennesima volta al suo cospetto, ma non tradiva alcuna emozione e appariva sicuro di sè. Elisa, forse a causa della ferita, forse per qualche altro motivo, sembrava quasi disinteressata a quanto stava accadendo. Sagarules pareva sicuro del fatto suo e aveva un abbozzo di sorriso in volto.
Fu a lui che Sion si rivolse per primo. “Sion, non abbiamo niente da dirci. Le accuse contro di me sono ridicole.” Disse Sagarules.
Toccò poi a elisa: “La mia vita sta per abbandonarmi e mi sento sciocca e inutile, non vedo perché vogliate affrettare la mia fine.”
Parlò infine Last che, d’improvviso, parve turbato da qualcosa. “Sono innocente, nobile Sion. Perché vi accanite contro di me invece di cercare il vero pericolo per il Santuario?”
Preso si passò ai voti. Sion ebbe il verdetto e, dopo tre giorni, fu il nome di Last ad avere il maggior numero di preferenze. Sion si preparò a colpire. Last mostrò coraggio e affrontò con dignità la propria fine, ma all’ultimo il suo sguardo si posò su qualcuno in particolare e capì. Non ebbe però tempo per i rimpianti. La Rivoluzione Stellare lo spazzò via.
Qualcuno dal gruppo dei cavalieri di fece avanti. Guardò dov’era Last, che più non era, e poi dove stavano Sagarules ed elisa. Quest’ultima era riversa a terra e qualcosa luccicava su di lei. Provarono a rianimarla ma non  vi era più nulla da fare.


Last ed elisa sono morti

Gli indagatori indaghino.
Poi i protettori proteggano e i feritori feriscano.
Kanon faccia la sua mossa.


SESTA NOTTE

Gli ultimi due attacchi erano il segnale evidente che ormai nessuno era più al sicuro. Il pericolo si era spinto lontano, dove non pensava potesse giungere. Bisognava pertanto agire con prudenza e poi colpire l’anello debole. L’anello debole altrui, pensava la figura appoggiata alla colonna che scrutava il Santuario nella notte. “Vieni pure placida notte, porta le tue ombra sul Santuario. Stanotte non io ma altri correranno il rischio di addormentarsi per sempre.” Chi avesse l’avrebbe visto ritirarsi e sparire, proprio mentre il cielo cominciava a farsi scuro.

“Che si fa stanotte?”
“Dovrai correre dei rischi.”
“Credi sia un rischio elevato?”
L’altro rimase un momento in silenzio, non sapendo che dire e quasi stupito della domanda. “Sì, lo è ma dobbiamo rischiare se non vogliamo essere noi a cadere.”
“Non lo so” disse l’altro “penso che siamo diversi e non sono ancora abituato a rapportarmi con te, però se ti guardo sento che di te mi posso fidare.”
“Sì, più o meno è lo stesso per me. Ora però vai.”
L’altro si mosse, deciso. Vi erano ancora parecchie ore di buio ma ci avrebbe messo un po’ per raggiungere l’obiettivo.

Quello che era accaduto aveva dell’incredibile e non sapeva darsi pace. Altri dubbi erano calati su di lui e il rischio di essere travolto dagli eventi era alto. Che fare? No, quei maledetti non mi avranno, si disse. E silenzioso e guardingo uscì fuori, a sfidare la notte.

Non gradiva starsene da solo, soprattutto in quella situazione. La vittoria era possibile, ma qualcuno doveva svegliarsi altrimenti, alla lunga, tutto sarebbe stato vano. I nemici avevano ancora difese solide, la loro resistenza doveva essere fiaccata un po’ alla volta, con la forza, con l’inganno, le la persuasione, sempre e in ogni momento della giornata.
Sì udì un rumore. Si irrigidì. Un cosmo e poi un rumore di passi, che scendevano con rapidità la scalinata. Riconobbe il cosmo. Non vorrai di nuovo… pensò. Un misto di tensione e speranza era presente in lui. Ma il rumore di passi, dopo essere aumentato, si fece più sottile, leggero, fino a sparire del tutto. Chi era transitato nella sua dimora era diretto altrove.

