ICavalieriDelloZodiaco.net Forum Index ICavalieriDelloZodiaco.net
Il forum dedicato al mondo leggendario de I Cavalieri dello Zodiaco e a tutti gli spin-off del marchio Saint Seiya
 
 FAQFAQ   SearchSearch   MemberlistMemberlist   UsergroupsUsergroups   Join! (free) Join! (free)  
 ProfileProfile   Log in to check your private messagesLog in to check your private messages   Log inLog in 

La prima guerra sacra

 
Post new topic   Reply to topic    ICavalieriDelloZodiaco.net Forum Index -> Fanfic & Fanart
View previous topic :: View next topic  
Author Message
Please Register and Login to this forum to stop seeing this advertising.






Posted:     Post subject:

Back to top
TheHellion



Joined: 29 May 2017
Posts: 16



PostPosted: Sun Jun 11, 2017 22:26 pm    Post subject: La prima guerra sacra  Reply with quote

Capitolo 1
Questo è l'inizio della guerra sacra

L'uomo non percepisce ciò che è superiore ai suoi sensi.
Egli nasce, cresce, vive, cercando e sognando ciò che vede, tocca, sente.
L'umanità è ignara di quanto sia dura la lotta per la sua libertà, di quanti sacrifici siano richiesti poiché il Male non la divori.
Loro non sanno che una sola dea si erge contro i suoi simili.
Una sola degli immortali li ama più di sé stessa ed è pronta a tutto pur di proteggerli.
Atena, dea della guerra e della giustizia lotta per questo contro il potere nefasto del grande signore degli Inferi Ade: fratello di Zeus e Poseidone, che con essi divide il potere sull'universo.
È ferita e stanca ai piedi dell'Olimpo, sconfitta dalla solitudine e dalla forza incontrastabile dell'armata sempre più numerosa degli Inferi.
La pesante armatura d'oro è diventata un fardello troppo oneroso per il corpo della dea, esattamente come il grande scudo rotondo, sfregiato dalla furia del signore dei morti.
Il sangue fluisce con la vita dalla ferita al petto, bruciante e dolorosa come l'odio di Ade per tutto ciò che è vivo.
La debolezza non le impedisce di abbracciare un'ultima volta il mondo intero.
Un bagliore di luce brilla e si espande irradia il calore della speranza, dell'ordine, del Cosmo.
Esplode e tace nel sussurro di una preghiera.
«È finita Atena.
Non hai più via di scampo.»
La dea scosta una corposa ciocca dei lunghi capelli per liberare lo sguardo.
Il suo sguardo incontra quello dell'azzurro cobalto degli occhi di Ade, placidi come l'acqua di un lago.
Ciò che Atena vede in lui e il vuoto più spaventoso, la privazione di ogni sentimento o emozione, persino dei pensieri. I capelli neri e folti del dio interrompono per qualche istante il contatto dei loro sguardi a causa del vento che li fa danzare nell'aria polverosa del campo di battaglia.
«Questa terra sarà mia: rassegnati.»
La lama della spada di Ade balugina di una luce scarlatta mentre punta contro il viso di Atena.
«Il mondo non appartiene agli dei, ma agli uomini Ade.»
