ICavalieriDelloZodiaco.net Forum Index ICavalieriDelloZodiaco.net
Il forum dedicato al mondo leggendario de I Cavalieri dello Zodiaco e a tutti gli spin-off del marchio Saint Seiya
 
 FAQFAQ   SearchSearch   MemberlistMemberlist   UsergroupsUsergroups   Join! (free) Join! (free)  
 ProfileProfile   Log in to check your private messagesLog in to check your private messages   Log inLog in 

Il Principio E La Fine - CdG

 
Post new topic   Reply to topic    ICavalieriDelloZodiaco.net Forum Index -> Fanfic & Fanart
View previous topic :: View next topic  
Author Message
Scorpione



Joined: 16 Mar 2015
Posts: 1233



PostPosted: Thu Jan 26, 2017 16:20 pm    Post subject: Il Principio E La Fine - CdG  Reply with quote

Causa impossibilità di Cavaliere di Gemini a frequentare il forum in questo periodo, apro in sua vece il topic dedicato alla sua fan fiction in corso d'opera. A seguire, un capitolo inedito che mi aveva precedentemente mandato per fare da "correttore di bozze". A breve, il diretto interessato aggiornerà questo topic coi capitoli mancanti ma già scritti.

P.S. Passata è la vita da studente con tanto tempo libero

Introduzione e capitoli da I a XV già pubblicati
http://www.icavalieridellozodiaco.net/fanfics/cdg1.htm

Elenco dei personaggi inediti:

Agape: 19 anni, sacerdotessa del Grande Tempio, intima amica di Kassandra.
Alberich XIX°: 70 anni, nobile di Asgard, principale nemico politico dei Polaris. Nonno di Megres.
Anders: 25 anni, intraprendente capo dell'esercito regolare di Asgard.
Clio: 11 anni, servitrice della famiglia Steiner.
Fedro: 35 anni, Cavaliere d'Argento di Eridano, maestro (tra gli altri) di Orpheo della Lira.
Fenrir XIV°: 61 anni, nobile di Asgard, membro del casato dei Luxor, abile diplomatico. Nonno di Luxor.
Gyrth: 25 anni, rude scagnozzo di Anders.
Hagen: 44 anni, consigliere personale del reggente di Asgard, capo dell'esercito di Asgard prima di Anders. Zio di Artax.
Hermann: 13 anni, Cavaliere di Bronzo del Tucano, allievo di Fedro di Eridano.
Irene: 40 anni, moglie di Zenas.
Kassandra: 17 anni, sacerdotessa del Grande Tempio, intima amica di Agape.
Leno: 24 anni, Cavaliere d'Argento dei Cani da Caccia e maestro.
Leofwine: 21 anni, luogotenente di Anders.
Miro: 12 anni, Cavaliere di Bronzo del Cavallino, allievo di Fedro di Eridano.
Ojas: in gioventù Cavaliere d'Oro della Vergine, maestro di Sibrando. Deceduto.
Sacerdote di Asgard: 39 anni, reggente del regno di Odino, padre e predecessore di Hilda di Polaris.
Sibrando: 26 anni, Cavaliere d'Argento della Coppa e maestro. Allievo di Ojas.
Vasianos: Cavaliere d'Oro del Cancro durante la Guerra Sacra del 1347. Deceduto.
Vera: 31 anni, Prima Sacerdotessa del Grande Tempio ed addestratrice modello.
Yago: 14 anni, Cavaliere di Bronzo del Cane Minore, allievo di Fedro di Eridano.
Zenas: 48 anni, abitante di Rodorio, in precedenza lanciere del Grande Tempio.


Last edited by Scorpione on Thu Jan 26, 2017 16:58 pm; edited 2 times in total
Back to top
View user's profile Send private message
Scorpione



Joined: 16 Mar 2015
Posts: 1233



PostPosted: Thu Jan 26, 2017 16:22 pm    Post subject: Reply with quote

CAPITOLO XVI
Persuasione e responsabilità

Spoiler:

L'alba sorse troppo presto per il Cavaliere della terza Casa, spossato dalla lunga notte insonne, ma il senso del dovere e, soprattutto, il desiderio di non sbagliare più in futuro, furono per lui fonte di rinnovato slancio: dopo alcuni minuti passati a recuperare qualche briciolo di energia sia fisica che mentale disteso sul suo letto, mentre osservava assonnato il soffitto della camera col dorso della mano poggiato sulla fronte, decise di levarsi per iniziare la nuova giornata. Per prima cosa cercò  qualcosa da mettere sotto i denti ma, non trovando nulla nelle sue stanze, decise di indossare la sua Armatura e di farsi trovare pronto all'arena prima dell'arrivo del Sacerdote:
"Ci sarà tempo anche per questo, ora meglio muoversi..." pensò, dirigendosi verso la grande sala ipostila. Si avvicinò alla sua corazza, ancora priva dell'elmo, e la indossò velocemente, raggiungendo successivamente, con passi lenti e cadenzati, il suo copricapo poggiato ad una colonna della navata destra, in penombra; lo raccolse e lo portò con sé sottobraccio.

Intanto il custode della nona Casa, respirando a pieni polmoni la fresca aria del mattino, osservava all'orizzonte l'alba sull'Egeo, in piedi sui gradini esterni del suo palazzo, con già indosso l'Armatura. Abbassò dopo pochi istanti lo sguardo, cercando sul sentiero incastonato tra le rocce  la terza Casa e riaffiorò alla mente la richiesta d'aiuto del Sacerdote:
"Amico, non provare a fare il furbo anche con me, se c'è davvero qualcosa che turba il tuo animo a tal punto, lasciati aiutare" bisbigliò tra sé, mentre qualche timido raggio del primo sole quotidiano arrossava le colonne del suo palazzo ed i fregi della sua corazza.

Come stabilito di comune accordo, i gruppi d'allenamento si ritrovarono all'arena, in attesa dell'arrivo del Sacerdote. Approfittando dei pochi minuti disponibili, Micene si intrattenne con Vera, Leno e Sibrando, buttando, di tanto in tanto, lo sguardo verso il compagno Cavaliere d'Oro, tentando di scovare in lui quel turbamento di cui il Grande Sion gli aveva parlato e che egli stesso aveva avvertito il giorno precedente proprio lì all'arena ma, stranamente, si accorse di osservare un Saga piuttosto tranquillo e rilassato. Dal canto suo il Cavaliere dei Gemelli, che se ne stava poco lontano, per nulla a suo agio incalzato dalle domande dei vivaci Milo, Aldebaran e DeathMask che gli si erano avvicinati, aveva notato l'attenzione particolare e un po' fastidiosa che Micene gli aveva rivolto ma, mani conserte, decise di ignorare, preferendo in quel momento il male minore, ovvero dialogare con quei giovani così estroversi, così ingenuamente irrispettosi della sua tipica riservatezza, eppure, se ne rendeva conto, così in gamba ed entusiasti:
"Avremo mai il piacere di essere addestrati da voi, Cavaliere di Gemini?" chiese Aldebaran.
"Suppongo di no" rispose il Cavaliere in modo conciso.
"Ditemi nobile Saga..." chiese DeathMask con tono provocatorio, ma al tempo stesso divertito "...chi è il più forte tra voi e Micene? Chi è il più abile, potete dirmelo, non è così?". I suoi compagni lo osservarono sorpresi, rimproverandolo per le parole poco discrete:
"Ehi, ma che modi sono?" fece Aldebaran, seguito dal compagno Milo:
"Come ti permetti di rivolgerti così ad un Cavaliere d'Oro?"
"Ma non ho voluto mancare di rispetto, è solo una curiosità!" si giustificò il primo. Saga non poté trattenere un piccolo sorriso, approfittando degli sguardi distratti dei tre che stavano scambiandosi parole pungenti, prima di rispondere con tono volutamente severo:
"Silenzio!" I tre tacquero e tornarono ad osservarlo.
"Sembri essere molto audace, giovane del Cancro, ma non dimenticare mai di mantenere la giusta compostezza nei modi e nei toni in situazioni formali, specialmente se un giorno dovrai rivolgerti al Sommo Sacerdote".
"Perdonatemi nobile Cavaliere d'Oro" rispose l'allievo, con sincero pentimento. Saga continuò, con tono, questa volta, più pacato:
"Ritornando alla tua domanda, verrai accontentato, ma non so se la mia risposta potrà soddisfarti pienamente: dovete sapete che il potere dei Cavalieri d'Oro scaturisce da un fattore per voi ancora oscuro, che ci rende potenti in egual modo, perché dotati di un esclusivo livello di comprensione del cosmo, che prescinde dal requisito di esperienza sensoriale delle nostre azioni e di ciò che ci circonda. Voi credete che la forza di un Cavaliere risieda nella capacità di far ardere il proprio cosmo, ma questo non è del tutto esatto per un Cavaliere d'Oro: c'è una risorsa che, un giorno, spero riuscirete a cogliere e che vi permetterà di elevare il vostro cosmo a livelli superiori; quel giorno acquisirete un potere nuovo, unico, che vi renderà pari a me ed a Micene, un potere non quantificabile con le comuni misure che l'uomo adotta nella vita di tutti i giorni. Tutto il resto è forza di volontà, determinazione, fede in una giusta causa: fattori complementari che fanno la differenza tra un soldato ed un vero Cavaliere".

I tre giovani rimasero in silenzio, sorpresi dalla strana rivelazione del Cavaliere d'Oro.
"Non fate quella faccia!..." li ammonì Saga, con sguardo accigliato "...Vi è stato detto già molto dai vostri insegnanti e dal Gran Sacerdote, dovreste prestare maggiore attenzione alle loro parole: dovreste aver capito, ormai, che il livello di un Cavaliere d'Oro va ben oltre quello che possiate anche lontanamente immaginare".
"Sì, sì, avete ragione nobile Saga..." rispose, abbassando il capo, Aldebaran "...d'altronde siamo stati testimoni dei reali poteri che un Cavaliere d'Oro può sprigionare, il giorno in cui voi e Micene vi siete battuti su quell'isola" e dicendo questo, indicò verso l'orizzonte cercando la sagoma di Arché. Saga ricordò il duello e il rimprovero del Sacerdote, rimanendo in silenzio per qualche istante, con lo sguardo fisso all'orizzonte.
"Nobile Saga, potete svelarci qual è il potere segreto che dovremo acquisire per diventare Cavalieri d'Oro?" chiese Milo, interrompendo i suoi ricordi.
"Non sarò io a parlarvene, ma i vostri maestri quando lo riterranno opportuno..." disse, notando, però, un velo di ingenuo disappunto dipingersi sui loro volti, fino ad allora euforici, cosa che lo spinse ad aggiungere "...Per il momento posso solo rivelarvi che le risposte che cercate sono dentro di voi". Quelle parole sibilline sortirono un effetto positivo sul morale dei tre giovani che, ricordando le frasi di incitamento dei maestri sul ruolo fondamentale che ognuno di loro avrebbe avuto nella propria crescita personale, presero quelle parole come un ulteriore incoraggiamento.