Ikki percepì il cosmo del nemico quando era ancora lontano. Fatti avanti, voglio vederti in faccia, pensava. Eccolo finalmente comparire. I due si fissarono e per una attimo restarono senza parole.
“Questa davvero non me l’aspettavo!” disse Ikki.
“E questa sì?” replicò l’altro lanciandosi all’attacco. L’impatto fu violento e i due fecero ardere il proprio cosmo, ampio e vigoroso.
“Non credere che questo ti basti per vincere!” urlò Ikki. “Genmaken!”
L’assalitore restò per un attimo stordito, cacciò un urlo ma si riebbe abbastanza in fretta. “Non giocare con me, posso schiacciarti quando voglio, ti sono superiore, non lasciarti ingannare da ciò che vedi.”
“Davvero credi che siamo alla pari? Allora prove le… Ali della Fenice!”
Il nemico si difese e si preparò a replicare. “Colpo di notevole potenza il tuo, ma sarà mai pari a questo?” E il suo cosmo si accese. Ikki si mise sulla difensiva e le vide brillare e per un attimo fu ingannato. Belle, ma diverse da quelle che aveva pensato. E poi era difficile distinguerle, contarle una ad una e la figura che componevano era diversa. Se le vide arrivare addosso, ora limpide e nitide. Con uno sforzo supremo Ikki gridò: “Maledetto, non mi inganni, non sono le stelle di Asgard!”
“Siano quel che siano, che importa? Domani sarai morto!” Ma all’atto di vederlo soccombere si accorse che il suo attacco, che credeva risolutivo, non era andato a segno. “Per altre vie cadrai!” disse sprezzante. E si allontanò.

Sion non riusciva a dormire. Ripensava a quanto accaduto quella sera. Altri due caduti. Ormai erano pochi i Cavalieri rimasti. Che sarebbe successo? Vi sarebbero state altre vittime? Una cosa aveva imparato in quei giorni: niente era come appariva in realtà e gli amici diventavano nemici mentre i nemici potevano benissimo passare per amici.

Aldebaran stava cercando di riposare quando sentì dei passi. Si mise in attesa ed essa fu breve.
“Aldebaran! Mi stavi aspettando qui?” disse questi facendosi avanti.
“Certo. Non ti temo! Grande Corno!”
L’avversario schivò il colpo e si avvicinò di lato, pronto a colpire. Aldebaran non si fece sorprendere e rapido aprì le braccia liberando il suo potere. In nemico provò a difendersi a sua volta, ma incassò il colpo.
“Non sperare però di vincermi così!” disse “Ben altro ti servirà per vincermi.” E così dicendo sferrò a sua volta un altro attacco, che però Aldebaran riuscì a contenere.
“Ti conviene ritirarti finché sei in tempo.”
“Folle, mai lo farò!” E si slanciò in avanti. I due si trovarono faccia a faccia mano a stringere mano, impegnati in uno sforzo supremo. “Sarai tu a cedere, Aldebaran!”
“Mai!” replicò l’altro.
La situazione restò per un po’ in stallo e non era certo se sarebbe stata la forza dell’uno a sopraffare l’abilità dell’altro o viceversa. Tuttavia, dopo attimi che parvero interminabili, qualcosa accadde e, con un calcio a vicenda, i due si separarono.
Restarono un attimo ad osservarsi. Poi, prima che un nuovo attacco si rinnovasse, l’assalitore si dileguò. Poco dopo un nuovo sole stava sorgendo.