La dea posa i palmi a terra, dopo essersi liberata dello scettro e dello scudo. Con le ultime forze si alza in piedi e sostiene fiera lo sguardo ferino del suo nemico.
«Tutto inutile» mormora, suscitando il controllato stupore sul viso giovane e imberbe di Ade.
«Anche se sono sconfitta, non lo è la mia speranza e il mio potere che  è ora diffuso in tutto il mondo.
Si trasformerà nei sogni degli uomini, nella loro forza e li aiuterà a opporsi a te ogni volta che allungherai la mano su di loro.
Al tuo contrario, non smetterò mai di credere in loro!»
Una fitta di nuovo dolore scuote la dea della giustizia, mentre altro sangue cola a copiosi rivoli dalla ferita aperta sull'addome.
«Che la morte ti faccia tacere ora e per sempre, nipote» sentenzia il dio dell'Inferno, mentre estrae la spada dalle carni di lei, senza strapparle un lamento.
«Abbandonato dai tuoi fratelli, ricacciato negli inferi, temuto da chi hai amato, hai trasformato la tua gentilezza in rancore verso gli uomini.
Hai sbagliato Ade.
Non sono loro i responsabili del tuo esilio!»
La consistenza del corpo della dea diventa sempre più labile.
Le carni e le ossa si tramutano lentamente in luce.
Una luce che ferisce gli occhi di Ade e lo costringe a socchiuderli.
Le parole di Atena si diffondono nel vento, come la sua essenza.
«Sei tu la causa della tua rovina ed è per questo che non vincerai mai questa guerra.»
La spada del dio fende l'aria con affondi feroci, carichi di rabbia.
Una ferita in lui ha iniziato a sanguinare un ricordo profondo e perduto che riporta alla sua mente le immagini di visi terrorizzati, di occhi in lacrime, di vita che avvizzisce, di colori che lentamente si trasformano in nero.
Sin dalla sua creazione egli è stato maledetto dal potere di dare la morte, che ha divorato ogni cosa gli sia appartenuta, anche lui stesso.
«Non è così Atena!
Sei tu che non vuoi vedere ciò che fanno gli uomini al mondo che dovrebbe essere nostro!
Stolta accecata dai loro sentimenti non hai compreso che solo la morte può portare la pace che predichi tanto!»
Ade lancia la sua spada contro le eterne rocce dell'Olimpo.
La lama affonda, producendo una crepa che si estende verso l'alto, fino a separare uno sperone di pietra dal resto del monte.
La terra sanguina fango antico che si diffonde ai piedi del dio, calzati nei pesanti stivali dell'armatura nera come le gemme dell'Inferno.
Dalla frattura della pietra proviene un vento caldo che odora di zolfo.
Il fumo abbraccia la figura solitaria di Ade che si addentra nel passaggio aperto verso il suo regno.
Ha vinto la battaglia, ma non la guerra.
Quella luce diffusa lo indebolisce, lo contrasta e lo costringe alla ritirata.
Non è possibile debellare la dea sognatrice, non così.
C'è bisogno di un esercito che perseguiti, cancelli ciò che è rimasto di lei.
Serve un esercito di ombre che divori la luce della sua speranza e distrugga gli uomini.
Back to top
View user's profile Send private message
WLTR88
A un passo dal ban
A un passo dal ban