"Grazie per il vostro insegnamento, nobile Saga! Su ragazzi, ora torniamo dai nostri compagni" fece d'un tratto Aldebaran, avviandosi. Il Cavaliere li salutò con apparente freddezza, rimanendo immobile nella sua posa. Si tolse poi l'elmo, poggiandolo sulla vicina gradinata e, nel mentre, si accorse che Micene gli si stava avvicinando:
"Vedo che fai progressi, Saga" rise il compagno parigrado, poggiandogli una mano sullo spallaccio destro e portandosi alla sua sinistra.
"Non so di cosa parli, Micene".
"Stai creando anche tu un buon rapporto con quei giovanotti, da te non me lo sarei mai aspettato, riservato come sei".
"La cosa ti sorprende? E poi sono loro che si sono avvicinati, non potevo certo mandarli via".
Micene rise a quelle parole, tornando a poggiarsi sullo spallaccio dell'amico:
"Non mi avresti sorpreso se l'avessi fatto".
"Volevi dirmi qualcosa, simpaticone?..." chiese Saga "...Mi osservavi attentamente poco fa!"
"Sì è vero...ero...ero curioso di origliare la vostra discussione. A proposito, spassoso il tuo discorsetto sul Settimo Senso!"
"Vuoi forse prendermi in giro?" chiese infastidito l'amico.
"Tutt'altro, Saga, tutt'altro. La tua graduale apertura verso coloro che un giorno saranno nostri compagni d'arme mi rassicura: un giorno dovremo considerarli nostri pari e..."
"...e come nostri pari li considereremo, nonostante per ora ci sembrino soltanto dei ragazzetti chiassosi, non è forse così?" sorrise il compagno.
"L'ho percepito, sai, in questi giorni, questo tuo cambiamento..."
"Quale cambiamento Micene?" chiese Saga, preoccupato in cuor suo per l'incalzare delle domande del compagno.
"Il tuo minore distacco verso i giovani, Saga, ne sono felice. All'inizio, quando rifiutasti di accettare un allievo, credei che il ruolo di supervisore dei futuri Cavalieri d'Oro fosse qualcosa che addirittura esulasse dai tuoi interessi ed al quale avresti adempiuto soltanto per compiacere il Grande Sacerdote. Perdonami se ho osato pensare una cosa del genere, ma..."
"No, Micene, non devo perdonarti nulla, so di essere, forse, eccessivamente schivo e riservato..." rispose abbassando il capo Saga che, Micene sapeva bene, riusciva a confidarsi soltanto con lui.
"Ma nonostante questo sei amato e rispettato da tutti, anche da questi giovani. E dal canto tuo ogni giorno che passa mostri un interesse sempre più genuino nei loro confronti". A quelle parole piene di sincero affetto, Saga abbassò lo sguardo e annuì stancamente, sorridendo:
"Hai ragione Micene".
"Amico, cos'hai?"
"Niente Micene, sono solo un po' stanco, ho riposato poco e male questa notte".
"E' successo qualcosa?" chiese il compagno con falso stupore, sorpreso dal fatto che Saga gli avesse offerto su un piatto d'argento la possibilità di parlare di ciò che era accaduto la sera precedente. Non si sorprese, tuttavia, della calma risposta dell'amico:
"No Micene, ho soltanto riflettuto a lungo prima di coricarmi..." rise appena "...sai, ieri per me è stata una giornata faticosa, avrei preferito di gran lunga trascorrerla ad allenare uno di quei giovani...guarda, ecco il Sacerdote". Sollevato dal tempestivo arrivo del Grande Sion, Saga raccolse l'elmo e si diresse verso il centro dell'arena, seguito da un lento ed insoddisfatto Micene:
"Ci saranno altre occasioni" pensò tra sé il Sagittario. Dal canto suo, Saga sapeva bene che reggere quel gioco pericoloso sarebbe stato molto difficile  e rischioso, ragion per cui, dopo aver dato un ultimo sguardo al suo compagno poco distante prima di inginocchiarsi insieme a tutti i presenti per omaggiare il Sacerdote, ritenne giusto iniziare ad escogitare una rapida ed efficace soluzione:
"Questa situazione mi danneggia, devo trovare una soluzione al più presto! Non posso rischiare di farmi trovare impreparato anche agli occhi di Micene e soprattutto non posso rischiare che venga a conoscenza di ciò che è successo col Sacerdote. Anche se..."
"In piedi, miei paladini" disse in quell'istante il Grande Sion, accompagnando le sue parole con un gesto delle mani.
"Saga, a te la parola!" aggiunse, rivolgendosi con sguardo apparentemente molto tranquillo al suo Cavaliere che, prontamente, si fece avanti.
"Eccellenza, quest'oggi voi e Vera condividerete l'arena per proseguire gli allenamenti, Leno e Sibrando torneranno ai piedi delle mura, Micene sarà a capo Sounion, mentre Fedro, come stabilito, ha già preso la via di Esperides con i suoi allievi".
"Molto bene. Che la dea Atena vegli su di noi anche oggi". I gruppi si divisero, dandosi appuntamento per l'ora del tramonto.
"Cosa volete che faccia, Eccellenza? Volete che dia una mano a Vera, a Micene o che mi occupi dell'inventario delle merci da scambiare con i diplomatici asgardiani?" chiese Saga, venendo però interrotto da Sion con un cenno della mano.
"Vera".
"Sì, Grande Sacerdote!"
"Puoi iniziare con l'allenamento se vuoi, io devo discutere brevemente con Saga".
"Ma certo, Eccellenza"
"Mur, puoi svolgere il riscaldamento insieme ai tuoi compagni".
"Va bene, grande maestro Sion".
Il Sacerdote ed il suo Cavaliere diedero le spalle ai giovani che, sotto l'occhio vigile di Vera iniziarono una prima serie di esercizi di riscaldamento, e si allontanarono di qualche passo, discutendo a voce bassa:
"Quest'oggi ti occuperai dell'inventario, Saga: questa mattina ho ricevuto la visita di un falco recante un altro messaggio dagli ambasciatori di Asgard. Sono già in viaggio e giungeranno prima del previsto." disse Sion, fissando negli occhi il suo interlocutore.
"Un...falco?" chiese stupito il Cavaliere.
"Sì, per quanto possa sembrare anacronistico, tra la gente del regno del nord la falconeria è una pratica ancora molto in uso e di certo si adatta molto bene per le attività di corrispondenza tra luoghi e persone...estranei alla vita comune".
"Capisco" annuì Saga.
"Va' ora, raggiungi la tua Casa e vesti degli abiti più consoni ad un Primo Ministro, lì ti sta già attendendo il capitano dei lancieri con tutto l'occorrente. Mi auguro che tu riesca a terminare il compito prima del tramonto".
"Sarà fatto, Sacerdote!"
Il Cavaliere lasciò l'arena, dirigendosi velocemente alla sua Casa. Pur essendo un incarico inconsueto per un guerriero del suo rango, era certo di poter compiere quanto richiesto molto prima del tramonto, sperando che ciò potesse riabilitare la sua reputazione agli occhi del Sacerdote, messa in discussione il giorno precedente, nonostante le rassicuranti parole proferite da Sion:
"Sarà meglio svolgere tutto alla perfezione, anche se non mi sono mai occupato di diplomazia e commercio. La benevolenza di Sion non è illimitata ed è già stata messa a dura prova, sono sicuro che non tollererà altre mancanze da parte mia. Non devo più permettere che questo accada, altrimenti..."
Rallentò il passo, turbato in volto: fissando i suoi stessi passi lungo il selciato che lo stava conducendo dentro il perimetro sacro del monte si sforzò di riempire la mente col rumore dei ciottoli calpestati, cercando di dimenticare le parole con le quali avrebbe voluto terminare la frase, ma senza riuscirci. Sorrise:
"...Altrimenti non avrò alcuna possibilità di essere nominato successore al trono di Grecia! Povero me...ho sempre saputo di essere una persona ambiziosa, eppure è da prima di indossare questa corazza che ho giurato di compiere la volontà di Atena, non la mia! Finora sono stato in grado di guadagnarmi la fiducia ed il rispetto del Sacerdote e di Micene, oltre alla venerazione della popolazione, con azioni nobili e giuste, possibile che tutto questo..." osservò in quell'istante l'elmo che aveva tra le mani e continuò "...Le due facce di Gemini, la metafora delle aspirazioni umane. Che sia, questa, una prova a cui le stelle mi hanno sottoposto? Sperimentare gli istinti peggiori dell'animo umano mi potrà servire per allontanarli definitivamente dalla mia vita?..." sorrise ancora "...E' buffo, io che credo che la vita di ognuno dipenda unicamente da noi stessi, considero l'ipotesi che tutto ciò che mi sta accadendo in questi giorni sia frutto del destino che le stelle mi hanno affidato..." si incupì di nuovo, prima di continuare con un ghigno infastidito "...E perché mai questo destino dovrebbe influire negativamente anche sulla vita di mio fratello?" Proseguì, quando ormai era già visibile la Casa dell'Ariete.
"Troppe voci nella mia mente, ognuna che rimanda a qualcos'altro. Devo liberarmi di questo fardello al più presto, ma adesso devo occuparmi d'altro!"
Corse veloce e raggiunse in un baleno la sua Casa, dove ad attenderlo c'era il capitano del corpo di guardia del Tempio, con in mano due tavolette d'ardesia, abbellite da eleganti bordi in legno intarsiato, ed un sottile stilo munito di gesso all'estremità.
"Ben arrivato nobile Saga, il Sacerdote mi ha ordinato di consegnarvi questi strumenti".
"Grazie soldato, sei stato molto cortese a giungere fin qui".
Il capitano rispose con una riverenza rispettosa ed aggiunse:
"Col vostro permesso faccio ritorno a palazzo". Saga annuì.
Intanto, sotto il tiepido sole autunnale, Galan era impegnato al magazzino di Rodorio nei soliti lavori quotidiani: trasportava in spalla dei grossi rami di leccio da accatastare prima dell'arrivo dell'inverno, mentre altri operai erano intenti ad abbeverare il bestiame, di ritorno dal pascolo mattutino. Dopo aver terminato di innalzare l'ennesima catasta di legname, Galan si concesse un sorso d'acqua al vicino pozzo; si passò una mano sulla fronte per avere un po' sollievo dal fastidioso sudore che scendeva giù dalla sua bionda chioma e buttò giù il secchio.  
"Salve Galarian".
Il giovane riconobbe la voce, ma rimase sorpreso dall'abbigliamento del nuovo arrivato: portava un himation porpora poggiato alla spalla destra, che nascondeva in parte una tunica bianca leggera, ma molto coprente, ed un monile decorativo dorato.
"Buongiorno nobile Saga. La vostra Armatura? Non avrei mai pensato di incontrarvi abbigliato in quel modo" chiese con un sorriso, per nulla a disagio nel rivolgersi al compagno del suo caro amico Micene, mentre indossava la sua tunica che, fino ad allora, aveva lasciato su un ceppo, preferendo lavorare a petto nudo.
"Non sono qui in veste di Cavaliere..." sorrise di rimando l'altro "...Devo redigere una lista di beni da poter impegnare nel commercio con genti straniere. Merci che, oltretutto, hanno alta priorità di prelievo dai magazzini. Sono certo che potrete aiutarmi".
"Genti straniere?" chiese Galan, prima di bere.
"Asgardiani..." rispose Saga, che poi aggiunse "...Vogliono rinnovare un vecchio patto commerciale e saranno presto qui con una prima carovana. Hanno molti interessi nel commerciare col Mediterraneo, può essere una buona occasione anche per noi: potremmo ottenere in cambio le pregiate materie prime delle loro miniere".
"Capisco. In cosa posso esservi utile?" In quell'istante un boato proveniente dall'arena attirò la loro attenzione: una colonna di ghiaccio si levò in aria, ricadendo al suolo in una moltitudine di piccole gocce d'acqua.
"Straordinario" fece Galan. Saga osservava, nascondendo una leggera soddisfazione.
"Cosa hanno da offrire i nostri magazzini, Galarian?" chiese poi il Cavaliere.
"Venite pure, entrate..." fece il suo interlocutore "...Immagino che gli abitanti del nord abbiano bisogno principalmente di cibo e beni di prima necessità: come potete vedere, il raccolto estivo è stato buono, ma non ottimo, mentre, in attesa della raccolta di uve ed olive, per ora possiamo offrire poco vino ed olio. Il silo del grano, invece, trabocca". Saga compilava le tavolette in silenzio, ascoltando le parole di Galan ed osservando le rimanenze.
"E probabile che richiederanno anche del legname" aggiunse.
"Era proprio ciò di cui mi stavo occupando poco fa: ho innalzato finora quattro cataste e credo ce ne siano almeno altre tre da riordinare all'esterno".
Si udì all'improvviso un grido di donna:
"Galarian! Galarian! Dove siete?" Il giovane, sentendosi chiamare, corse immediatamente fuori dal magazzino, col volto preoccupato, proferendo parole confuse:
"Nobile Saga...concedetemi qualche istante!" Il Cavaliere, sorpreso, tacque, seguendo il ragazzo con lenti passi. Galarian si arrestò sulla porta dell'edificio, cercando con lo sguardo e chiamando a gran voce la donna:
"Clio, sono qui!"
Dall'angolo dell'edificio, apparve, correndo, una giovane fanciulla dalla pelle chiarissima, inusuale per una ragazza greca, e dalla lunga coda castana, fermata alla nuca da una fibula di bronzo, che le giungeva fino a metà della gracile schiena. Era abbigliata con un peplo azzurro ed appariva molto preoccupata in volto. Galarian le afferrò i polsi e continuò:
"Cosa è successo?"
"Vostra madre...è in preda a dolorosi spasmi! Nessun rimedio sembra funzionare!" Con un invidiabile sangue freddo, Galan si rivolse al Cavaliere di Gemini in modo sereno e sincero:
"E' da qualche giorno che mia madre soffre di uno strano male...non ci vorrà molto, tornerò presto da voi..." Saga comprese ma, inaspettatamente, chiese:
"Permettete che vi accompagni, Galarian". Il giovane, sorpreso e spiazzato da una tale richiesta, lasciò le mani della ragazza e rimuginò qualcosa in silenzio: avrebbe preferito che in quel momento di difficoltà ci fosse stato al suo fianco l'amico Micene, col quale sarebbe potuto venir meno alle formalità che si devono in pubblico quando ci si trova davanti ad un sacro guerriero di Atena, per agire in modo molto più schietto e disinvolto, cosa che ora pareva difficile sotto lo sguardo poco affabile del Cavaliere della terza Casa. Ciononostante, accettò l'aiuto e fece strada, raggiungendo in fretta la vicina abitazione dove si trovava la donna ammalata.
Giunti all'interno, vennero accolti dai gemiti di dolore della madre di Galan, distesa su un piccolo letto vicino ad una finestra, sulla quale vegliava un'anziana donna che le aveva poggiato un panno umido sulla fronte. Galan prese la mano della madre e si rivolse con tono insofferente alla donna:
"Le avete somministrato i medicinali?"
"Certamente signor Galarian" rispose l'anziana infermiera, indietreggiando e guardando con leggero timore l'uomo dal nobile aspetto, abbigliato con abiti eleganti, che era entrato con i due ragazzi. Saga, dal canto suo, restava in disparte, osservando attentamente la donna sofferente, mentre Clio si avvicinava al letto, poggiando le mani sul braccio di Galan.
"Presto, preparate una nuova dose!" fece d'un tratto Galarian, tastando il polso della madre. Clio e l'anziana donna si mobilitarono immediatamente, ma Saga le fermò con un ordine secco e perentorio:
"No, fermatevi!" Probabilmente, se non avesse avuto di fronte un Cavaliere d'Oro di Atena, noto a tutta la popolazione, al pari dell'amico Micene, come il più nobile e pio dei sacri guerrieri, Galarian lo avrebbe di certo apostrofato con rabbia ma, in quella situazione, si limitò ad osservarlo interdetto, affogando la tensione ed attendendo la sua prossima mossa. La madre di Galan, intanto, continuava a lamentarsi e dimenarsi. Saga le si avvicinò, ma la donna, lacrime agli occhi, tentò di allontanarlo con un braccio. Il Cavaliere le bloccò l'arto, sotto lo sguardo stupito del figlio e delle altre due donne, e le poggiò la mano destra sulla fronte: una debolissima aura dorata vorticò lentamente sul capo della donna la quale, all'improvviso, si rilassò e smise di lamentarsi, addormentandosi con un sospiro di sollievo. Le due donne rimasero senza parole di fronte a tale spettacolo, mentre Galan, intuendo che Saga avesse utilizzato parte del suo cosmo per alleviare i dolori della madre, lo osservò di sottecchi  per qualche istante.
"Le allevierà il male..." aggiunse con tono disteso il Cavaliere, cercando di rilassare gli altri presenti.
"L'avete guarita?" chiese ingenuamente la giovane Clio. Saga scosse la testa sconsolato, prima di rispondere:
"No, giovane donna, non è nei miei poteri, è soltanto un rimedio temporaneo".
"Chi siete? Non esco molto di casa e non credo di avervi mai visto prima" chiese ancora Clio. Saga sorrise appena:
"Di certo non abbigliato in questo modo..." poi aggiunse "...Galarian, io devo andare, rimanete pure qui, il vostro aiuto al magazzino è stato sufficiente".
"Certo, vi accompagno alla porta..." poi si rivolse alle due donne "...Aspettatemi qui".
Sull'uscio di casa, Galan parlò al Cavaliere con profonda gratitudine.
"E' la prima volta che si verifica una crisi così acuta?" chiese Saga.
"Sì" risposte mestamente Galan.
"L'effetto non durerà per molto tempo Galarian, e di certo non basterà l'imposizione di un cosmo per guarire vostra madre. Noi Cavalieri siamo pur sempre uomini e non disponiamo di poteri divini; dubito, inoltre, che nelle condizioni in cui versa vostra madre, una dose massiccia di cosmo possa essere utile, potrebbe rivelarsi addirittura controproducente: noi Cavalieri possiamo curare lievi ferite o altri danni corporei imponendo grandi dosi del nostro cosmo, ma un corpo non predisposto subirebbe danni irreparabili che lo condurrebbero di certo alla morte".
"Capisco ma, ad ogni modo, vi ringrazio di cuore" rispose l'altro.
"Mi dispiace non poter far altro, oltretutto poco fa ho infranto una norma che il Sacerdote ha imposto a tutti i Cavalieri del Tempio: abbiamo l'obbligo, infatti, di non utilizzare mai i nostri poteri sulla popolazione civile, principalmente per i motivi che vi ho esposto". Galan annuì, abbassando lo sguardo. Saga continuò, cercando di trasmettere un po' di fiducia al ragazzo:
"So che siete un fraterno amico di Micene, se c'è qualcosa che potremo fare per aiutarvi chiedete pure a lui". Galan sorrise, cercando di acquisire un po' di fiducia.
"Faccio ritorno ai miei doveri, Galarian, porgete i miei saluti a vostra madre, alla giovane Clio e all'infermiera".
"Cavaliere..." lo interruppe Galan, chiedendo ingenuamente "...non c'è nulla che il Sacerdote possa fare?" Saga abbassò lo sguardo e meditò per qualche istante, sospirando prima di rispondere:
"Non è un mistero che nelle sale del Tempio venga custodito l'immortal sangue della dea, dai poteri miracolosi. L'ichor potrebbe guarire vostra madre, ma il Sacerdote vieta persino a noi Cavalieri di avvicinarvisi. E' stato sempre molto restio a parlare delle proprietà di questa sostanza divina, so solo che in alcune circostanze potrebbe addirittura rivelarsi velenosa per un comune essere umano, eppure sembra che ci sia una motivazione ancor più importante da giustificare la grande cura con cui il Sacerdote vegli sull'anfora che lo contiene. E' impossibile che il Grande Sion lo utilizzi sui comuni mortali, non può essere utilizzato per alcun motivo che esula dalle vicende che accadono nella sala del trono né, tantomeno, può essere consumato..." poi aggiunse sconsolato "...mi dispiace". Galarian accettò quelle parole, continuando ad esibire modi e toni dignitosi, nonostante la triste situazione che avrebbe potuto gettare nello sconforto chiunque:
"Avete fatto già molto. Atena vi benedica, Cavaliere, andate pure". Si strinsero la mano e si sorrisero.
Saga fece ritorno al magazzino, per recuperare le tavolette d'ardesia, prima di dirigersi verso il porto e continuare la sua ispezione. Quell'evento inaspettato lo aveva in minima parte rasserenato, dissipando il peso dei rimorsi che fino a poco prima dell'incontro con Galan lo avevano oppresso: nonostante avesse trasgredito alla legge del Tempio, si sentiva soddisfatto per aver alleviato il dolore di quella povera donna e per aver dato una mano al caro amico di Micene.