Sorge una bellissima alba sul Santuario


Voti per il rogo

Ikki Lampo
Ire Aldebaran
Lady Isabel (squadra) Aldebaran
Sagarules (via sms, è alle prese con un malanno) Aldebaran


SESTO GIORNO

Sion guardò i Cavalieri rimasti. Così pochi, stanchi e confusi. Quasi non vi fu discussione quella sera. Dopo qualche incertezza vennero indicati come possibili colpevoli Lampo e Aldebaran.
“Qual è la vostra decisione, Cavalieri?” chiese dopo che i due si erano difesi, con convinzione e non badando a risparmiare i colpi.
Si fece avanti Ikki: “Signore, credo sia Lampo il colpevole!”
Ire, dopo essere restata un po’ in disparte, si fece avanti: “Nobile Sion, vogliate credere a me, il colpevole è Lampo.”
Mancavano all’appello Lady Isabel e Sagarules. La prima appariva molto stanca, il secondo zoppicava in seguito ad una recente ferita. “Ebbene?” chiese Sion a gran voce.
I due scrissero un nome ciascuno. Sion lesse e restò un attimo pensoso. Guardò Aldebaran e disse: “Dimmi, eri tu quella notte, nelle segrete?”
“Vedo che avete buona memoria.”
Sion continuò, aspro: “Nessun vincolo d’affetto ha dunque valore per te?” Aldebaran non rispose, non era più necessario. Si limitò a pensare che era un peccato finire così ma si avvertiva tuttavia una certa soddisfazione. La Rivoluzione Stellare pose fine ai suoi pensieri.
“E ora che accadrà?” si chiese il Grande Sacerdote.


Aldebaran è stato condannato


SETTIMA NOTTE

“Credi si difenderà come solo lui sa fare?”
“E’ abile è insidioso e la sua tecnica è efficace.”
“La tua però non è da meno. Però questo non ci basta ancora per avere ragione dei nostri avversari.”
“E’ tutto nelle tue mani, nel tuo braccio.” Il cavaliere sorrise. Il sodalizio di recente formazione stava dando i suoi frutti. L’altro si mosse ed egli tenne dietro. Si trattava di salire un paio di templi più in alto, avrebbero fatto presto.

Lady Isabel aveva preparato le difese. Sapeva che tra scendere e salire avrebbero preferito salire. Forse se si fosse messa d’accordo con l’altro avversario… Ma quello non provava simpatia per lei da quella volta all’isola di Andromeda.
“Vedo che non mi sbagliavo. Il tuo tempio è arredato con gusto!” disse Shura ammirando i petali sparsi ovunque. E Mur, che lo accompagnava aggiunse: “Sarà dura aver ragione di lei, come sospettavo. Le sue difese sono solide.”
“Ma un affondo lo tenteremo comunque. Excalibur!” Il lampo di luce fendette l’aria ma le rose vorticanti avevano già celato il nemico. “Come mi aspettavo, si è nascosto ai nostri occhi.”
Mur si guardò attorno. “Isabel, ti posso trovare con la telepatia!” E in un attimo la individuò. “Di là!” suggerì al compagno. Excalibur fu pronta a colpire ma Lady Isabel era abile nel evitare i colpi. La sua voce che parve giungere da nessun luogo disse: “Finché le rose mi difendono sono vani i vostri attacchi. Desistete.”
“Lo sono anche i tuoi contro di noi.” Replicò a tono Mur. In quella le rose nere e le rose rosse furono scagliate contro di loro. Mur sollevò il Crystal Wall e Shura poi fece piazza pulita delle rose che ancora vorticavano a colpi di Excalibur.
In quella si udì una risata profonda e pungente. “Amici, devo venire io a spezzare l’equilibrio?” Death Mask era finalmente arrivato. “E pensare che avete pure provato a farmi fuori, convincendovi che il vostro aiuto era colui che oggi si è rivelato Kanon!”
“Bene” disse Mur placidamente “in tre contro uno la partita si può dire chiusa.”
In quella Aldebaran approdò nel tempio: “Orrore, allora pure noi ci eravamo ingannati! Cancer sosteneva Mur e Shura, non il mio gruppo.”
Lady Isabel ebbe un attimo di speranza. “In due abbiamo delle possibilità, se uniamo le forze!”
“No” disse amaro Aldebaran “restano in maggioranza e noi siamo in loro balia. Per quanto ci difendessimo stanotte potrebbero farci fuori con il voto davanti a Sion.”
“Qualcuno ha fatto il mio nome?” La voce autorevole di Sion interruppe i loro discorsi e subito dopo il Grande Sacerdote apparve. “Coraggio, saliamo tutti al tredicesimo tempio. I cuochi del cosiddetto “consiglio dei morti” hanno terminato il loro lavoro.”

