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Storia di una rosa d'oro

 
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Evil Sirya



Joined: 14 Jul 2006
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Location: Secondo Caparezza io vengo dalla Luna(no dalla Puglia)

PostPosted: Fri Dec 23, 2016 21:23 pm    Post subject: Storia di una rosa d'oro  Reply with quote

Come ben si sa, nelle mie fic Aphrodite è una donna e penso che sia una cosa carina dedicarle una fic in cui esploro un minimo il suo background.
Attenzione, essendo un universo semi- alternativo, considererò solo la serie classica fino ad Hades e qualche altro elemento che mi possa essere congeniale.
Per cui, se troverete nuovi personaggi come gold passati imputatelo a questo.

I CAPITOLO : Colloquio

La pallida luce di alcuni candelabri a sette braccia, incastrati in alti ed elaborati portacandelieri d’argento, iluminava di fugaci bagliori dorati le alte e possenti colonne ioniche e il pavimento marmoreo e un lieve vento, proveniente da una finestra socchiusa, muoveva impercettibilmente gli ampi e pesanti tendaggi rossi.
Seduto sul trono, lo sguardo fisso davanti a sé, Sion attendeva. Pochi giorni prima, nella solitudine dello Star Hill, aveva preso coscienza della presenza di una nuova minaccia per l’ordine e la giustizia.
-No… Non può essere il signore dell’Oltretomba… Non è ancora giunto il tempo del suo risveglio.- mormorò e un lampo di malinconia brillò nei suoi occhi cerulei. Duecento anni prima, in una dura guerra, l’esercito di Athena aveva annientato la minaccia del signore degli Inferi e del suo esercito di specter.
Tuttavia, tale vittoria non era stata indolore.
Centinaia di eroiche vite erano state sacrificate, per consentire un futuro ad un’umanità debole, che nulla poteva contro una soverchiante potenza divina.
Scosse la testa con energia. A cosa serviva rievocare quei ricordi tormentosi?
Da tempo, ormai, aveva abbandonato la carica di custode dell’armatura di Aries e l’incarico di Grande Sacerdote gli imponeva di celare le sue debolezze.
I suoi guerrieri necessitavano di una guida forte e priva di dubbi, che indicasse la via, col suo fulgido esempio.
Sollevò le mani e, con attenzione, il suo sguardo studiò la pelle rugosa e macchiata, indugiò sulle trame di vene azzurrine.
-Maledizione… Se solo fossi più giovane...- sospirò. In quelle mani, un tempo lisce, aveva visto il riflesso della sua debolezza e questo non aiutava la sua meditazione.
Come poteva ergersi a guida dei cavalieri, di qualsiasi ordine e grado, se non era capace di difendere se stesso e le persone a lui care?
-Mur… E pensare che tu mi vedi come un eroe...- sorrise e volse lo sguardo verso la finestra, dalla quale si vedeva uno squarcio di cielo notturno, d’un intenso colore blu cobalto, intessuto di stelle dai tenui chiarori d’argento. Aveva adottato un piccolo orfano, anche lui originario della perduta isola di Lemuria, che aveva espresso il desiderio di diventare suo successor
Ma cosa ne sarebbe stato di lui, se non fosse riuscito a proteggerlo nei duri anni dell’addestramento e e dell’infanzia?
Un brivido trapassò il suo corpo. No! Non voleva rivivere l’immensa carneficina avvenuta duecento anni prima…
-Così non ottempero al mio ruolo di Gran Sacerdote.- si disse e si sollevò sullo scranno. L’abbandono a quei ricordi gli impediva di ragionare con la necessaria lucidità e questo non avrebbe giovato a nessuno.
Quando aveva assunto il ruolo di Grande Sacerdote, si era ripromesso di non mostrare mai alcun cedimento e di essere una guida per i suoi combattenti.
Si passò una mano tra i lunghi capelli candidi. Nella solitudine dello Star Hill, aveva scoperto che i gold saint che, in quel momento, avevano il compito di proteggere il Sanctuary non avrebbero combattuto contro l'esercito del signore dell'Oltretomba.
Quei sette, abili guerrieri erano dei tramiti per la futura generazione, che avrebbe lottato nella prossima guerra sacra.