Joined: 19 Jan 2017
Posts: 252


Location: Urzulei, Sardegna

PostPosted: Fri Jun 23, 2017 17:31 pm    Post subject: Reply with quote

Un buon capitolo, con l'introduzione alla storia.
E' un peccato che Kurumada non abbia ancora pensato alla prima guerra sacra, magari lasciando i disegni a qualcun altro.
Back to top
View user's profile Send private message Send e-mail
TheHellion



Joined: 29 May 2017
Posts: 16



PostPosted: Mon Jun 26, 2017 17:54 pm    Post subject: Reply with quote

Capitolo 2
Inazuma

«Corri, Sarya!
Esci di qui e porta con te tuo fratello!» grida mio padre.
Non l'ho mai visto così spaventato.
Egli si è parato tra noi e un terribile intruso: un uomo che non ho mai visto con gli occhi carici d’odio.
È alto e imponente, molto più di mio padre e indossa una corazza nera, luccicante.
I suoi lunghi capelli bianchi scendono scartati lungo tutta la schiena.
Nonostante sia canuto il viso attorniato dal metallo scuro della maschera è giovanissimo.
«Sarya!
Sbrigati!»
Mia sorella obbedisce al nuovo imperativo di mio padre e mi prende per un braccio, trascinandomi via verso l'uscita del palazzo che si trova dietro di noi.
«Non possiamo lasciarlo solo, Sarya!» provo a oppormi, ma lei non sente legge.
Continua a correre, senza voltarsi.
«Non mi fermerai qui, Sophos!
Questa trappola serve a poco!» grida nervoso lo sconosciuto.
Avverto il rumore di un colpo e il lamento breve di mio padre.
No!
Non riesco ad accettare che qualcuno gli faccia del male.
Blocco quindi i miei passi, costringendo mia sorella a fare lo stesso.
«Andiamo Inazuma!
Non c’è tempo!» mi dice la sua voce tremante alterata dai singhiozzi.
«Non permetterò che nessuno di voi lasci questo luogo.
Le pietre della vostra casa saranno la vostra tomba» tuona la voce dell'estraneo, più forte e irata di prima.
«Brama di vita!» grida.
Mi confonde, perché non riesco a capire che senso abbia quella frase unita alle altre.
Odo poi un nuovo lamento di mio padre, più prolungato e disperato del primo.  
Scappo verso di lui, sfuggendo dalla stretta di Sarya.
Quello che vedo mi paralizza.
Il corpo di mio padre è avvolto da una luce bianca che sembra voler coprire le ferite aperte sul suo corpo.
La ricca veste che indossa è lacerata in più punti.
Lo vedo muovere le braccia, come se tracciasse un disegno ben preciso con le mani nell’aria.  
La strana luce divampa e si estende tutt'attorno accecando la vista del crudele intruso, costringendolo ad arretrare.
«Padre!» lo chiamo.
Lui volta appena il capo verso di me, mi regala un sorriso.
«Fa' il bravo Inazuma.
Va' con Sarya e non disobbedirle mai.»
«Padre» ripeto, singhiozzando.
Il suo tono di voce mi dice chiaramente che mi sta dicendo addio.
«Vai!»
Il suo grido è prolungato mentre la luce bianca pulsa per poi diffondersi tutta attorno a noi.
Mia sorella mi prende per un braccio e mi trascina via.
L'urlo dell'uomo con l'armatura nera riecheggia per lunghi istanti nelle ampie stanze del palazzo.
Le mura vengono scosse violentemente il pavimento trema sotto di noi, ma la disperazione non ci permette di fermarci.
La mia vista ritorna quando io e Sarya siamo già fuori.
Corriamo verso la foresta che circonda la costruzione solitaria dove sono nato, ci addentriamo nelle sue profondità, nascosti dalla notte.
Sarya si ferma soltanto dopo diversi minuti di corsa.
Deve riprendere fiato e le è doppiamente difficile, sia per l'affanno, sia per i singhiozzi.
Mi abbraccia forte, senza dire una parola.
Preme il mio capo contro il suo petto e mi dondola nel suo abbraccio.
La sua tristezza contagia anche me, che fino a questo momento avevo trattenuto le lacrime.
«Nostro padre è» inizio la frase che completa mia sorella.
«Non c’è più Inazuma.
Non c’è più!»
La sua stretta su di me è ancora più forte, tanto che mi toglie quasi il respiro.
Finora ho sempre percepito la presenza di mio padre.
Non so spiegare come, ma lo sentivo sempre vicino, sapevo che ci fosse, ma adesso non avverto altro che il freddo del vento che ci avvolge nella desolazione.
Le fronde degli alberi stormiscono, mentre il cielo nuvoloso ci minaccia di pioggia con tuono roboante.