Nel grande salone del Tempio una tavola era stata riccamente imbandita. Saga e Kanon, arrivato da poco e oggetto degli sfottò del fratello che invece sfaccendava in cucina da quasi una settimana, stavano portando in tavola gli antipasti. Aiolos si era prodigato con la cacciagione e le carni in genere, che aveva marinato e lavorato a lungo prima di servirle in tavola. Camus era stato relegato d’ufficio a semifreddi e gelati. Ioria si era scoperto imbattibile in fatto di sughi e con l’aiuto di Aldebaran avevano sfornato pasticci in quantità. Dokho aveva conferito un tocco di oriente al tutto e mostrava orgoglioso pietanze cinesi,giapponesi e indiane in un tripudio di profumi di zenzero, curry e chili. Shaka si era occupati di cocktail, vini, spumanti e altre amenità.
“Ah però, il consiglio di morti! Certo non sono morti di fame in questi giorni!” fu il commento più ricorrente.
“Voglio al più presto la rivincita!” disse qualcuno accomodandosi a sedere non proprio soddisfatto per come erano andate le cose.
“Certo” disse Sion “ora però si festeggia! Devo dire che siete stati molto bravi e abbiamo passato una settimana molto piacevole.”
“La prossima volta però sarà qualcun altro a cominciare presto i turni in cucina.” Dissero Saga e Aiolos che, ironia del destino, si erano subito trovati gomito a gomito ai fornelli.
“Un momento” chiese perplesso Mur “perché avete apparecchiato per 30? Siamo solo in 14!”
“Sarà per festeggiare il doppio.” Ipotizzò Milo.
Si udì un rumore notevole di passi e poi una risata cristallina. “Mur, io ho un sospetto.” Disse Shura rivolto al suo nuovo amico.
“Sorpresa fratellone!” fece Kiki entrando nella sala.
“Che storia è mai questa?” disse Ioria stupito. Pure Shaka aveva sgranato gli occhi. Kiki conduceva con sé quindici fanciulle da urlo, forme giunoniche e sguardi ammiccanti. Bionde, more, rosse, castane, doveva aver setacciato tutta Atene.
“Ho pensato che avreste gradito un po’ di compagnia.” Rise Kiki sotto gli occhi del fratello. “Oddio, dopo avermi chiamato per sostituirmi e aver rischiato di essere buttato fuori appena arrivato ci stavo ripensando sul farvi un regalo, fortuna che sono riuscito a salvarmi con il Crystal Wall. Allora si mangia?”
Da veri cavalieri, i presenti presero sottobraccio una dama ciascuna e si sedettero. I calici furono sollevati e Sion diede il via alla festa: “Buone Feste e Buon Natale, amici!”



Ire no Seiya, Lampo, Sagarules e Saintsaga hanno vinto.
Si unisce a loro la guest star Doa

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Last edited by Shura di Capricorn on Sat Dec 24, 2011 11:31 am; edited 18 times in total
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Flare
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PostPosted: Thu Dec 01, 2011 16:35 pm    Post subject: Reply with quote

Shura, quando hai intenzione di iniziare?

Io probabilmente nel weekend sarò moooolto poco presente (non sarò reperibile da sabato pomeriggio a domenica sempre sul tardo pomeriggio), voi iniziate pure, comunque dovrei farcela a collegarmi sia sabato mattina che domenica sera  
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Shura di Capricorn
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PostPosted: Thu Dec 01, 2011 17:14 pm    Post subject: Reply with quote

Flare wrote:
Shura, quando hai intenzione di iniziare?