Dei passi rapidi interruppero le sue meditazioni.
Un uomo alto e robusto, vestito della scintillante gold cloth di Pisces, entrò nella stanza.
Costui teneva sotto il braccio destro l’elmo della cloth e la pelle del suo volto era d’un colore nero assai scuro ed era segnato da rughe sottili.
Gli occhi, di forma rotonda, erano anche essi neri, simili a due cupi diamanti tagliati a sfera, ed erano separati da due sopracciglia piuttosto spesse.
Un naso prominente, dalle narici alquanto ampie, spiccava sul viso e le labbra, tumide, erano atteggiate ad una espressione seria e cupa.
I capelli neri, raccolti in molteplici trecce, scendevano sulle ampie spalle e, sull’ampio petto, spiccava una collana di perline rosse, azzurre e gialle, che si allargava in diversi giri.
Sion, vedendolo, scosse la testa in segno di disapprovazione. Quella collana, così vivace, strideva con la severa solennità richiesta ad un gold saint.
E raccontava una verità per lui amara.
Il custode della Dodicesima Casa ancora non riusciva ad emanciparsi dalla sua più profonda e grave debolezza.
-Thulani di Pisces, quante volte ti devo dire che non devi indossare quella ridicola collana?- domandò infastidito l'antico guerriero di Aries.
Il volto del guerriero africano rimase impassibile, simile a quello d’una statua.
-Sono un guerriero di Athena e sono devoto alla giustizia. Ma non dimentico il mio popolo e le mie origini.- rispose con voce calma, ma il bagliore di lacrime a stento frenate tremò, per alcuni istanti, nei suoi occhi. Le sue missioni l'avevano portato anche in Africa e il suo cuore soffriva dinanzi alla realtà di quel continente bello e martoriato.
Aveva creduto che, con la dissoluzione degli imperi coloniali europei, compiutasi pochi anni dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale, l'Africa avrebbe conquistato la sua emancipazione e, invece, nel corso degli anni, era stata tormentata da dittatori sanguinari, che si servivano delle vite dei cittadini, senza alcun riguardo.
Un brivido attraversò la schiena di Thulani e il guerriero, a stento, mantenne la sua espressione calma e statuaria. Aveva effettuato una missione in Uganda ed era rimasto agghiacciato dalla crudeltà di Idi Amin e dei suoi fedeli.
Aveva visto un giovane, legato ad un albero, a cui erano stati tagliati i genitali da parte delle guardie di quell'uomo crudele, che si compiaceva della sua crudeltà, ed era stato lasciato morire dissanguato, solo.
Come poteva un uomo compiacersi di una simile sofferenza?
Quella crudeltà gratuita aveva annichilito qualsiasi sua facoltà, impedendogli di intervenire in qualsiasi modo.
E il Santuario non si preoccupava di simili tragedie e le riteneva inezie, dinanzi alle minacce costituite dagli dei.
-Sion, non dimenticherò mai le mie origini. Non obbedirò a questo tuo ordine, anche se sei la voce di Athena.- pensò. Il suo compito di gold saint era difendere l'umanità da dei privi di scrupoli, ma questo non lo autorizzava a dimenticare la sua identità di individuo.
Se avesse perso il contatto con le sue più profonde radici, cosa lo avrebbe distinto da Ares, Hades o Poseidon e dai loro combattenti, che, annebbiati dalla loro arroganza, ritenevano l'uomo una creatura inferiore e indegna del tenue soffio della vita?
Sion scosse la testa. Thulani era un guerriero forte e risoluto, ma non aveva compreso e, ne era sicuro, non desiderava comprendere una verità certa, limpida, inconfutabile.
Un saint investito della sua veste d'armi perdeva qualsiasi legame con la sua passata esistenza e nulla più contava per lui.
Gli atti  pur crudeli dei dittatori umani, dinanzi alla minaccia sempre presente delle divinità, si trasformavano in miserie senza importanza e non dovevano interessargli i problemi degli uomini comuni.
Thulani non aveva compiuto quel passaggio, che lo avrebbe reso un autentico gold saint e custode della Dodicesima Casa.
Nel suo cuore ancora resisteva il ricordo di quel continente antico e tormentato da uomini privi del potere di un saint.
E il suo cuore piangeva e si tormentava dinanzi ai tormenti di chi era nato in quelle terre.
-Thulani, ti ho chiamato per avvertirti che è nato il tuo successore. E sarà tuo compito addestrarlo e farne di lui un degno custode della Dodicesima Casa. Lo spirito di Athena così mi ha parlato.- cominciò il Grande Sacerdote e, attento, scrutò il guerriero davanti a lui.
Thulani, con un lieve cenno del capo, annuì.
-Capisco. Sapete qual è la sua terra d'origine?- domandò con voce pacata. Dunque, non era suo compito combattere Hades e il suo esercito nella futura guerra sacra?
Un altro guerriero avrebbe affrontato la minaccia sempre rinascente del signore dell'Oltretomba?
Tuttavia, non gli importava nulla di questo.
La gold cloth, della quale era stato nominato custode diciassette anni prima, dopo una estenuante battaglia, non era il sigillo di un suo eterno potere individuale, ma un aiuto alla sua missione di combattente per la difesa dell'umanità.
E se questa aveva scelto un'altra persona, era suo compito fare di questa un degno custode della Dodicesima Casa.
-Sì. La sua terra d'origine è la Svezia. La tua missione è trovarlo e condurlo qui, affinché il suo destino possa compiersi.- rispose Sion.
-Molto bene. Quando partirò?- domandò Thulani con voce calma.
-Tra cinque giorni. Tuttavia, non ti ho detto tutto.- affermò il precedente custode della gold cloth di Aries.
Il guerriero di Pisces tacque e attese che l'altro continuasse.
-La dea Athena mi ha rivelato la presenza di un cosmo sinistro e minaccioso in quelle terre in parte coperte da ghiacci perenni. Come guerriero, dovrai  indagare e neutralizzare una minaccia eventuale.- spiegò l'anziano.
-Capito. Avrò un compagno o sarà una missione solitaria?- domandò ancora il guerriero di Pisces.
-Mi concederò del tempo per pensarci e ti comunicherò ogni cosa a tempo debito. Ora puoi tornare alla Dodicesima Casa e al tuo compito di custode.- lo congedò.
Thulani annì, si alzò e si allontanò.