Back to top
View user's profile Send private message
elisa



Joined: 20 Sep 2010
Posts: 10283


Location: Isola di Andromeda

PostPosted: Sat Jan 28, 2017 15:07 pm    Post subject: Reply with quote

Che bel capitolo, finora lo trovo il migliore che sia stato pubblicato.
_________________
Sarà quel battito d'amore che ci dà la forza per affrontare i pericoli del cuore.

Back to top
View user's profile Send private message MSN Messenger
Cavaliere di Gemini
Cavaliere Divino di Andromeda
Cavaliere Divino di Andromeda


Joined: 10 Mar 2014
Posts: 2756


Location: Teggiano (SA), Italia

PostPosted: Sun Feb 05, 2017 13:54 pm    Post subject: Reply with quote

Grazie elisa!

CAPITOLO XVII
La volontà ed il potere

Spoiler:


Passarono due giorni, durante i quali i giovani continuarono ad allenarsi assiduamente, nonostante la fatica sostenuta iniziasse a procurare qualche spiacevole incidente di percorso; ferite, infortuni e bendaggi sempre più vistosi, però, non intaccavano il morale già alto dei futuri Cavalieri i quali amavano ripetere che avrebbero sopportato di tutto pur di non mostrare patimenti eccessivi durante gli allenamenti, desiderosi com'erano di trasferire buone impressioni ai rispettivi maestri.
Di primo mattino, un falco recante un messaggio dagli emissari di Asgard, si posò sulla balaustra del poggiolo principale delle sale private del Grande Sion. Il Sacerdote srotolò la piccola pergamena che l'uccello aveva legata alla zampa e lesse in silenzio. Ordinò immediatamente ai lancieri di guardia all'ingresso della sala del trono di avvertire i due Cavalieri d'Oro: gli emissari di Asgard erano ad Atene e a breve sarebbero giunti al Grande Tempio. Uno di loro prese la via delle dodici Case e giunse al palazzo del Sagittario per trasferire a Micene le disposizioni che il Sacerdote aveva imposto per l'occasione:
"Nobile Micene! Siete qui?" Nella navata centrale del palazzo, illuminata da un timido sole, l'eco riecheggiava tra le colonne, ma il soldato non ricevette alcuna risposta.
"Probabilmente avrà già raggiunto Rodorio, devo sbrigarmi" pensò il lanciere, dirigendosi velocemente verso le Case inferiori. Il Cavaliere di Sagitter aveva deciso di raggiungere il suo compagno all'alba, circa un'ora prima dell'inizio delle attività giornaliere, per discutere dello stato di salute della madre di Galan e della decisione presa da Saga di alleviare il dolore della donna con l'imposizione del cosmo. Micene, a cui Galan aveva accennato qualcosa il giorno precedente, aveva, infatti, deciso di saperne di più, sperando di poter fare qualcosa per il suo caro amico:
"...e così le ho trasferito una piccola dose di energia spirituale, alleviando le sue sofferenze" diceva Saga, mentre indossava i paramenti da Primo Ministro nelle sue stanze private.
"Mi domando quale sia il male che affligge quella donna..." rispose Micene, portandosi una mano al mento.
"Pare che i medicinali che le somministrano siano inefficaci".
"Sì, Galan me lo ha confermato".
"Che spiacevole situazione" rispose sconsolato Saga, indossando l'himation porpora.
"Galan mi ha anche detto che avete parlato dell'ichor" disse Micene, dopo qualche istante di silenzio creato per dare enfasi ed importanza alle sue parole. Saga, che nel frattempo si era seduto sul suo letto, intento ad allacciarsi i calzari, si fermò e fissò il suo compagno.
"Sì, è vero Micene, ma non ho voluto illudere il tuo amico, sai bene anche tu che Sion non accetterà mai che venga versata una sola goccia di quel sangue misterioso". Micene si tolse l'elmo e rispose, passandosi una mano tra i capelli:
"Gliel'ho ribadito proprio ieri. Il rischio di avvelenamento è un fattore da non da sottovalutare, tuttavia non comprendo ancora..." Un rumore di passi interruppe il Cavaliere di Sagitter.
"Vengono dalla porta posteriore..." osservò Saga "...ma non può trattarsi del Sacerdote".
I due uscirono dalla stanza per raggiungere la navata centrale, dove incontrarono il lanciere inviato da Sion che, alla loro vista, si inginocchiò immediatamente. I raggi del sole ancora basso brillavano nella grande sala, riscaldando l'ambiente ed illuminando le grandi colonne.
"In piedi soldato, quali nuove?" chiese Saga.
"Nobili Cavalieri, gli emissari del regno del nord sono a pochi minuti di marcia da Rodorio, il Grande Sacerdote chiede ad entrambi di accogliere la delegazione all'ingresso del villaggio. Ordina, altresì, a voi, Cavaliere dei Gemelli, di occuparsi dei lavori diplomatici, mentre consente a voi, Cavaliere del Sagittario, di raggiungere all'arena i vostri allievi per proseguire l'addestramento, dopo l'incontro con la delegazione. Gli emissari saranno ospiti del Tempio per tutta la giornata odierna e verranno alloggiati all'Accademia, dove riceveranno la visita del Sacerdote non prima della fine degli allenamenti all'arena". I due Cavalieri si guardarono negli occhi e dopo un cenno d'intesa ringraziarono il lanciere e si diressero verso il villaggio.
"Cosa ti aspetti dall'incontro Saga?" chiese Micene, rivolgendosi all'amico durante il cammino.
"Non saprei. Proprio ieri, durante il nostro incontro, il Sacerdote mi ha confidato che la gente di Asgard si è spesso dimostrata gentile e rispettosa nei confronti di noi greci; meno i suoi governanti, che nel tempo si sono dimostrati capi sfacciati, poco inclini al dialogo e molto diffidenti nei confronti dei popoli del Mediterraneo".
"Chi l'avrebbe mai detto!" commentò Micene, con aria perplessa. Saga continuò:
"Un ristretto gruppo di guerrafondai governava Asgard tanto tempo fa: stando a quanto raccontato da Sion, allora da poco eletto Sacerdote, quello non fu un periodo semplice: Asgard chiese aiuto militare al Grande Tempio, nonostante le leggi del nord, così come quelle greche, rifiutino la guerra per scopi offensivi, scatenando una difficile situazione diplomatica che vide anche il tentativo di assassinio del Cavaliere di Libra, giustificato da Asgard come azione di un singolo pazzo senza controllo; tale Megres se la memoria non mi inganna, nobile che aveva mal digerito l'ostilità del Gran Sacerdote e che voleva farsi giustizia da solo".
"Inaffidabili e bugiardi a quanto pare!" intervenne Micene.
"Proprio così, ma Sion, consapevole di tutto ciò, decise di non adottare il pugno di ferro, preferendo interrompere ogni accordo commerciale e diplomatico con il regno come segno del suo dissenso nei confronti di un'azione che riteneva scellerata: si era da poco conclusa la precedente Guerra Sacra, i ranghi del nostro esercito erano stati completamente decimati e lo scoppio di una nuova guerra sarebbe stata una vera catastrofe per l'equilibrio interno".
"E Asgard desistette dai suoi intenti?"
"Ottennero ciò che vollero, ma solo in parte: i piccoli regni confinanti si arresero senza combattere, ma la morte di quel Megres ed il taglio delle forniture alimentari da parte nostra placarono la politica aggressiva del regno, che dovette desistere con la sua politica espansiva di lì a poco, accettando suo malgrado di tagliare i legami con un importante fornitore di beni primari, utili per sostenere un grosso esercito. Noi preservammo la pace nel Mediterraneo, in un periodo nel quale le terre di Grecia erano ancora intrise del sangue dei Cavalieri caduti per mano di Ade ed al tempo stesso ostacolammo le azioni bellicose del regno nel nord Europa".
"Una storia molto interessante, che dimostra ancora una volta quanto sia importante la presenza di Sion sul trono di Grecia, mi sarebbe piaciuto assistere al vostro incontro per udire di persona il racconto del Sacerdote..." disse Micene, prima di chiedere "...E dimmi, Sion ti ha informato degli attuali rapporti che abbiamo con Asgard?"
"Sono di certo migliori di allora, lo dimostra l'incontro di oggi: da qualche lustro siede sul trono di Asgard Harald, il capo-fazione dei Polaris, una nobile famiglia in buoni rapporti con Sion ed il Tempio. Il Sacerdote mi ha anche riferito che è da poco nata l'erede di famiglia, di nome Hilda, e che spera nella sua futura successione, per poter continuare ad aver legami affidabili con Asgard, attraverso l'alleanza politica con la sua famiglia. La scelta del successore verrà affidata all'assemblea delle nobili famiglie fondatrici del regno e ricadrà su uno dei primogeniti di ogni dinastia. Fino ad allora la pace sembra garantita".
"Molto rassicurante" aggiunse Micene.
Giunti al di fuori del perimetro sacro protetto dall'influsso delle stelle, i due Cavalieri d'Oro attesero l'arrivo degli ambasciatori, discutendo sotto il tiepido sole autunnale, velato da poche nubi. Micene si sedette su una pietra, poggiando i gomiti sulle ginocchia e portandosi le mani al mento, scrutando l'orizzonte, pensieroso.
"Non ho molta dimestichezza con la diplomazia, spero sia più facile del previsto" disse Saga sorridendo.
"Sai, non sembri una persona che accetterebbe un no come risposta..." rispose in tono provocatorio il compagno "...spero per gli asgardiani che tu non perda la pazienza". Rise.
"Io spero soltanto che questo incontro finisca presto, non vedo l'ora di sbarazzarmi di queste vesti ingombranti" rispose ironico Saga. Un'eco lontana attirò la loro attenzione. Micene si alzò ed entrambi volsero lo sguardo verso nord-ovest, sulla via che conduce ad Atene.
"Stanno giungendo qui...a cavallo?" chiese stupito Micene.
"La cosa sorprende anche me" rispose l'altro.
Il gruppo montava cavalli color marrone pallido, dalla bianca criniera, dal fisico snello e ben proporzionato. Giunti a pochi passi dai due Cavalieri d'Oro, il capo della spedizione, un uomo anziano, calvo e abbigliato con candide vesti ed un mantello rosso, fermò il suo passo, subito imitato dal resto della delegazione. Erano in sette ed oltre all'anziano che pareva essere l'emissario tanto atteso, i due Cavalieri riconobbero quelli che erano i soldati della guardia del corpo del funzionario di Asgard. Tra essi, un uomo alto e dal fisico statuario, con due grossi baffi e lunghi capelli scuri, tenuti da una fascia di pelle sulla fronte, osservava con sguardo accigliato, in attesa di un cenno del funzionario. Indossava vesti di pelle ed un grande mantello turchese. Con voce calma l'anziano si rivolse a quest'ultimo:
"Folken". Con un cenno della mano, l'uomo ordinò ai soldati di smontare da cavallo, prima che lui e l'anziano facessero lo stesso. I due Cavalieri osservarono impassibili. Fu Saga, in veste di Primo Ministro, a prendere in mano la situazione, dopo un veloce sguardo d'intesa con Micene:
"Suppongo che voi siate coloro che stiamo aspettando. Benvenuti a Rodorio, rispettabili emissari del regno di Asgard".
"Salute a voi giovani di Grecia!..." rispose l'anziano, con tono cordiale, subito attratto dalla corazza dorata di Micene "...Dunque ho finalmente il piacere di incontrare uno dei celebri Cavalieri d'Oro di Atena, precisamente..." e qui si fermò, aspettando che il suo interlocutore si presentasse:
"Micene del Sagittario, Cavaliere d'Oro della nona Casa. Ditemi, siete giunti fin qui a cavallo nobile..."