Se arrivano le conferme entro stasera, domani pomeriggio posto il prologo, così potete cominciare ad arrovellarvi e a studiare le mosse da fare.
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Aiolos87
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PostPosted: Thu Dec 01, 2011 17:30 pm    Post subject: Reply with quote

Io sono pronto  
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PostPosted: Thu Dec 01, 2011 18:40 pm    Post subject: Reply with quote

pronto
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Chaos
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PostPosted: Thu Dec 01, 2011 18:59 pm    Post subject: Reply with quote

Ruolo ricevuto
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    Un grazie a Dawnlight
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Last



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PostPosted: Thu Dec 01, 2011 19:04 pm    Post subject: Reply with quote

Ruolo ricevuto. Nel week end in genere ci sono poco anche io causa lavoro ma penso di riuscire a connettermi lo stesso, mentre in settimana non ci dovrebbero essere problemi
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elisa



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PostPosted: Thu Dec 01, 2011 19:22 pm    Post subject: Reply with quote

Pure io nel Weekend non sarò molto prensente in rete, soprattutto Sabato, dove sarò fuori per tutto il pomeriggio, mentre la Domenica, a parte la mattina ci dovrei essere per tutto il resto della giornata, cosi come in settimana.  
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PostPosted: Thu Dec 01, 2011 19:36 pm    Post subject: Reply with quote

eccolo
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Aldebaran



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PostPosted: Thu Dec 01, 2011 20:28 pm    Post subject: Reply with quote

Ruolo ricevuto e pronto a cominciare
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Lady Isabel



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PostPosted: Thu Dec 01, 2011 20:35 pm    Post subject: Reply with quote

Ruolo ricevuto!!
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Shura di Capricorn
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PostPosted: Thu Dec 01, 2011 20:43 pm    Post subject: Reply with quote

PROLOGO

“Bentrovato mio giovane amico.”
“E’ un piacere vederti nel tuo aspetto giovanile. Non me l’aspettavo.” Replicò Mur. “L’aura di saggezza che ti contraddistingue non viene certo meno.”
Dohko sorrise. “Ora manca solo il nostro terzo uomo. Sai di chi parlo vero?”
“Non lo vedo da molto tempo e ho sempre avuto poche occasioni di confrontarmi con lui, a differenza di te.”
“Speriamo che si faccia vivo, anche gli altri si staranno organizzando.”

Aldebaran comparve all’improvviso e Milo non poté che apprezzare il fatto di essere finito in squadra con un cavaliere la cui forza temeva pochi confronti. Forza e astuzia non avrebbero fatto loro difetto.
“Manca solo Ioria. E’ quasi ora di iniziare.”
“Ne avverti il cosmo? E’ vicino?”
Milo resto un attimo in silenzio poi disse: “So che non tarderà, non temere. Gli ho inviato un messaggio che non potrà non comprendere.”
“Lo spero. Avverto altri cosmi accendersi, gli altri sono quasi pronti, come noi d’altro canto.”

“Salute a te, Aphrodite!” disse Shaka cordialmente.
“Bentrovato Shaka.”
“Vedo che sei solo. Posso chiederti come mai?”
“Colui che diventerà il nostro braccio armato è ancora distante, ma arriverà.”
“Sarà interessante vedervi agire assieme.” Shaka era fiducioso nel buon esito della lotta e non lo nascondeva. Presto avrebbero parlato i fatti.
Tre ombre stavano avanzando, furtive, verso il Santuario e qualcuno, celato dall’ombra, le stava osservando mentre avanzavano, l’una ignorando di essere in compagnia di altre e da un’altra spiata.
“Poveri illusi, credono di poter avanzare. La loro corsa si fermerà molto presto. Sempre che riesca ad iniziare. Avanti, fatevi avanti. Vi sto aspettando e al mio cospetto cadrete.”

Shura si era fermato. Aveva avvertito un rumore, un rumore di passi. Si concentrò per capire se davvero qualcuno fosse nei paraggi. La via davanti a lui era libera. Guardò dietro di sé e oltre i bordi della scalinata che stava salendo. Nessuno. In pochi dovevano essere in giro a quell’ora e se pure qualcuno c’era non si sarebbe fatto scoprire. Contava di ricongiungersi agli altri velocemente, in fondo la Casa dell’Ariete era la più comoda da raggiungere. “Sempre che non siano nell’altra, speriamo sia la mia serata fortunata.” Pensò Shura.