«Dobbiamo trovare un riparo Inazuma.»
Nonostante Sarya riprenda a camminare e cerchi di tirarmi a seguirla io rimango immobile.
Una sensazione gelida mi scorre lungo la schiena sotto forma di un brivido.
Anche se non distinguo i suoni e non vedo nessuno, so che c’è qualcuno, qualcuno di molto ostile.
Anche Sarya se ne è accorta, perché ha smesso di tirarmi verso di lei.
Per un istante il vento sembra fermarsi, tutto tace, tranne il rumore di diversi passi sull’erba.
Il bagliore di un lampo illumina per pochi istanti noi e ciò che ci sta intorno.
Siamo attorniati da cinque persone.
Indossano tutti un’armatura nera e acuminata, così pesante da coprire tutte le parti del loro corpo, salvo i visi o parte di essi.
«Valentine dell’Arpia ci ha detto che avremmo presto trovato i figli di Sophos ed eccoli qui» afferma una profonda voce di uomo.
Io mi stringo a mia sorella, la quale mi chiude le braccia attorno.
«Non importa chi siate.
Non vi lascerò alzare un dito sul mio fratellino!»
Il buio si illumina della luce violacea che circonda le sagome dei cinque sconosciuti concedendoci di vedere i loro sorrisi divertiti.
«Non ha senso che ci presentiamo tutti.
Lo farò soltanto io: Giganto della Stella della Terra Violenta e rappresento la fine del vostro lignaggio.»
«Non vi perdonerò mai per quello che avete fatto» grida Sarya, mentre la stessa luce bianca che ha abbracciato nostro padre prende a splendere attorno alla sua sagoma.
Gli occhi di mia sorella si fanno determinati e penetranti, le sue labbra si assottigliano.
Le prime gocce di pioggia bagnano i suoi capelli castani, ma non sembrano turbarla minimamente.
Giganto tende il braccio verso di lei e la indica.
«La luce che ti avvolge e che hai ereditato da tuo padre ti rende un pericolo per il progetto del sommo Ade, signore dell’Oltretomba.
È l’eredità di Atena il Cosmo!
Per questo anche tu seguirai il suo esempio, da brava figlia.»
«Gli Spectre di Ade non riusciranno a piegarci, mai!» replica subito lei.
Una risata fragorosa esce dalla bocca dell’imponente uomo in armatura, che tuttavia si interrompe quando mia sorella gli si scaglia contro con un movimento velocissimo.
Il suo pugno destro si abbatte sul pettorale della voluminosa armatura del suo avversario, ma non ha alcun effetto.
«Cosa?» si chiede, sorpresa e spiazzata.
Il mio cuore si ferma come il respiro mentre Giganto la afferra per il collo e la  solleva da terra.
«Sembra che Sophos ti abbia istruito più che bene, ma non ti servirà quando ti avrò spezzato l’osso del collo.»
Mia sorella morirà se non faccio qualcosa!
Non posso rimanere qui immobile e aspettare che mi portino via anche lei, ma ho paura e sono piccolo, di fronte a quella montagna di metallo e muscoli, con lo sguardo nascosto dall’elmo.
Le mie gambe sono paralizzate, proprio come le braccia.
È forse un incantesimo di questi sconosciuti?
No!
È solo la paura!
Io posso muovermi, ma ho paura!
Le lacrime mi appannano la vista che non smette di fissare mia sorella.
La luce che la circondava è quasi completamente sparita.
Che stia morendo?
Mio padre mi ha parlato spesso dell’energia del Cosmo, del potere benevolo di Atena e del fatto che saremmo dovuti essere pronti a utilizzarlo contro un esercito di malvagi che vuole fare del male al mondo intero, ma io, fino a oggi non l’ho mai visto con i miei occhi.
Non ho idea di come liberare quella forza nascosta, né sono convinto di esserne capace.
Io non sono come Sarya!
«Giganto, ci occupiamo del ragazzino?» chiede uno degli altri quatto.
«No, lasciatelo guardare.
Voglio godermi la sua faccia spaventata ancora un po’.»
«Inazum» mormora appena, volgendo lo sguardo sofferente verso di me.
Mi sta chiedendo aiuto!
Non è mai successo, visto che è stata sempre lei a sostenermi e aiutarmi quando mi mettevo nei guai.
Lei è forte e ha una soluzione a ogni cosa è proprio come mio padre, forte e tenace.
Proprio come lui.
Per questo non voglio.
Non voglio perdere anche lei!
«Lascia andare» finalmente posso parlare.
«Lascia andare mia sorella.
«O?» mi deride Giganto.
«O ti farò a pezzi!»