"Fenrir. Fenrir XVI° dei Luxor..." rispose l'emissario, presentandosi a sua volta, prima di rispondere: "...La cosa vi sorprende? Ad Asgard non esistono strade se non all'interno del territorio della nostra capitale, il clima inclemente rende difficili anche i collegamenti con le città confinanti; non siamo fortunati come voi genti del Mediterraneo, che popolate fiorenti territori baciati dal sole. Ma in compenso possiamo contare sull'inesauribile forza divina di queste splendide bestie, cui affidiamo i nostri spostamenti, per quanto lunghi possano essere".
"Davvero degli splendidi  esemplari" osservò Micene, accarezzando il muso di uno degli animali.
"Sono fjord, i cavalli dal sangue più puro, che popolano le fredde terre del nord da millenni. Se il destino ha voluto privarci di territori floridi come questo suolo di Grecia, che tanto allieterebbe la vita del mio popolo, ci ha concesso quantomeno le bestie migliori".
Saga, nel frattempo, stava in silenzio, nonostante avesse mal digerito le allusioni dell'emissario, memore delle parole del Sacerdote, che lo aveva messo in guardia sull'inaffidabilità di alcuni esponenti politici di Asgard.
"L'incontro è iniziato nel peggiore dei modi" pensò tra sé, prima che l'anziano gli rivolgesse la parola:
"Buon uomo e voi chi siete? Non ditemi che siete il venerabile Sion! Con tutto il rispetto, ma non credevo aveste un aspetto ancora così giovanile".
"Infatti non lo sono: mi chiamo Saga, Cavaliere d'Oro dei Gemelli e Primo Ministro ad interim del Sacerdote, nonché colui col quale discuterete dell'accordo".
"Un secondo Cavaliere d'Oro!..." esclamò l'anziano Fenrir "...Ma, a dire il vero, mi aspettavo di discuterne direttamente col Sacerdote..."
"Il Grande Sion vi omaggerà della sua presenza al tramonto".
"Capisco" sospirò Fenrir, con malcelata insoddisfazione. Poi, con risolutezza, aggiunse: "Permettete di presentarvi la mia guardia del corpo personale, il valoroso Folken, e i suoi soldati".
Dopo gli inevitabili convenevoli, il gruppo entrò a Rodorio, diretto verso l'Accademia. Ad attenderli c'erano Agape e Kassandra, che accolsero i nuovi arrivati, invitandoli nel cortile centrale. Micene salutò la delegazione, spiegando di dover partecipare all'allenamento quotidiano delle giovani reclute.
"Giovane Saga, abbiamo molto di cui parlare noi due" fece Fenrir, dopo le formalità di rito.
"Da questa parte" aggiunse il Cavaliere.
"Avete viaggiato a lungo, gradite rifocillarvi prima di cominciare?" intervenne  Kassandra con gentilezza.
"Andate pure voi, se volete..." fece Fenrir, rivolto ai suoi soldati "...io vi raggiungerò dopo".
Le guardie accettarono l'invito della dolce Sacerdotessa, ma Folken decise di declinare, preferendo rimanere accanto al suo protetto.
"Folken va' anche tu, non ci vorrà molto!"
"No nobile Fenrir, attenderò qui". L'uomo decise di rimanere all'esterno della sala, proprio davanti alla porta, per sorvegliare l'ingresso e magari origliare se fosse stato possibile. I due diplomatici, all'interno, iniziarono a discutere davanti alla pergamena che l'anziano Fenrir aveva srotolato sul grande tavolo centrale.
"Vi ascolto" fece Saga.
Il dibattito, nelle prime battute, si svolse in maniera distesa, con i funzionari dei rispettivi regni che si mostravano apparentemente disponibili ad ampi compromessi pur di raggiungere un accordo. Il Cavaliere sapeva bene che il Sacerdote riteneva strategicamente rilevante ritornare ad avere rapporti commerciali con degli alleati affidabili come i Polaris, ragion per cui formulò proposte equilibrate, scegliendo accuratamente la parole da pronunciare. L'anziano Fenrir, dal canto suo, si dimostrava un veterano della diplomazia, abile con la lingua, quasi ammaliante nei gesti e nei toni; le sue proposte erano avanzate con cura e dovizia di particolari, con parole soppesate e, se necessario, taglienti come lame:
"Siamo ben disposti ad offrirvi la materie prime delle nostre cave, sappiate che non troverete ferro migliore in nessun'altra miniera del mondo. Tuttavia il duro lavoro dei nostri operai merita di essere ripagato con un generoso contributo da parte vostra". Sorrise maliziosamente.
"Certamente, esponete le vostre priorità e cercherò di accontentarvi" rispose il Cavaliere, sempre più innervosito dai modi dell'ospite.
"Lo spero vivamente, giovane Saga!..." rispose lentamente l'anziano, fissando negli occhi l'interlocutore "...Come ben sapete, le nostre terre sono incolte, i nostri alberi senza frutto, i nostri mari poco pescosi, i nostri laghi ghiacciati. È dura la vita per noi cittadini di Asgard, che Odino abbia pietà del suo popolo fedele e ci conceda di giungere ad un accordo. Le nostre richieste sono per alimenti di ogni genere, olio per le nostre lampade e legna per i nostri fuochi, poiché poche sono le foreste abbattibili a quelle latitudini"
"Comprendo..." rispose Saga, dopo aver ascoltato il melodrammatico discorso dell'asgardiano "...ed è per questo che posso offrirvi un contratto stabile di fornitura di beni primari per lungo tempo, nelle misure esposte su questa tavoletta". Saga estrasse da una piccola tasca interna alle sue vesti, le due tavolette di ardesia sulle quali aveva redatto una prima bozza di accordo col quantitativo di merci disponibili in quel momento a Rodorio e quelli disponibili in futuro. L'anziano lo lesse, ma non esitò a manifestare in volto tutta la sua insoddisfazione. Prima che potesse aprir bocca, Saga estrasse dal baule posto sotto il grande tavolo, i sacchi colmi di monete che gli furono affidati da Sion e li poggiò sul tavolo, facendone tintinnare il contenuto.
"Voi mi state prendendo in giro, giovane Saga. Cosa volete che me faccia di queste merci e di queste monete?"
"Capisco la vostra insoddisfazione, ma lasciate che vi spieghi: la prima carovana che si metterà in viaggio per Asgard non offre quello che vi attendevate poiché quest'anno la siccità si è abbattuta sui nostri raccolti ed i nostri magazzini non sono colmi quanto lo scorso anno, tuttavia il Sacerdote vi offre questo denaro per poter acquistare ulteriori beni dai nostri corrispondenti al Pireo".
"Temo che non abbiate compreso, Cavaliere di Atena". Saga aggrottò lo sguardo, infastidito:
"Cosa volete dire?"
"Che non sono soddisfatto nemmeno delle successive offerte! Credete che al mio popolo sia sufficiente questo?"
"È un'offerta molto generosa" rispose Saga, offeso dai modi del suo interlocutore, cercando comunque di mantenere la calma e, soprattutto, di evitare che Folken potesse origliare dall'esterno.
"Mi rattrista questa situazione..." fece l'astuto esponente dei Luxor, con tono rassegnato "...ero giunto nella ridente Grecia sperando che il venerabile Sion avesse qualcosa di meglio da offrirmi ma purtroppo, a malincuore, devo ricredermi"
"Non vi permetto di giudicare così aspramente le nostre buone intenzioni. Abbiamo interesse a concludere questo accordo, ma sappiate che non tollererò oltre le vostre allusioni".
"Non temete, non accadrà" rispose con tono inaspettatamente tranquillo l'anziano emissario, prima di alzarsi e dirigersi verso la porta.
"Dove state andando? Fermatevi".
"Sono molto deluso, il mio signore non sarà felice del trattamento che avete riservato ad uno dei suoi più stretti collaboratori: ho dovuto subire l'offesa di una proposta iniqua e i modi maleducati del Sacerdote di Atene, che non si è nemmeno degnato di presenziare a questo tavolo, mandando al suo posto due Cavalieri poco cortesi, uno dei quali ha deciso di andarsene, preferendo allenare dei mocciosi. E non mi esprimo sulla bislacca e scortese moda che hanno le vostre fanciulle di indossare delle maschere al cospetto degli ospiti". Detto questo, Fenrir si voltò e si diresse di nuovo verso la porta. Saga, furente per le parole pronunciate dall'emissario di Asgard, osservò l'anziano, avvolto nel suo mantello, in silenzio, stringendo i pugni e digrignando i denti: riuscì a trattenersi, ma un dubbio spaventoso gli balenò nella mente:
"Come reagirà il Sacerdote davanti a questo fallimento diplomatico? Di certo non posso giustificarmi accusando questo vecchio pazzo camaleontico! Non posso fallire, il Sacerdote non me lo perdonerebbe, cosa fare?" In quell'istante, l'anziano afferrò il pomello della porta, ma non riuscì ad aprirla, nonostante gli energici tentativi.
"Folken, Folken, apri questa porta! Folken!"
"È fiato sprecato, eccellenza" rispose Saga, con gelide parole, fermo in una posa leggermente curvata in avanti, col capo abbassato e lo sguardo coperto dai capelli che gli oscuravano il viso. L'asgardiano si voltò terrorizzato, iniziando ad urlare istericamente:
"Folken! Maledizione, apri questa porta! Folken!" Batteva forte i pugni sulla porta, osservando contemporaneamente il Cavaliere che, tuttavia, restava immobile pochi metri più in là:
"Vi ho già detto che è inutile, osservate voi stesso" fece Saga. L'uomo si voltò e notò con terrore delle macchie scure espandersi come gocce d'olio nell'acqua, là dove qualche istante prima aveva battuto violentemente i pugni. Si rese conto che una sottile membrana trasparente e liquescente al contatto circondava qualsiasi cosa, comprese le pareti, e che ad ogni suo movimento le chiazze oscure si espandevano sempre più, permettendo comunque di osservare, seppur a malapena, le forme degli oggetti che componevano l'ambiente circostante.
"Che cosa sta accadendo? Siete impazzito?" urlava verso Saga. Il Cavaliere attese in silenzio che l'intera sala fosse inghiottita dall'oscurità, prima di allargare le braccia e generare uno schema a scacchiera color viola sulle pareti, che sembrava degenerare alle sue spalle, come inghiottito da un buco nero. All'improvviso il buio spaventoso della camera si mescolò con tetre tonalità di blu e con immagini olografiche di stelle e pianeti. Fu solo allora che Saga decise di avvicinarsi con passi ampi e lenti all'ambasciatore il quale, alla vista del Cavaliere diretto verso di lui, tentò in tutti i modi di salvarsi, colpendo, senza esito, là dove pochi istanti prima era ben visibile l'uscita.
Saga iniziò a parlare, aumentando il tono della voce ad ogni parola e ad ogni passo, costringendo l'asgardiano a voltarsi e ad assistere terrorizzato alla scena:
"Voi! Siete giunto al Santuario fingendovi disponibile al dialogo, avete rifiutato un accordo equo ed onesto, vi siete preso gioco di me, di Micene, di Agape e Kassandra che, nonostante possa sembrare anacronistico, hanno deciso spontaneamente di rispettare una tradizione millenaria, rinunciando a mostrare in pubblico i loro volti...ma, quel che è peggio, avete avuto l'ardire di insultare il Grande Sacerdote!" Saga afferrò col braccio l'emissario e lo sollevò da terra, lasciandolo penzolare inerme. I suoi occhi per un istante fiammeggiarono come viva brace.
"Folken!" disse con un filo di voce l'anziano, in preda al panico, tentando inutilmente di divincolarsi.