Ioria aveva avuto l’impressione che qualcuno lo chiamasse. Che si trattasse di Milo o era qualcun altro? Procedeva a scatti, oltre il bordo della scalinata, dove il terreno era scosceso e la salita più difficile, ma ce l’avrebbe fatta e poi non voleva correre il rischio di essere scoperto. Vide un’ombra, pochi metri sotto di lui. Shura! “Sei già qui anche tu dunque!” Doveva precederlo e trovare i suoi compagni prima che lo facesse lui.

Saga conosceva il modo di entrare e uscire dal Santuario indisturbato e la sua meta era ormai prossima quando qualcosa lo fece trasalire. Quel cosmo vigoroso poteva appartenere solo ad una persona… Kanon! Si guardò attorno, scrutò ogni angolo, ogni recesso. Sapeva che lui era là, da qualche parte e che forse lo stava osservando. “Ma io so come confonderti, fratello!” disse sicuro di sé e avanzò verso la Casa della Vergine, dove sperava avrebbe trovato Shaka e Aphrodite.

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elisa



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PostPosted: Thu Dec 01, 2011 20:48 pm    Post subject: Reply with quote

Bello il prologo, ma d'altronde lo sappiamo tutti che sei un'ottimo narratore Shura. Ti rinnovo i complimenti. ^___^
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Sarà quel battito d'amore che ci dà la forza per affrontare i pericoli del cuore.

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Lampo del Drago
Cavaliere d'oro d'Ariete
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Joined: 05 Sep 2007
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PostPosted: Fri Dec 02, 2011 13:30 pm    Post subject: Reply with quote

Domani si comincia seriamente, giusto?
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Shura di Capricorn
Cavaliere d'oro di Capricorn
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Joined: 02 May 2008
Posts: 19684


Location: Atene - Decima Casa del Capricorno

PostPosted: Fri Dec 02, 2011 14:05 pm    Post subject: Reply with quote

Da questo momento siete operativi. Ergo...

I feritori provino a trovare i loro compagni.
Gli indagatori mi dicano su chi vogliono indagare.
I protettori mi dicano chi vogliono proteggere.
Kanon dica chi vuole ferire.
I feritori eventualmente ricongiunti con la loro squadra facciano lo stesso


Vi do tempo fino a domenica alle 21 per mandarmi un MP con le vostre mosse.
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Aldebaran



Joined: 14 Nov 2009
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Location: Seconda casa

PostPosted: Fri Dec 02, 2011 14:14 pm    Post subject: Reply with quote

Carino il prologo. Contiene indizi?
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Antares
Cavaliere Divino del Cigno
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Joined: 27 Mar 2010
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Location: Ancona - Ottava Casa

PostPosted: Fri Dec 02, 2011 14:18 pm    Post subject: Reply with quote

Bene, si comincia ^^
Bel prologo, Shura, mi sembra anche di vedervi alcuni interessanti indizi.
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Shura di Capricorn
Cavaliere d'oro di Capricorn
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Joined: 02 May 2008
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Location: Atene - Decima Casa del Capricorno

PostPosted: Fri Dec 02, 2011 14:33 pm    Post subject: Reply with quote

Nel prologo qualche indizio c'è. Buona lettura e buon divertimento.
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Shura di Capricorn
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Location: Atene - Decima Casa del Capricorno

PostPosted: Sun Dec 04, 2011 21:54 pm    Post subject: Reply with quote

PRIMA NOTTE

Aldebaran stava all’erta, come era sua consuetudine. Al minimo segnale di pericolo, al bisogno, si sarebbe fatto trovare pronto, come era sua consuetudine. La vittoria sarà nostra, disse tra sé, e benedisse la sorte per avergli dato un compagno  come Milo, che apprezzava da molti punti di vista.