Sion fissò lo sguardo sull'alta e robusta figura del combattente africano, che si allontanava verso la Dodicesima Casa.
Qualche istante dopo, il silenzio avvolse la stanza e le fiamme dei candelabri, scosse da lievi refoli di vento, tremarono.
-Perché non riesci a liberarti di quel legame con la tua terra?- si domandò. Thulani era dotato d'un cosmo assai ampio e potente, ma il ricordo della sua patria ostacolava la sua devozione verso Athena e la giustizia.
Thulani aveva acquisito la gold cloth al compimento del suo diciassettesimo anno e, nonostante fossero trascorsi altrettanti anni da quel momento, non riusciva a scindere le questioni umane dal suo dovere di combattente.
Malgrado l'apparenza impassibile del suo volto, aveva scorto un dolore straziante, per quanto represso, nel suo sguardo, quando aveva ricordato l'Africa, e, ne era sicuro, non si perdonava la sua inazione dinanzi alle piccole tragedie degli uomini.
Il suo pur limpido senso del dovere era macchiato da una troppo umana sofferenza per le piccole ingiustizie presenti in quel territorio.
-Tuttavia, devo fidarmi di lui.-pensò. Oltre quello sguardo triste e cupo, scorgeva un cuore generoso e, ne era sicuro, spinto da questa sua nobiltà d'animo, Thulani non avrebbe esitato a compiere qualsiasi sacrificio per la nobile causa della giustizia.
Sion, con lentezza, si alzò e si avvicinò ad uno dei candelabri. Poteva essere sicuro dell'onestà e della purezza d'animo del combattente di Pisces, eppure il suo cuore palpitava d'inquietudine e angoscia.
Perché non si sentiva sicuro, nonostante la presenza di combattenti forti e devoti?
-Ormai il dado è tratto. Non posso più tirarmi indietro.- mormorò e soffiò sulle fiamme, che, ben presto, si spensero.