"E' inutile! Non può ascoltarvi! Questa, venerabile Fenrir, è la Dimensione Oscura, il luogo del non ritorno, al di là dello spazio e del tempo. Le voci, i suoni, la luce, il cosmo, il tempo: qui niente di tutto ciò può interagire col mondo esterno! Immaginate di essere rinchiuso in una bolla oscura ed impenetrabile all'interno della sala dov'eravamo, perché è proprio questo ciò che state provando"
"Maledetto greco!"
"Ora trattiamo con le mie regole, feccia di Asgard!" Detto questo, Saga scaraventò l'emissario nel luogo in cui era presente il grande tavolo della sala. L'uomo, urlando dal dolore, iniziò a strisciare quanto più lontano possibile dal suo assalitore, dopo essere ruzzolato per qualche metro.
"Firmate l'accordo!"
"Non lo farò mai, maledetto greco! Non è nei miei interessi..." sospirò profondamente, prima che un ghigno apparisse sul suo volto "...ed ora che conosco il segreto di questa vostra Dimensione Oscura, so anche che potrò rifiutarmi all'infinito perché voi non mi torcerete un capello". Saga venne spiazzato da quelle parole e digrignò i denti, turbato. L'anziano continuò:
"Lì fuori Folken e i miei soldati mi stanno aspettando, non potete trattenermi qui in eterno maledetto greco. Dovrete liberarmi fra non molto o il vostro gioco verrà scoperto! Pensavate di minacciarmi, stupido greco? Io non firmerò mai perché non è mai stato nelle mie intenzioni e voi non potete farci nulla!" Rise sguaiatamente. Saga indietreggiò di un passo, furioso ma inerme.
"Perché allora siete giunti in Grecia? Perché avete richiesto il trattato?" osò chiedere.
"Non lo saprai mai!..." urlò istericamente l'anziano, prima di rialzarsi velocemente e scagliarsi contro Saga: "...Denti del lupo, azzannate il nemico!" Tre fasci oscuri, che presero le sembianze di lupi con occhi e fauci infuocate, si diressero verso Saga il quale, però, li parò con relativa facilità. Il Cavaliere sorrise beffardo:
"Dunque sapete anche combattere? Lasciatevi dire che siete molto abile con le parole, ma come guerriero ormai non valete granché, vecchio!"
"Maledetto greco!"
"E' vero, non posso lasciarvi qui in eterno, ma non credete di farla franca: ora mi racconterete tutto, dopodiché firmerete il contratto! Speravo di potervi sottomettere semplicemente accompagnandovi fin sul baratro della Dimensione Oscura, ma ammetto che siete stato un osso più duro del previsto!"
"Silenzio, maledetto greco, ora lasciatem..."
"Illusione Diabolica!" Un fascio di luce, partito dal pugno del Cavaliere, penetrò nella mente dell'asgardiano, che nulla poté contro il colpo del suo avversario scagliato improvvisamente alla velocità della luce. Fenrir crollò sulle ginocchia, in preda a dolorosi spasmi, prima di riacquistare lentamente il controllo di sé e ritrovarsi inaspettatamente nella sala dell'incontro, ora libera dalla presenza della Dimensione Oscura.
"Che cosa è successo?" chiese, alzandosi lentamente con fare circospetto. Saga gli era davanti, immobile in silenzio. In quell'istante la porta della sala si aprì.
"Folken, finalmente sei qui!..." disse con un sospiro di sollievo l'asgardiano "...Portami via, Folken, dobbiamo fuggire al più presto". Saga non si intromise, osservando la guardia del corpo dell'emissario avvicinarsi al suo protetto e sguainare la grande spada che portava alla cintura.
"Folken, che cosa ti prende?" chiese Fenrir, ma non ebbe la possibilità di concludere la frase che la lama gli trapassò il petto, ferendolo gravemente. Con un grido disperato ed il volto sfigurato, l'emissario si accasciò al suolo, rendendosi conto, con terrore, di essere nuovamente inghiottito dalle tenebre. Comprese con stupore di aver subito una strana illusione, non v'era infatti alcuna ferita sanguinante sul suo corpo, ma, tuttavia, il ritrovarsi a terra vivo e vegeto fu una magra consolazione:
"Cosa è successo?" chiese, ormai sfinito. Saga sorrise soddisfatto, chiudendo gli occhi.
"E' tempo che voi parliate, asgardiano! La vostra mente è ora libera da inutili resistenze, liberatevi del fardello" rispose il Cavaliere, accostandosi alla sua vittima.
"Sì..." disse l'altro, in uno stato di improvvisa semi-incoscienza, prima di iniziare il suo monologo "...Cinque mesi fa, dopo una riunione dei nobili di Asgard al cospetto del reggente, capo dei Polaris, fui avvicinato dagli esponenti delle principali famiglie ostili al governo in carica. Ricordo i Megres e i Dolvar, famiglie che spesso, nella gloriosa storia di Asgard, hanno tentato di governare col solo scopo di trarre benefici dalla guerra e dalla conquista. Quando tutte le gelide terre del nord furono assoggettate alla legge di Asgard, alcuni di loro volsero lo sguardo al Mediterraneo, valutando la possibilità di invadere la Grecia ed il vostro Santuario, luogo dal quale si può esercitare un immenso potere..."
"Noi non esercitiamo alcun potere, eseguiamo solo la volontà di Atena. Voi, piuttosto, avete sfruttato l'influenza delle vostre famiglie per sovvertire la legge di Odino e marciare in battaglia contro degl'innocenti!"
"Che Sleipnir vi travolga, maledetto greco!..." rispose amareggiato Fenrir, respirando profondamente a bocca aperta"...Pensi di poter fare la morale a noi? Pensi che al nostro posto, voi non avreste osato lo stesso pur di vivere in un luogo migliore, dove splenda la luce del sole, piuttosto che tra i silenti ghiacci eterni? Noi vogliamo soltanto il bene del nostro popolo, proprio come Sion o qualsiasi altro regnante o governatore. Fallimmo allora, forse sottovalutandovi, ma questa volta ce la faremo, daremo al popolo di Asgard terre fertili, accoglienti, floride!"
"Fallimmo allora? Cosa state blaterando?"
"Due secoli fa, il valoroso Alberich XIII° dei Megres, fingendosi giovane guerriero, desideroso di apprendere l'arte del combattimento, tentò di assassinare il Cavaliere di Libra. Fallendo, purtroppo! Quello doveva essere un atto intimidatorio ed un modo per eliminare un potente alleato del vostro Sommo Sacerdote. Sapevamo che il Tempio di Grecia fosse poco protetto in quegli anni, a causa della recente guerra contro Ade, e fu allora che decidemmo di ampliare i nostri confini a nord, per creare un grande esercito formato da Guerrieri Divini e soldati semplici provenienti da tutto il regno, che avrebbe dovuto spazzarvi via!"
"Cosa state dicendo? Allora chiedeste l'aiuto di noi Cavalieri per la vostra politica espansionistica e noi, come giusto, rifiutammo di prendere parte a tale assurdità!" disse Saga, turbato dal racconto.
"Già..." rispose sconsolato l'altro "...Sapevamo che trattare di guerra con Sion non sarebbe stato facile, ma ci provammo ugualmente, arrivando a chiedere il vostro intervento contro le popolazioni limitrofe, ostili alla legge di Asgard. Era tutta una messinscena, creata ad arte per tendere una trappola ai vostri soldati, per sfoltire ancora di più i vostri ranghi. Ma Sion fu astuto e venne meno al patto commerciale. Riuscimmo lo stesso a concludere vittoriosamente la nostra campagna espansiva, nonostante la rinuncia ai vostri preziosissimi vettovagliamenti, grazie ai quali i nostri mercanti che giungevano in Grecia, potevano tenere sotto controllo i vostri movimenti, agendo come lupi travestiti da agnelli. Questa volta, invece, io Fenrir dei Luxor e gli esponenti delle altre famiglie contrarie all'osceno pacifismo dei Polaris, tra cui il saggio Alberich dei Megres e il valente capitano della malizia, abbiamo deciso di agire nell'ombra: nemmeno la mia guardia personale, Folken, sa che sono stato mandato qui, in qualità di politico esperto e rispettato, col solo ordine segreto di far saltare le trattative, volute dai nostri stupidi reggenti che si fidano ancora di voi greci, ed infangare la reputazione di Sion, con l'unico obiettivo di smuovere le coscienze del mio popolo contro i Polaris. E' un piano perfetto: al mio ritorno arringherò la folla e plagerò le loro stupide menti con pesanti accuse volte a condannare la disinvoltura con cui i Polaris hanno deciso di fidarsi di voi, maledetti greci. Così noi prenderemo il potere ad Asgard e conquisteremo finalmente ciò di cui il destino ci ha privato! Il nostro esercito è pronto, voi, invece, non potete schierare più di due Cavalieri d'Oro e qualche innocuo soldato di rango inferiore". Detto questo, rise istericamente, voltando lo sguardo verso il nulla, divorato dall'effetto dell'Illusione Diabolica.
"Ho ascoltato abbastanza..." fece Saga, furioso, puntando il dito alla nuca dell'anziano "...Demone dell'Oscurità". Fenrir si irrigidì, subendo l'ennesimo colpo mentale del Cavaliere:
"Voi, che volevate plagiare la gente di Asgard con l'inganno, subite ora la manipolazione del colpo leggendario! Firmate il contratto e facciamola finita!..." poi, parlando con tono sempre più grave e spaventoso, Saga continuò "...Non ci sarà alcuna guerra, perché io lo impedirò!" Per la seconda volta i suoi occhi si accesero di un rosso infuocato.
In quell'istante l'effetto della Dimensione Oscura svanì e i due si ritrovarono nella sala. L'anziano giaceva al suolo, ansimante, mentre Saga era in piedi, a pochi passi. Il Cavaliere, rilassato in volto, fece come per avvicinarsi all'emissario ma, dopo il primo passo, crollò sulle ginocchia sofferente e si tenne il capo con entrambe le mani, respirando affannosamente.
"Che cosa mi è successo?" Provava un forte mal di testa ed una strana sensazione di spossatezza pervase ogni suo muscolo; una sensazione simile a quella provata due notti prima, nel buio della terza Casa. Avrebbe voluto rialzarsi, ma non ci riuscì, costretto ad aggrapparsi al tavolo per non cadere al suolo.
"Di nuovo questa orribile sensazione..." disse tra i denti "...La mia testa! E' come se avessi rivolto il Demone contro di me". Il Cavaliere si guardò intorno, spaesato, e allungò una mano verso una mensola alle sue spalle, sulla quale era poggiata una piccola brocca; non senza fatica, riuscì ad afferrarla, rendendosi conto che fosse piena. Tolse il tappo e bevve, per rigenerarsi. Quei sorsi d'acqua furono un toccasana: dopo qualche profondo respiro, il Cavaliere riprese il controllo del proprio corpo e si avvicinò all'emissario, ancora immobile a terra, offrendogli qualche sorso. Fenrir, ancora incosciente, accettò istintivamente l'acqua a piccole dosi, prima di riprendere conoscenza, tra le braccia del Cavaliere.
"Che cosa è successo, giovane Saga?" chiese stralunato.
"Siete svenuto, nobile Fenrir, ma ora è tutto sotto controllo".
"Vi ringrazio Cavaliere. Non sono abituato al caldo sole della Grecia..." sorrise, prima di aggiungere "...Dunque, dov'eravamo rimasti? Ah sì, la firma! Accetto con gioia le vostre proposte!"
Saga rimase stupito dal comportamento dell'emissario, come se lo stress causato dal Demone dell'Oscurità lo avesse manipolato senza che la sua volontà avesse tentato di opporsi.
"Probabilmente era già svenuto" pensò il Cavaliere.
L'accordo fu firmato, ma Saga non ne fu affatto soddisfatto, pensando tra sé, mentre usciva dalla sala insieme all'emissario:
"Maledizione, ci mancava solo questo! Adesso cosa racconterò a Sion?"