Mur aveva lasciato la sua casa con qualche riluttanza, però aveva convenuto con il suo compagno che era meglio stare al centro del gioco piuttosto che starsene ai margini. Se qualcosa doveva accadere sarebbe accaduto con più facilità alle case centrali che non a quelle periferiche e un questo si era trovato subito d’accordo con Dohko. Ora si trattava di attendere e vedere chi avrebbe colpito per primo.

Aphrodite guardava tutti dall’alto del suo tempio. Nessuno avrebbe ostacolato i loro piani per quella notte e domani si sarebbe unito al suo compagno Saga. Chissà se è quello di una volta, si chiedeva, il suo cosmo è strano. L’importante è che sia determinato in battaglia oggi come allora e io credo che lo sia, si disse.

Milo sentiva di dover fare qualcosa. Si concentrò, provando a percepire più chiaramente uno dei cosmi degli avversari. D’un tratto ne individuò uno. Si chiese come mai indossasse quella divisa arancione. Certo, un grande campione del passato, ma perché proprio lui e non, per dire, il grande Pelè o Maradona oppure Baggio? E quell’altro particolare inquietante… cosa poteva significare?

Tutto era silenzio e la notte placida. Ire no Seiya non aveva avvertito nessun cosmo ostile fino a quel momento. Dall’ingresso del tempio cominciava tuttavia a filtrare il freddo della notte. Tornò verso l’interno e percorse alcuni metri, mentre i suoi passi rimbombavano in quello spazio vuoto. D’improvviso fu presa da una certa inquietudine. Si diresse verso l’ala dove stavano gli alloggi ma giunta sulla soglia scoprì di essere entrata in un altro salone, ampio e buio. Strano, pensò. Cominciò a correre, l’uscita doveva essere a pochi passi ormai ma non era così. Un muro le si parò davanti. Vi era solo un’apertura sulla parete di destra. Vi si infilò e si trovò in un corridoio colonnato. E poi un muro e due aperture. Due stanze, senza uscita. Fu presa da inquietudine, che presto divenne panico. Tornò sui suoi passi, al grande salone e solo allora si avvide di una nuova apertura dall’altra parte della sala, che non aveva notato. Possibile che fosse sconvolta a tal punto da essersi smarrito? Ignorò quello spazio e volle tornare indietro. Giunto ad un grande portale qualcosa, o meglio qualcuno, la bloccò.
“Povera Ire, sembra tu sia caduta in trappola.”
“Chi sei maledetto?” urlò.
“Colui che ti sprofonderà nelle tenebre, che ti precipiterà in un abisso senza fondo. Esplosione Galattica!”
Ire fu colpita un pieno e vide il pavimento bagnarsi del suo sangue.
“Se mai riuscirai ad uscire e a rivedere le stelle” disse l’assalitore “credo che sarà per poco. Consolati, altri cadranno dopo di te! Addio, Ire no Seiya!”
E sparì nell’ombra.

Shaka era perplesso dal responso. E quello che diavolo voleva? Trattenne a stento il riso, lui sempre così compassato. Poi la vista di quei frutti gli mise sete e andò alla cucina e si versò da bere. Mentre la bevanda gli faceva contrarre leggermente la lingua pensò che la notte era ancora lunga.

Kanon era soddisfatto. Nessun rivale per quella prima notte. Sapeva che non sarebbe sempre stato così fortunato ma confidava che i suoi nemici si ostacolassero a vicenda. Si sedette e attese l’alba. Qualcuno avrebbe avuto una sgradita sorpresa.


Ire è stata ferita da Kanon


Entro domani alle 21 vorrei i nomi dei due giocatori da mandare in ballottaggio.
Il colpevole verrà imprigionato e non eliminato dal gioco. Deciderete la sua sorte dopo la seconda notte.
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Lampo del Drago
Cavaliere d'oro d'Ariete
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PostPosted: Sun Dec 04, 2011 22:23 pm    Post subject: Reply with quote

mmm, non ho molto da dire  

mi colpisce il fatto che Ire fosse sola: sarà stata una feritrice?


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