Non so se riuscirò a mantenere la promessa che ho fatto al mio nemico, ma in questo momento tutta la paura si sta trasformando in rabbia.
Furia che scorre nelle vene, che brilla e si espande illuminando il mio corpo.
Un fulmine illumina di nuovo la foresta che tuttavia non ritorna nel buio subito dopo.
La luce che emana da me si estende per un ampio raggio, per poi riassorbirsi e concentrarsi sui pugni che scaglio contro il petto di Giganto.
«Lasciala andare!» grido, mentre i frantumi dell'armatura dello Spectre schizzano contro il mio viso.
Il colpo subito lo fa arretrare di un passo e  lo costringe a lasciar andare Sarya.
Ma è questione di un attimo, che le sue mani si serrano sul mio busto, catturandomi  in una morsa dalla quale non riesco a liberarmi.
«Cosa hai fatto?!
Come hai osato!?
Hai scheggiato la mia Surplice!
Soltanto per questo meriti di essere smembrato, moccioso!» urla furibondo, mentre serra ancora più forte la sua presa su di me.
Mi toglie la possibilità di respirare.
«Inazuma!» mi chiama Sarya, ma non riesco a rispondere.
Non posso dimenarmi né oppormi.
È davvero finita qui?
Morirò distrutto dalle mani di quest'uomo?
No.
Non lo accetto!
«Occupatevi della ragazza.
Al moccioso ci penso io» ordina Giganto.
«Sarya»
Non voglio che le facciano del male.
Non posso lasciare che succeda.
«Sarya!»
Finalmente riesco a gridare il suo nome.
Una forza immensa si espande dentro e fuori di me, baluginando ancora nella notte, per poi concentrarsi nel pugno destro, che abbatto contro un braccio del mio avversario.
È costretto a lasciarmi perché l'armatura che ricopriva l'arto si è frantumata sotto il mio colpo esattamente come l'osso.
A stento riesco a tirarmi in piedi dopo essere caduto a terra, perché sono stanco, sfinito, come se avessi compiuto uno sforzo immane.
Crollo di nuovo con il volto premuto sull'erba umida.
Due dei cinque Spectre mi raggiungono.
Uno di loro carica un pugno che viene avviluppato da una splendente luce violacea.
«Muori, moccioso una volta per tutte!»
Seguo il braccio che inizia a abbassarsi come una scure, fino a quando Sarya non si pone a difesa del mio corpo con il proprio.
Vorrei gridarle di spostarsi, ma non ne ho il tempo.
Lo strano sibilo di qualcosa che taglia il vento mi toglie il respiro e convince Sarya a stringersi ancora più forte a me.
Il rumore del metallo in frantumi e il lamento di alcuni dei cinque aggressori mi rincuora.
Sento una presenza benevola vicino a noi un grande Cosmo caldo come la luce del sole che abbraccia entrambi con delicatezza.
Lentamente Sarya si solleva e mi aiuta a tirarmi seduto, per poi stringermi tra le braccia.
È in quel momento che riesco a vedere colui che emana tanta forza.
È un uomo avvolto dal bagliore puro di luce dorata.
Indossa un’armatura d’oro che splende nella notte come un raggio di sole.
Dalle spalle spunta una meravigliosa coppia d’ali aperte.
Che sia un messo degli dèi?
«Angelòs di Sagitter» mormora Sarya, rapita dal lento incedere dell’uomo.
Sagitter?
Ho già sentito questo nome dalle labbra di mio padre.
Lui ne parlava come uno dei più grandi guerrieri di ogni tempo un uomo la cui esistenza è sospesa tra mito e realtà.
Non l’avevo mai visto in vita mia, per questo pensavo che fosse soltanto una figura leggendaria un esempio creato per essere seguito, invece ora i miei occhi assistono al prodigio della sua manifestazione.
«Chiedo perdono per il ritardo, Sarya.
Avrei dovuto raggiungerti prima o perlomeno era questo che avevo garantito a tuo padre.» suona armoniosa la sua voce.
Ora che è vicino riesco a vedere quanto sia giovane e umano.
Non avrà più dell’età di mia sorella, diciotto anni.
Il suo viso è carico  di tristezza e i suoi occhi verdi come smeraldi si sono lucidati di lacrime.
È triste proprio come me e come mia sorella.
Prova sentimenti esattamente come noi.
«Il cammino che ho dovuto intraprendere è costellato da questi spergiuri!»
L’ira infiamma ora lo sguardo di Sagitter, che tende il braccio sinistro verso ciò che rimane del manipolo oscuro che ci ha attaccato.
Solo ora noto lo splendente arco dorato stretto nella presa salda del guerriero.