Buona lettura

-Cavaliere di Gemini-
_________________
Vai armatura dei Gemelli, vola dalle altre armature d'oro. Gemini lascio tutto nelle tue mani
-Kanon di Gemini-


Back to top
View user's profile Send private message
Cavaliere di Gemini
Cavaliere Divino di Andromeda
Cavaliere Divino di Andromeda


Joined: 10 Mar 2014
Posts: 2756


Location: Teggiano (SA), Italia

PostPosted: Thu Feb 23, 2017 23:28 pm    Post subject: Reply with quote

CAPITOLO XVIII
Il castigo

Buona lettura

Spoiler:


Quella sera, all'Accademia, fu organizzato l'incontro di cortesia tra i delegati di Asgard ed il Gran Sacerdote, per sancire formalmente il buon esito delle trattative, per quanto azzardato si potesse definire buono l'esito dell'incontro mattutino tra Saga e Fenrir.
A tutte le giovani reclute fu ordinato di non occupare l'ampia sala da pranzo, ragion per cui alcune di loro si diedero appuntamento nel grande cortile centrale, per trascorrere qualche minuto in compagnia prima di coricarsi.
"Avete visto la delegazione straniera? Era capeggiata da un gracile anziano col suo seguito di soldati" chiese Ioria ai suoi compagni.
"Già, molto particolare il loro modo di abbigliarsi, così diverso dal nostro!" rispose Milo, poggiato sul bordo della grande vasca centrale.
"Fuori dall'edificio sono legati i loro cavalli, animali davvero meravigliosi, raramente ne ho visti di così affascinanti!" fece Shura, scalciando distrattamente qualche ciottolo.
"Cosa ne capisci, tu, di cavalli?" chiese ironico DeathMask, poggiato al tronco di un albero.
"In Spagna vengono allevate alcune delle migliori razze d'Europa" rispose il compagno, a braccia conserte e con tono fiero, nonostante la provocazione.
"Sono dei fjord, Shura..." si intromise Aphrodite, fino ad allora rimasto in silenzio, seduto su una panca "...una delle razze più antiche e pure al mondo, che popola da millenni la Scandinavia. Ne ho visti molti esemplari durante la mia infanzia".
"Hanno una costituzione molto più robusta dei cavalli che popolano le alture dello Jamir" aggiunse Mur, facendosi avanti, attratto dalla conversazione. Gli altri compagni ascoltavano incuriositi. Tutti, tranne uno, desideroso soltanto di intromettersi con fare irritante:
"Ecco, tutti che si scoprono esperti di equini ora!"
"DeathMask!" lo rimproverarono in molti. Lui sorrise soddisfatto, tornando a poggiarsi all'albero. Nel brusio generale, Camus chiese sottovoce al vicino Shaka:
"Stavolta non ti ritiri nel silenzio della nostra camera? Non eri quello che preferiva la solitudine e la meditazione?" sorrise.
"Gradisco anche godermi la fresca aria della sera, ancor più se circondato da queste gradevoli piante" rispose l'altro, con tono meno schivo del solito. Camus fu felicemente sorpreso dal quel gesto, abituato come molti suoi compagni alle consuete maniere poco comunicative del giovane indiano, ma non lo diede a vedere, abituato a sua volta a rimanere il più delle volte sulle sue. Con un gesto istintivo, Camus si toccò la piccola benda che aveva al polso destro, ricordo di una ferita subita nel pomeriggio durante una delle fasi dell'addestramento.
"Cosa ti è successo?" chiese Shaka.
"Oh nulla, solo un colpo scagliato male. Una scheggia mi ha provocato un piccolo taglio".
"Com'è accaduto?"
"Vera mi aveva ordinato di raffreddare un grosso macigno con una graduale imposizione di energia cosmica: voleva che mi spingessi oltre i -20 °C, ma nonostante i miei sforzi non sono riuscito a superarli; secondo Vera sono giunto, infatti, soltanto intorno ai -10. Durante l'esercizio mi sono sentito frustrato perché per la prima volta ho visto i miei sforzi esaurirsi in inutili tentativi, così ho deciso di forzare il colpo, facendo però esplodere il macigno, i cui detriti mi hanno colpito in vari punti, lasciandomi fortunatamente soltanto questa piccola ferita".
"Avrai altre possibilità, un Cavaliere non si forma in pochi giorni".
"E' vero, ma non sono soddisfatto della mia prova" disse con tono rassegnato l'altro, abbassando lo sguardo.
"Non avere fretta, raggiungerai i tuoi obiettivi". Camus non rispose.
"Il tuo cosmo, invece..." aggiunse dopo qualche istante, evitando di discutere ancora del proprio fallimento "...è già molto sviluppato rispetto alla norma, sei davvero forte!"
"Ho soltanto avuto la fortuna di iniziare ad allenarmi fin dalla più tenera età al monastero, niente di più".
"Non solo, hai anche una naturale predisposizione nell'affinazione del cosmo, questo è sotto gli occhi di tutti. Posso sapere chi ti ha allenato?" osò chiedere il giovane francese. Shaka lo fissò e rispose:
"Potrei risponderti dicendo che sono stati i miei maestri monaci, ma non sono abituato a mentire, per cui ti rispondo che non sono stati loro,  ma qualcun altro di cui non posso rivelarti l'identità. Probabilmente un giorno lo saprai...lo saprete...ma per ora ti chiedo di rispettare questa mia decisione".
"Va bene, ma certo..." rispose, un po' interdetto, il compagno "...lasciatelo dire, Shaka, se prima apparivi enigmatico, ora lo sei ancor di più".
Intanto, nella sala principale, l'incontro stava per volgere al termine, dopo un tranquillo scambio di opinioni tra Sion e Fenrir, a cui presero parte anche Micene e Saga, in Armatura d'Oro, e Folken. I due Cavalieri d'Oro, solo apparentemente distesi e rilassati, si erano incontrati poco prima dell'inizio del convivio, discutendo sottovoce nell'oscurità serale del colonnato che delimita il cortile centrale dell'Accademia. Fu allora, infatti, che Saga aveva confessato a Micene una parte di verità:
"Saga, mi hanno detto che le trattative si sono concluse nel migliore dei modi, eppure non mi sembri affatto soddisfatto. Cosa ti turba?"
"Micene, ho parecchie cose da confessare, ma non ora e non qui! Ne discuteremo nelle sale del Sacerdote"
"Hai intenzione di discuterne con Sion?..." chiese stupito Micene "...Santo cielo, Saga, la faccenda è molto seria a quanto pare".
"Più di quanto immagini".
Seduti di fianco al Sacerdote, i due Cavalieri d'Oro si erano scambiati molto spesso delle occhiate veloci, un gesto frenetico che a Sion non era certamente sfuggito, come non poté sfuggire alla sua attenzione l'espressione frastornata ed un po' stanca di Fenrir:
"Se avete intenzione di ripartire già da ora..." fece Sion, dal suo scranno in legno "...non ho intenzione di trattenervi oltre, eppure permettete che vi inviti ancora una volta a trascorrere qui la notte. Sembrate molto stanco, meritate un po' di riposo".
"Oh, non è nulla, venerabile Sacerdote di Atena, il malore avuto quest'oggi non mi ha abbattuto, ci vuole ben altro per infiacchire la fibra di un abitante del regno del nord. Vi ringrazio per il cortese invito, ma preferisco fare ritorno ad Asgard quanto prima, come stabilito col mio seguito".
"Se sono queste le vostre intenzioni, allora vi saluto amichevolmente, impartendo la benedizione di Atena sulla vostra gente ed il vostro regno".
"Vi ringrazio, Eccellenza..." rispose Fenrir, con un inchino "...Odino vi doni salute e pace".
Folken imitò il delegato, inginocchiandosi a sua volta, prima che i due si dirigessero verso la porta, accompagnati dai due Cavalieri, avendo cura di non dare le spalle a Sion se non prima di tre passi all'indietro. Chiusa la porta della camera, Sion udì i passi dei quattro uomini allontanarsi verso l'uscita dell'Accademia. Rimasto solo, gettò lo sguardo sulla pergamena che sanciva il contratto commerciale poggiata sul tavolo e sospirò profondamente prima di alzarsi per raccoglierla. Avvolto nei suoi candidi paramenti, attese il ritorno dei suoi Cavalieri leggendo distrattamente le righe del documento. Dopo pochi minuti la porta si aprì di nuovo.
"Sono certo che voi due mi dovete delle spiegazioni" disse con spiazzante naturalezza, dando le spalle ai suoi Cavalieri, non appena i due furono rientrati. Saga e Micene si fermarono, scambiandosi un'occhiata preoccupata.
"Vi conosco bene, so che mi stavate nascondendo qualcosa in presenza dei nostri ospiti" aggiunse  con più decisione Sion, esigendo una rapida confessione.
"Grande Sacerdote..." intervenne Saga, facendosi coraggio "...Micene è del tutto estraneo a questa vicenda, ma vi prego di continuare a parlarne nelle sale del Santuario, lontano da orecchie indiscrete".
"E sia" rispose calmo il Sacerdote.
I tre presero la via delle Dodici Case, immersi nel chiarore notturno della luna, particolarmente luminosa in quelle sere. Fingendo di non aver letto fino in fondo il documento che portava con sé sotto la veste coprente, Sion chiese a Saga i dettagli dell'accordo, sperando che quest'ultimo iniziasse a confessare prima di giungere al Tempio. Col supporto di Micene, che aveva compreso le difficoltà del compagno nel reggere la situazione, Saga riuscì a tergiversare, giungendo fino in cima senza aver accennato agli scomodi eventi che lo avevano visto protagonista. Il Sacerdote lasciò fare.
Giunti nella sala del trono, i due Cavalieri si fermarono ai piedi dei piccoli gradini che li separavano dal trono, osservando il Sacerdote avvicinarvisi lentamente, strusciando le lunghe viste sul grande tappeto porpora:
"Ti ascolto, Saga..." disse infine Sion, sfilando dalle vesti la pergamena "...Parla pure!" Il Cavaliere riordinò le idee, stringendo i pugni in maniera nervosa, cosa che Micene, al suo fianco, notò immediatamente.
"Dovete sapere, Gran Sacerdote, che il documento che stringete tra le mani non sarebbe mai stato firmato se io non avessi forzato la mano del diplomatico di Asgard" esordì Saga senza mezzi termini, curandosi ad ogni modo di non fissare negli occhi il suo interlocutore. Micene lo fissò stupito, voltandosi verso di lui, in attesa, mentre Sion, impassibile, ascoltava poggiando le mani ai braccioli del trono, nonostante fosse in cuor suo sorpreso a sua volta da tali parole. Rotto il ghiaccio, Saga fu un fiume in piena, riuscendo per qualche istante anche ad incrociare il suo sguardo con quello cupo di Sion:
"La verità è che ho obbligato il diplomatico a firmare ma, nonostante il mio atto deplorevole, questo è solo il piccolo dettaglio di una vicenda molto più complessa. L'incontro sembrava avviato verso un esito positivo prima che, improvvisamente, il mio interlocutore decidesse di tirarsi indietro, rifiutando l'offerta più che vantaggiosa che avevo proposto ed iniziando ad insultare voi, me, Micene e le Sacerdotesse dell'Accademia per il trattamento, a suo dire, poco cortese col quale era stato accolto. A quelle parole oltraggiose ho perso la pazienza e..." attese qualche istante "...ho abbandonato le buone maniere, costringendolo a confessare le reali intenzioni che si celavano dietro una decisione tanto inusuale, quanto ingiustificata. Sono state parole terribili da ascoltare: il suo era un piano architettato insieme ad alcune famiglie nobiliari di Asgard, con l'intenzione di far saltare questo importante accordo, ritornare in patria e creare tumulti tra la popolazione contro i Polaris, ritenuti colpevoli di incompetenza politica per aver istaurato buoni rapporti con noi greci ed in particolare con voi, Grande Sion, da sempre ostile ai piani espansionistici dei casati più audaci di Asgard e da oggi bollabile anche come uomo scarsamente affidabile in ambito diplomatico, se non fosse stato raggiunto l'accordo tanto sperato. Alcune famiglie nobiliari stanno preparando un colpo di stato ai danni dei nostri alleati Polaris ed il mancato accordo doveva essere il mezzo per convincere la popolazione di Asgard ad appoggiare la rivolta. Una volta sovvertito il potere ad Asgard, queste famiglie avrebbero perseguito i loro piani di conquista, espandendo le proprie mire anche al Mediterraneo, come successe molti anni fa, durante i vostri primi anni di regno. Con l'accordo firmato abbiamo guadagnato del tempo, ma Asgard rischia lo stesso di trasformarsi presto in una polveriera. Con o senza l'appoggio della popolazione, il loro piano non si fermerà." Micene ascoltò incredulo, mentre Sion rimuginò qualcosa, portandosi una mano al mento, prima di chiedere con tono freddo:
"In che modo l'hai costretto a confessare? Possibile che non abbia chiesto aiuto o che nessuno tra i suoi soldati abbia sospettato di nulla?" Saga abbassò lo sguardo e non rispose, ben consapevole che avrebbe dovuto affrontare una domanda così pericolosa. Micene ebbe un presentimento.
"Non rispondi?" chiese Sion, alzando la voce. Saga digrignò i denti, in evidente difficoltà, e rispose tutto d'un fiato, vuotando il sacco:
"L'ho condotto fin sul baratro della Dimensione Oscura, ma quel Fenrir si è dimostrato uomo pericoloso e molto astuto: resisteva, non cedendo alla paura, fin quando non ho deciso di utilizzare i miei poteri per costringerlo a collaborare. Si è poi risvegliato dal torpore non ricordando nulla di quanto accaduto".
"Saga..." fece Micene, non riuscendo, però, a continuare.
"E' tutto?" chiese Sion, gelido.
"No, Sacerdote! E' giunto il momento di confessare anche dell'altro: come ricorderete, non più tardi di qualche sera fa ho avuto una discussione con voi nelle vostre stanze private. Avevate scoperto in me una debolezza che non ero riuscito a mascherare ai vostri occhi. Ebbene, vi mentii quella sera: la mia debolezza non fu dovuta alla vista dell'astro malefico che incombe su di noi, ma ad altro". Sion e Micene, seppur esternandolo in modo diverso, rimasero sorpresi da tale, inaspettata confessione,  che confermava i sospetti avuti dal Sacerdote fin dal primo istante. Saga proseguì, preferendo, però, non rivelare l'identità di suo fratello:
"Quel giorno fui attanagliato dai sensi di colpa per aver usato, ancora una volta, i miei poteri contro un uomo, al di fuori del perimetro sacro. Un uomo che mi aveva dato la dimostrazione di aver risvegliato in parte il suo cosmo. Un evento eccezionale, ma in questo caso spiacevole: costui, che non ha mai goduto dell'influsso benefico di questo luogo sacro, aveva sviluppato un cosmo dalla natura indecifrabile e molto pericolosa, a cui ho dato un freno, costringendolo a non utilizzarne più il potere". Un silenzio opprimente pervase la sala, rotto solo dal debole tintinnio metallico delle piastre dorate delle Armature che si toccavano ad ogni piccolo movimento dei rispettivi possessori. Saga abbassò gli occhi e percepì lo sguardo del vicino Micene fisso su di lui. Dopo qualche istante, Sion si alzò, talmente sbalordito da quelle parole da non voler neppure chiedere l'identità di quella persona, seppur avesse più d'un sospetto sulla sua identità.