*Thulani è un nome zulu che vuol dire calmo e, come ho spiegato nella prima versione, siamo negli anni caratterizzati dall'apartheid, con ovvie conseguenze di povertà e razzismo.
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Senza dignità non esiste libertà. (Zi Yu/ Feng Shen Ji)


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elisa



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Location: Isola di Andromeda

PostPosted: Sat Dec 24, 2016 0:28 am    Post subject: Reply with quote

Gran  bel capitolo, pero se mi è permesso farti un'appunto da amica non ora che il sito non è attivo non dovresti postare le tue fanfic in forum ma in un sito dedicato alle fanfic e poi qui mettere il link di tale sito.
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Sarà quel battito d'amore che ci dà la forza per affrontare i pericoli del cuore.

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Evil Sirya



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Location: Secondo Caparezza io vengo dalla Luna(no dalla Puglia)

PostPosted: Thu Dec 29, 2016 17:21 pm    Post subject: Reply with quote

Ne sei sicura?
Pensavo che con la chisura del sito le ff andassero qui.
Shiryu può smentire o confermare?
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[img]http://i.imgur.com/CDWMXBz.jpg [/img]
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Shiryu
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PostPosted: Fri Dec 30, 2016 14:34 pm    Post subject: Reply with quote

Evil Sirya wrote:
Ne sei sicura?
Pensavo che con la chisura del sito le ff andassero qui.
Shiryu può smentire o confermare?


Hai fatto bene, Syria. Le ff ora vanno qui  
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Shiryu

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elisa



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Location: Isola di Andromeda

PostPosted: Sat Dec 31, 2016 14:55 pm    Post subject: Reply with quote

Shiryu wrote:
Evil Sirya wrote:
Ne sei sicura?
Pensavo che con la chisura del sito le ff andassero qui.
Shiryu può smentire o confermare?


Hai fatto bene, Syria. Le ff ora vanno qui  

Ah e ops, ho capito male io quando ho letto le regole della sezione scusatemi per l'equivoco.
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Sarà quel battito d'amore che ci dà la forza per affrontare i pericoli del cuore.

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Evil Sirya



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Location: Secondo Caparezza io vengo dalla Luna(no dalla Puglia)

PostPosted: Wed Jan 25, 2017 20:47 pm    Post subject: Reply with quote

II CAPITOLO: Viaggio in Svezia (parte 1)