Seguo i suoi movimenti mentre incocca la freccia dello stesso materiale dell’armatura.
«Il mondo dei vivi non è luogo per voi, Spectre!»
La freccia impiega qualche secondo per ricoprirsi della luce splendente che emana dal corpo dell’arciere e in questo lasso di tempo, gli Spectre inveiscono contro il nostro salvatore.
«È tutto inutile Angelòs di Sagitter!
Atena non riuscirà a salvarvi, stavolta!
Le dita allentano la presa sull’impennaggio.
Il dardo è scoccato.
L’impatto con i bersagli è distruttivo.
La luce accumulata si rilascia in una potente onda d’urto.
Angelòs è lesto a proteggere sia me che mia sorella, facendo da scudo al suo stesso colpo, capace di sconvolgere la foresta intera, cancellando una sua vasta porzione.
Solo quando il silenzio scende attorno a noi Angelòs si allontana e aiuta Sarya e me ad alzarci.
Si sofferma a guardare gli occhi di mia sorella a lungo, come se solo con quello sguardo volesse dirle chissà quale verità.
È chiaro che si conoscano molto bene anche se non ne sapevo niente.
Sposto gli occhi spaventati sulla devastazione che è stata capace di portare una e una sola freccia.
Il palazzo in cui sono cresciuto è ancora in piedi, solo, spogliato dagli alberi che lo circondavano, lesionato dalla potenza del dardo di Angelòs.
Mi volto verso Sagitter e indico l’arco che ancora stringe tra le dita.
«Come hai fatto?»
«Chiedo scusa…ma non ho saputo controllare il mio Cosmo che è esploso assieme alla rabbia e alla tristezza.»
Abbassa il capo, tanto che i folti capelli castani scivolano in parte a coprire lo sguardo.
«Sophos era molto importante anche per me.
Avevo giurato sul mio onore che assieme avremmo combattuto le ombre che tentano di toglierci questo mondo»
«Nobile Angelòs, nessuno poteva sapere che proprio l’esercito del terribile Rhadamante muovesse contro di noi.
Non è vostra la colpa» cerca di rassicurarlo Sarya anche se la sua voce trema su un singhiozzo che non riesce a trattenere e che presto si trasforma in pianto.
Angelòs solleva lo sguardo su di lei e posa una mano sulla sua spalla, risale fino al suo viso e asciuga il rivolo cristallino di una lacrima.
«Non cercare di consolare me, Sarya.
Questo è anche per te il tempo delle lacrime e del lutto.
Piangi la tua tristezza, grida il tuo dolore.
Solo così potrai ricominciare a costruire ciò che la morte ha distrutto.»
Il guerriero dorato si allontana da mia sorella, dopo averle regalato un’altra carezza al viso e mi raggiunge.
Posa una delle sue ampie mani sul mio capo mentre mi rivolge uno sguardo affranto.
«Quanti anni hai, Inazuma, figlio di Sophos?»
La sua domanda a bruciapelo mi spiazza, mi astrae completamente dal tumulto di pensieri con cui ho fatto i conti finora.
«Dodici.
Perché questa domanda?»
«Dodici, proprio come lui»
Mi dedica un sorriso appena accennato e spettina i miei capelli già confusi e scarmigliati, dopodiché compie altri passi verso la devastazione in cui ha trasformato la foresta.
La luna ormai libera dalle nubi illumina con i suoi raggi argentei i tronchi spezzati degli alberi e la pietra nuda, in parte polverizzata.
«Non potete rimanere qui.
Il monte Eta non è più un luogo sicuro.»
«Che luogo può essere sicuro?
Loro sono ovunque» protesta Sarya.
«C’è un luogo sicuro, un posto dove tutti i guerrieri che hanno ricevuto il dono del Cosmo dalla dea si stanno riunendo.
Esattamente come Ade anche Atena sta radunando il suo esercito.
Anche io vengo da lì, come ti dissi l’ultima volta che ci incontrammo, Sarya.
Il Grande Tempio di Atene aspetta anche voi.»

Back to top
View user's profile Send private message
Display posts from previous:   
Post new topic   Reply to topic    ICavalieriDelloZodiaco.net Forum Index -> Fanfic & Fanart All times are GMT + 1 Hour
Page 1 of 1

 
Jump to:  
You cannot post new topics in this forum
You cannot reply to topics in this forum
You cannot edit your posts in this forum
You cannot delete your posts in this forum
You cannot vote in polls in this forum

Card File  Gallery  Forum Archive
Space Pilot 3K template by Jakob Persson.
Powered by phpBB © 2001 phpBB Group
Create your own free forum | Buy a domain to use with your forum