"Saga, spogliati immediatamente della tua sacra corazza!..." disse con gelida fermezza "...Riponila qui e lasciala sotto la mia custodia!" Fu un colpo tremendo, ma non del tutto inatteso, ragion per cui il Cavaliere accettò quelle parole in silenzio, accigliandosi.
"Grande Sion aspettate, non..."
"Silenzio Micene, non una parola di più! Non posso accettare che un mio Cavaliere infranga senza remore la legge del Grande Tempio: non utilizzare le proprie capacità cosmiche sulla popolazione civile, non torturare, non utilizzare il cosmo per scopi personali, regole che Saga sembra aver dimenticato .Conducilo immediatamente alla prigione di Urano".
Saga lasciò andare la sua corazza che, in un lampo di luce dorata, si ridispose in totem ai piedi del trono.
"Ora va', Micene! Puoi usufruire di uno dei passaggi laterali per evitare di attraversare le dodici Case." aggiunse Sion. Il Cavaliere del Sagittario non si oppose e, dopo un cenno del capo, poggiò una mano sulla spalla del compagno, guidandolo verso l'uscita:
"Andiamo!" I due sfilarono sulla destra del Sacerdote, dirigendosi verso una delle uscite situate dietro i tendaggi della sala, che conducevano a gallerie scavate nel cuore del monte del Tempio, sbucanti in punti strategici ai piedi del perimetro cinto da mura. Lo sguardo deciso, ma stanco, di Sion si posò prima su Micene che, a malincuore, stava eseguendo l'ordine fissando la porta, poi su Saga, scambiando con quest'ultimo un'occhiata prolungata; fu il Cavaliere dei Gemelli a distogliere per primo lo sguardo, chiudendo gli occhi con una smorfia desolata, prima di voltarsi verso l'uscita. La porta si chiuse, lasciando Sion da solo nella sala. Con un sospiro profondo, il Sacerdote slacciò il grande monile dorato che aveva al collo e lo poggiò con poca cura sul trono, prima di dirigersi mestamente nel suo studio, scuotendo il capo.
Intanto, nella piccola galleria scavata nella roccia, i due compagni avevano quasi raggiunto la fine della discesa.
"Saga, rispondimi! Avanti! Perché non me l'hai detto prima? Perché non ti sei confidato con me?" continuava a ripetere Micene, senza ottenere alcuna risposta.
"Amico ascolta..."
"No Micene, non c'è altro da dire!"
"Saga, parlerò io al Sacerdote, cercherò di fargli capire le tue ragioni, ma ora tu devi darmi qualche spiegazione. Su Asgard e sull'uomo la cui mente hai manipolato giorni fa. Ho bisogno di sapere".
"Non c'è niente da sapere! Micene, fa quello che devi fare e non pensare più a me, la mia vita è ormai compromessa, perciò ti prego di non infierire. Insieme a Sion devi risolvere al più presto la situazione diplomatica con Asgard, è questa la cosa più importante in questo momento. Non possiamo sapere cosa accadrà al ritorno degli emissari, è opportuno che Sion resti in perenne contatto col capo fazione di Asgard. E' possibile, anche, che quel Fenrir riacquisti la memoria prima o poi, non ho forzato il mio colpo quando l'ho costretto a confessare".
La prigione di Urano era una gabbia scavata nella roccia su un picco montuoso situato a nord delle falesie di arenaria, oltre la piccola foresta di macchia mediterranea, situata ai piedi del versante occidentale del monte del Tempio. La cella era stata ideata per avere l'entrata rivolta a sud, affacciata verso il mare, direzione dalla quale provenivano i venti più forti e impetuosi che, a quell'altezza, sferzavano la costa senza incontrare alcun ostacolo sul proprio cammino, e dalla quale si poteva godere del massimo irraggiamento quotidiano, scelta voluta per costringere il malcapitato prigioniero a subire la furia dei venti nei mesi più freddi e la calura opprimente in quelli più caldi,  retaggio di un'epoca antica, nella quale si istituirono pene durissime, tra le quali anche la pena di morte, per criminali, traditori ed  assassini: prigioni come quella di Urano o di capo Sounion ne erano ancora la testimonianza viva.
I due la raggiunsero in breve tempo, percorrendo il piccolo sentiero scavato sul fianco dell'altura:
"Su, entra" fece Micene, dopo aver aperto le sbarre con l'imposizione del proprio cosmo. Saga entrò, senza fiatare, sfuggendo agli sguardi del compagno.
"Faccio ritorno al Santuario e parlerò con Sion. Verrò a trovarti domattina per informarti sulle sue decisioni..."
"Quali decisioni Micene? Dopo aver risolto la vicenda con gli asgardiani mi priverà per sempre del titolo di Cavaliere d'Oro e probabilmente mi condannerà a morte. Sono qui prigioniero soltanto perché ora ha cose più urgenti di cui occuparsi". Saga si sedette, poggiandosi alla parete, mentre Micene gli si avvicinò, rimanendo in piedi.
"Saga, se abbiamo scoperto questo complotto lo dobbiamo soprattutto alle tue azioni. Hai infranto le regole, è vero, e per questo Sion ha deciso di imprigionarti, ma se la situazione si stabilizzerà sarà anche merito tuo e di questo il Sacerdote ne terrà di certo conto. Ciò che davvero mi preoccupa è la tua condotta di qualche giorno fa: era davvero necessario manipolare la mente di quell'uomo? A proposito, di chi si tratta? Lo conosco?" Saga sorrise amaro ed alzò finalmente il capo, rivolgendosi al compagno scuotendo il capo:
"No, non lo conosci. E' solo un giovane abitante del mio villaggio d'origine. Promettimi una cosa, Micene".
"Di' pure".
"Ti rivelerò l'identità di quell'uomo se dovessi perdere per sempre l'Armatura d'Oro o, peggio, la mia vita. Devi promettermi che ti prenderai cura di lui, che lo porterai qui al Tempio e lo allenerai intensamente fino a renderlo un Cavaliere. Sono certo che l'influsso benefico di questo luogo e la convivenza con uomini nobili ed altruisti come te, possano purificare il suo cosmo, trasformandolo in una persona degna di appartenere ad Atena". Micene non comprese a fondo il significato di quelle parole, ma ebbe il sospetto che l'uomo misterioso fosse una persona legata fortemente al suo compagno:
"Saga, io..." il compagno lo interruppe, alzandosi in piedi.
"Micene, ti prego, in nome della nostra amicizia rispondimi e non chiedermi altro: prometti di fare ciò che ti ho chiesto?" Dopo un sospiro desolato, il Cavaliere rispose:
"Te lo prometto".
"Ora va', lasciami solo" disse l'altro, voltandosi e percependo ancora lo sguardo fisso di Micene su di lui. Il Sagittario avrebbe voluto dire dell'altro, ma decise di assecondare il compagno, intuendo il suo profondo disagio:
"Faccio ritorno al Grande Tempio" aggiunse soltanto, prima di richiudere la cella, non meravigliandosi di non ricevere alcuna risposta. Diede un'ultima occhiata al suo compagno da dietro le sbarre e ritornò sui suoi passi, dirigendosi verso il Santuario. Turbato e profondamente dispiaciuto dalla situazione, decise di ritornare immediatamente nelle sale del Sacerdote: dopo essersi voltato ancora una volta in direzione della prigione, poco prima di attraversare la piccola foresta, affrettò il passo per scaricare parte della tensione accumulata in quel frangente.
Saga, intanto, afferrate le sbarre della cella e poggiato il capo su di esse, osservava le fievoli luci del Grande Tempio e di Rodorio in lontananza. Chiuse gli occhi e cadde lentamente in ginocchio, rassegnato al fatto di aver agito in modo troppo irruento in entrambe le situazioni che lo avevano visto protagonista di azioni indecorose; in particolare, riaffiorarono nel suo animo le sensazioni provate nella Dimensione Oscura quando, fuori di sé, aveva deciso di ottenere con la forza la firma del contratto:
"E' stata la prima volta che mi sono lasciato vincere da una furia così cieca ed incontrollabile..." diceva tra sé e sé "...Mai prima d'ora avevo ceduto all'ira in quel modo. Ira, incubi e paure: da quando ho infierito su Kanon è come se stessi subendo uno strano contrappasso. E poi quelle strane sensazioni che vivo da quella notte..." Il pensiero dello strano incubo che lo afflisse poche sere addietro, l'immagine del terreno desolato, bagnato dalla pioggia, degli spiriti che si facevano beffe di lui, tutto ciò fece ancora una volta capolino nei suoi ricordi, così come il profilo misterioso, con in mano una daga dorata, avvolto in un'aura fosca e poco definita, forse l'immagine più inquietante tra le tante che lo stavano tormentando. Riaprì gli occhi, per distogliere la mente da quelle visioni nefaste, limitandosi a ripensare al castigo inflittogli da Sion:
"Che umiliazione ho subito..." sussurrava sotto la luce lunare "...Mai avrei immaginato una cosa simile". Venne distratto da delle luci all'orizzonte: erano lampi in mare aperto, che accompagnavano una grossa perturbazione.
Risalito dallo stesso tunnel sotterraneo utilizzato precedentemente, Micene fece ritorno nella sala del trono. Non appena richiuse la porta dietro di sé, Sion lo richiamò con voce impaziente:
"Micene sei tu? Entra pure!" Il Cavaliere si diresse lentamente, quasi con timore verso lo studio privato di Sion, oltre i tendaggi. La sola eco dei suoi passi l'accompagnò fino all'ingresso della saletta.
"Grande Sion..."
"Saga è rinchiuso?" chiese il Sacerdote dando parzialmente le spalle al suo Cavaliere, mentre osservava distrattamente una pergamena che aveva in mano.
"Sì, Grande Sion. E a tal proposito vorrei discutere con voi di questa decisione". Sion staccò gli occhi dalla pergamena, lo fissò e annuì:
"Ti ascolto, immaginavo tu volessi dirmi qualcosa". Il Cavaliere fu sollevato di poter esprimere questa volta la sua opinione:
"Eccellenza, la prigionia è una pena giusta se commisurata alla condotta di Saga, eppure mi preme riferirvi che, paradossalmente, pur compromettendo il suo onore di Cavaliere, le sue azioni sono state utili per svelare l'inganno tesoci dagli asgardiani..."
"Micene..." lo interruppe Sion "...percepisco chiaramente l'agitazione che ti assale, ma sappi che anche per me è stato difficile prendere questa decisione, nonostante non potessi fare altrimenti: è vero, la vicenda odierna si è rivelata molto complessa e delicata, seppur gestita in modo imperfetto, ma non posso tollerare la manipolazione di quel civile a cui ha accennato, oltretutto estraneo a questo luogo."
"Temo che anche questa vicenda sia molto più complessa del previsto, Eccellenza".
"Che intendi dire?" Micene rispose, soppesando bene le parole, per rispettare la promessa fatta all'amico.
"Grande Sion, ho avuto modo di parlare con Saga di questa vicenda durante il tragitto. Mi ha risposto in modo sincero, mi è bastato guardarlo negli occhi per appurarlo: sono sicuro che ciò che ha fatto abbia salvato la vita di quell'uomo, altrimenti divorato dal suo stesso cosmo irrequieto. Risvegliare il cosmo anche quando non si è allenati per farlo è segno di grande vigore, ma pensateci bene: quante volte un cosmo inadeguato ha corrotto la mente degli uomini? Quante volte è accaduto anche nella millenaria storia del nostro Ordine che Cavalieri di Atena abbiano ceduto alle lusinghe di un cosmo oscuro? Purtroppo non tutti riescono a comprendere la differenza che sussiste tra cosmo e potere e chi associa le due cose, considerandole legate, non può far altro che godere dell'estasi di ciò che ha conquistato, ignorandone le conseguenze: chi non è capace di cogliere questa differenza, ne viene inevitabilmente travolto. Sono certo che Saga abbia agito conscio di questa amara verità".
Sion ascoltò con attenzione e riflesse a lungo prima di esporre il suo parere, sorpreso dalla cura delle parole e dall'enfasi profuse dal suo Cavaliere:
"Non è da tutti risvegliare il proprio cosmo senza un briciolo di addestramento. Saga ha affermato di essere legato a quest'uomo..." ma non aggiunse altro, ritornando a rimuginare in silenzio. Micene non rispose, sospettando  che Sion stesse per giungere ad una conclusione non troppo lontana dalla verità.
"Per quanto tempo avete intenzione di lasciarlo in prigione?" chiese poi.
"Se dovessi attenermi alle leggi in maniera rigorosa, potrei anche condannarlo a morte".
"Grande Sion..." esclamò Micene, non del tutto sorpreso da quelle parole.
"Ma il custode della legge sono io: mi prenderò del tempo per decidere della sua sorte. Se è tutto vero ciò che mi ha affermato, lo interrogherò personalmente e se si dimostrerà davvero pentito delle azioni commesse, allora forse potrei concedergli il perdono, misericordia che, però, in questo momento mi viene difficile da elargire. Ma tutto ciò non prima che questa vicenda con Asgard sia risolta, fino ad allora sconterà parecchi giorni in isolamento alla prigione di Urano, subendo una pena lunga ed inevitabile". Micene, parzialmente sollevato da quelle parole, si concentrò sul problema più incombente:
"Grande Sion, cosa pensate di fare ora che i delegati di Asgard sono andati via?"
"Raggiungere Asgard di persona".
"Che cosa?..." chiese stupito il Cavaliere "...Ne siete davvero sicuro?"
"E' l'unico modo per anticipare le mosse dei nostri nemici, ed è l'unico modo per parlare schiettamente col sacerdote di Odino".
"Sono pronto a seguirvi se è questo che desiderate! Suggerisco di fare in fretta, fra pochi giorni la delegazione sarà di ritorno".
"Pochi giorni saranno più che sufficienti..." rispose Sion, stupendo il Cavaliere "...Tu, Micene, non verrai con me: pur non delegandoti alcun potere e nessuna responsabilità straordinaria, in un certo qual modo tu dovrai reggere il Grande Tempio fino al mio ritorno. Segui gli allenamenti, prenditi cura delle reclute ed assisti la popolazione in caso di necessità. Saranno due Cavalieri d'Argento a seguirmi, ti ordino di tornare qui al Santuario domattina con Fedro di Eridano ed il suo giovane braccio destro, da poco eletto Cavaliere della Lira se rammento bene".
"Il programma di allenamenti verrà stravolto in questi giorni..." fu l'unica cosa che Micene riuscì a rispondere.
"Purtroppo non posso fare a meno che andare di persona e di avere al mio fianco delle guardie del corpo. Ti chiedo di allenare personalmente il mio allievo insieme a Ioria e Shura. I Cavalieri di Bronzo, allievi di Fedro, verranno invece assegnati ad alcune Sacerdotesse, lascio a Vera la decisione di nominare le sostitute del Cavaliere d'Argento".
"Come desiderate..." rispose Micene "...Se questo è tutto, col vostro permesso faccio ritorno alla nona Casa. Domattina, all'alba, trasferirò gli ordini ai diretti interessati".
"Va' pure Micene, Atena ti benedica".
"Benedica tutti noi" rispose il Cavaliere con un inchino rispettoso.
Tornato alla sua Casa e riposta l'Armatura, Micene si coricò, concedendosi pochi istanti di rilassamento per scrivere qualche riga sul proprio diario personale, prima che i mille pensieri della sua mente cedessero alla stanchezza.