L'aereo fendeva il cielo, dirigendosi verso la Svezia, e il rombo del motore risuonava all'interno del velivolo.
Thulani, seduto davanti al finestrino, osservava il cielo, che si estendeva davanti a lui, simile ad un immenso oceano sospeso. Sion aveva scelto di affiancare a lui un compagno e comprendeva le ragioni di tale scelta.
Evidentemente, aveva preferito essere prudente.
Tuttavia, non capiva perché avesse scelto lui.
Sette delle dodici case avevano trovato il loro custode e, nel corso degli anni, aveva legato con Bogdan di Acquarius ed Elvar di Taurus, che comprendevano, seppur in parte, le ragioni del suo carattere così cupo e chiuso, mentre il suo compagno di quella missione, per quanto fosse un guerriero abile e potente, non era in grado di andare oltre l'apparenza.
Del resto cosa si poteva aspettare da un europeo?
Gli europei erano convinti della loro superiorità rispetto alle culture africane e asiatiche e non cessavano di lavorare per impedire l'emancipazione della sua terra.
E gli europei nutrivano con le sofferenze della gente d'Africa il loro sempre maggiore benessere.
-Maledizione... Non riesco a dimenticare...- pensò e il viso si distorse in una maschera di angoscia. In quel momento, nella sua mente, riappariva, simile ad un incubo, l'immagine di quel giovane evirato dagli uomini di Idi Amin.1
Di quali, orride colpe si era macchiato, per meritare un tale, disonorevole trattamento?
Quegli occhi, tristi, eppur decisi, trafiggevano la sua mente e gli ricordavano la sua viltà.
Come poteva lasciare che simili tragedie inondassero  di sangue la sua amata terra natia?
Perché, nonostante i suoi poteri di gold saint, si lasciava soverchiare dal divieto ancestrale di intervento nelle ferree vicende degli uomini?
-Thulani, sai che mi preoccupi? Sei sicuro di non esserti fatto di acidi?- irruppe una voce giovanile, vibrante di sarcasmo, nei suoi pensieri.
L'africano girò la testa e scoccò uno sguardo seccato al giovane uomo, che era seduto accanto a lui.
I lunghi capelli e riccioluti capelli biondi erano raccolti in una coda bassa e all'orecchio destro portava un orecchino, ornato di rune, scintillante di lievi bagliori argentei.
Gli occhi, dal taglio allungato, simili a frammenti di lapislazzulo, erano ornati da lunghe ciglia chiare, simili a frammenti d'oro ed erano sormontati da sopracciglia sottili, anche esse chiare.
Il naso era diritto e sottile e le labbra sottili erano piegate in un sorriso divertito, che lasciavano scoperti i denti piccoli e candidi, simili a perle.
Ai piedi dei due uomini erano poggiate delle valigie di forma quadrata.
-Armand, piantala.-sibilò tagliente il guerriero di origine africana. Il custode dell'Ottava Casa era un gold saint potente e capace, ma non sopportava la sua incapacità di vedere la serietà dell'esistenza.
Un lampo d'ira balenò, per alcuni istanti, negli occhi neri del guerriero zulu. La stupidità era una caratteristica di molti europei, che non comprendevano le conseguenze della loro esiziale volontà di potenza.
Anche la Francia, terra di nascita del custode delle vestigia di Scorpio, si era resa colpevole di  inenarrabili ingiustizie verso le popolazioni africane e asiatiche.
E, malgrado il tempo trascorso, ancora le popolazioni d'Europa non si accorgevano del sangue che inzuppava le loro mani.
Quanti dittatori tormentavano gli stati africani, nati dall'arbitrio delle potenze europee?
-Non cambierai mai!- esclamò ridendo il francese. Il suo amico aveva un cuore limpido e gentile, ma era prigioniero del suo esasperato senso del dovere.
Non riusciva ad andare oltre il loro pur delicato compito di gold saint e non capiva quanto gli uomini necessitassero di risate e di divertimento, per alleviare le pene della loro esistenza.
Con un gesto  plastico, si stiracchiò e allungò le gambe. Le missioni erano un dovere, eppure lui cercava di vedere il lato positivo di quell'esistenza ardua.
I viaggi in ogni parte del mondo avrebbero consentito loro di conoscere altre lingue, altre culture e altri cibi.
E per lui una nuova terra era sempre una gradita scoperta.
Quante cose restavano ignote alle loro menti, chiuse nella ristretta prospettiva del Sanctuary?
-Che peccato... Avrei dovuto portarmi un libro. Forse il terzo capitolo della saga dei Tre Moschettieri.- mormorò il francese. Si prospettava assai noioso quel viaggio in aereo, anche a causa del carattere assai cupo del suo compagno.
E lui odiava stare senza i suoi libri.
-Armand, ti devo ricordare che non siamo in viaggio di piacere?- saettò sarcastico l'africano. Il suo compagno sembrava considerare una gita quella missione!
Ma non capiva il vero scopo del loro viaggio o fingeva?
-Oh è vero... Dimenticavo, per te l'unica realtà della nostra esistenza è il dovere*.- ironizzò il francese. A volte si chiedeva se Thulani non simulasse quella devozione.
Nessun umano avrebbe sopportato per tanto tempo una simile condotta di vita, dalla quale era bandita qualsiasi voluttà, anche la più innocente.
Il sorriso ironico di Armand si addolcì. La personalità di Thulani era triste e cupa, ma non si poteva dubitare della purezza e della fermezza dei suoi ideali.
Quel combattente di origine africana aveva un cuore limpido, simile ai ghiacciai alpini che ricoprivano le Alpi.

-A proposito, il Gran Sacerdote ti ha dato qualche informazione più precisa sul nostro obiettivo?- domandò Armand e il suo tono di voce si fece più serio.
Il guerriero di origine africana lo guardò confuso. Ad un tratto, Armand si era tramutato nel guerriero potente e deciso che, nella battaglia, gli avversari travolgeva.
Poi, con un gesto istintivo, si portò una mano nella tasca e ne estrasse un cristallo d'acquamarina di forma rettangolare, che brillava di deboli bagliori d'iride.
-Che cosa è?- domandò il francese sorpreso e affascinato. Era una gemma splendida e, non sapeva perché, avvertiva il palpito d'un cosmo dentro quel cristallo.
Come mai? Era una sua impressione sbagliata?
-No. Non stai sbagliando. Il Grande Sacerdote mi ha dato questa gemma e vi ha creato un sigillo, capace di entrare in risonanza con un cosmo anche inespresso. Avremo una traccia, stai tranquillo.- gli rispose e un tenue sorriso sollevò le sue labbra tumide.
-Ne sono contento.- rispose Armand e ricambiò il sorriso. Quantomeno, Sion li aveva aiutati con azioni concrete, non con parole effimere.
E, forse, questo avrebbe permesso loro di condurre la missione a termine in tempi non troppo dilatati.
-Tu però non sei molto tranquillo. Non mi hai detto tutto.- dichiarò fissando il volto del compagno. Perché la sua serietà era aumentata?
L'africano sospirò.
-Hai indovinato, ma non è il caso che te parli qui. Quando saremo soli, in Svezia, ti dirò tutto.- dichiarò. In quell'aereo c'erano tante persone e non aveva nessuna voglia di creare in loro del panico, senza sapere nulla di un eventuale nemico.

Qualche istante dopo, l'aereo atterrò all'aereoporto Gotenborg di Stoccolma.
-La nostra missione comincia adesso.- mormorò Armand alzandosi e, dopo avere preso le due valigie, ne consegnò una a Thulani.
-Grazie.- disse il guerriero sudafricano e la prese.
Qualche istante dopo, i due gold saint scesero dall'aereo.