-Cavaliere di Gemini-
_________________
Vai armatura dei Gemelli, vola dalle altre armature d'oro. Gemini lascio tutto nelle tue mani
-Kanon di Gemini-


Back to top
View user's profile Send private message
WLTR88
A un passo dal ban
A un passo dal ban


Joined: 19 Jan 2017
Posts: 237


Location: Urzulei, Sardegna

PostPosted: Thu Feb 23, 2017 23:54 pm    Post subject: Reply with quote

Ho avuto un ispirazione sulla storia del prossimo capitolo della mia fanfic. Grazie Cavaliere di Gemini.
Back to top
View user's profile Send private message Send e-mail
Cavaliere di Gemini
Cavaliere Divino di Andromeda
Cavaliere Divino di Andromeda


Joined: 10 Mar 2014
Posts: 2756


Location: Teggiano (SA), Italia

PostPosted: Fri Feb 24, 2017 0:13 am    Post subject: Reply with quote

Che fai, copi?  

Dai, attendo per leggere in cosa sono stato d'ispirazione!

-Cavaliere di Gemini-
_________________
Vai armatura dei Gemelli, vola dalle altre armature d'oro. Gemini lascio tutto nelle tue mani
-Kanon di Gemini-


Back to top
View user's profile Send private message
WLTR88
A un passo dal ban
A un passo dal ban


Joined: 19 Jan 2017
Posts: 237


Location: Urzulei, Sardegna

PostPosted: Sun Mar 05, 2017 19:11 pm    Post subject: Reply with quote

L'ispirazione che mi hai dato è dovuta alla presenza di Aiolos e Saga nel capitolo, e quindi mi è venuto in mente che potevo usare il capitolo della mia fanfic per una sorta di riconciliazione tra Aiolos e Saga.

Back to top
View user's profile Send private message Send e-mail
Display posts from previous:   
Post new topic   Reply to topic    ICavalieriDelloZodiaco.net Forum Index -> Fanfic & Fanart All times are GMT + 1 Hour
Page 1 of 1

 
Jump to:  
You cannot post new topics in this forum
You cannot reply to topics in this forum
You cannot edit your posts in this forum
You cannot delete your posts in this forum
You cannot vote in polls in this forum

Card File  Gallery  Forum Archive
Space Pilot 3K template by Jakob Persson.
Powered by phpBB © 2001 phpBB Group
Create your own free forum | Buy a domain to use with your forum