I due combattenti, fulminei, raggiunsero il paese di Kiruna.
-E' dunque qui che è nato il futuro custode della casa di Pisces?- domandò il francese e, curioso, si guardò intorno. Quel paese era piccolo, ma aveva un aspetto assai particolare, che meritava di essere esplorato.
Chissà quante curiosità avrebbero scoperto, se l'urgenza della missione non li avesse costretti ad una rigida tabella di marcia.
La cittadina, adagiata in una pianura, si estendeva in una superficie non molto ampia ed era avvolta dal verde di diversi alberi ad altofusto.
Le pareti delle case, piuttosto basse e a pianta rettangolare, erano tinteggiate di bianco e i tetti, colpiti dai raggi del sole, risplendevano di deboli bagliori.
Persone di tutte le età, impegnate nelle attività più disparate, riempivano le strade e, di tanto in tanto, fissavano Thulani con curiosità.
Il guerriero di origine africana, d'istinto, strinse il cristallo tra le lunghe dita. Avvertiva un forte calore contro la mano e questo era un segnale importante.
Un cosmo potente, per quanto inespresso, palpitava in quella piccola cittadina nelle terre di Svezia.
Eppure, perché avvertiva una sinistra, seppur lieve, traccia di oscurità?
-Thulani, vuoi spiegarmi come mai non sei tranquillo?- domandò Armand con serietà. Anche lui aveva il diritto di conoscere i dettagli della loro missione.
-Sì, è giusto che tu sappia tutto. Questa è la patria del mio successore, ma il Grande Sacerdote mi ha detto che al futuro cavaliere di Pisces è connessa una presenza malefica. Guarda la mia mano. Il calore di quel cosmo oscuro è molto forte.- mormorò e, passato il cristallo nella mano destra, aprì la sinistra.
Armand spalancò gli occhi, sorpreso. Una ustione divorava il palmo e su di esso spiccava una pustola, che sembrava sul punto di scoppiare.
Eppure, Thulani non diceva nulla e il suo viso era serio come sempre.
La sua resistenza al dolore era seconda solo a quella di Grigorij di Virgo, soprannominato «l'asceta» del Santuario, a causa delle sue abitudini severe, degne di un anacoreta come Simeone lo Stilita.
Si strappò una parte della maglia e, con abilità, la avvolse attorno alla mano del collega.
-Che cosa significa questo?- domandò perplesso Thulani.
Il francese sospirò. Grigorij e Thulani erano accumunati da un eroismo encomiabile, che trascolorava in una rischiosa esibizione di forza fine a se stessa.
E questo per lui era insensato, in quanto portava il nemico a situazioni di inutile pericolo..
-Thulani, con la mano in quello stato non saresti utile a nessuno. Simili esibizioni vanno evitate, se possibile.- tagliò corto e il suo volto si indurì, quasi fosse stato pietrificato.
Lo sguardo dell'africano, all'apparenza, rimase impassibile. Gli occhi chiari di Armand, in quel momento, avevano perso la loro irritante luce ironica e ne avevano acquisito una ferma e risoluta, degna di un combattente appartenente ai più potenti guerrieri di Athena.
Perché nascondeva questo suo lato del carattere dietro la maschera di buffone?
E, nonostante odiasse ammetterlo, in quel momento l'affermazione di Armand aveva un senso.
-Armand, seguimi.- tagliò corto poi e si incamminò con passo svelto e deciso. Odiava trovarsi in difetto verso un europeo, ma la sua onestà gli imponeva di accettare la realtà.
Armand, in quel caso, aveva ragione.
Scosse la testa e fece ondeggiare le lunghe trecce nere. C'era un'altra ragione che lo spingeva ad allontanarsi da quelle strade affollate.
C'erano tante persone e, con rabbia, si era avveduto che alcune di queste lo fissavano con curiosità.
E tali sguardi lo infastidivano e mettevano a dura prova la sua calma.
Perché gli individui nati in Africa erano visti come dei fenomeni da circo?
Il francese, silenzioso, obbedì e lo raggiunse.

Qualche minuto dopo, i due gold saint si fermarono davanti ad una chiesa protestante, immersa in un ampio giardino colmo di rose dai colori policromi, dalle quali si spandeva un delicato olezzo.
L'edificio, a pianta quadrata, poggiava su una base di pietra e si innalzava su tre piani e su di esso era poggiato un tetto spiovente, del colore dell'argilla, che era sormontato da una croce lignea.
Su entrambi i lati dell'edificio si aprivano due coppie di finestre rettangolari, ornate di disegni policromi raffiguranti scene della vita e della morte di Gesù Cristo.
L'ampio portale era socchiuso e, da esso, provenivano dei rumori attutiti.
-Non mi sembra saremo accolti bene.-mormorò il francese, crucciato, e incrociò le braccia sul petto. Quella era una chiesa cristiana, di orientamento protestante, e ben conosceva la considerazione non proprio lusinghiera dei cristiani verso i pagani.
Dante Alighieri, nella sua magnifica Commedia, non aveva esitato a definire gli dei da loro venerati «falsi e bugiardi».
Per i cristiani, il dubbio era inaccettabile e non avrebbero mai ammesso i loro errori, anche se Athena si fosse mostrata loro nella sua fulgida maestà.
Quanti di loro, negli anni travagliati della crisi dell'Impero romano, avevano preferito la morte alla possibilità di fallimento?
Tanti di loro erano stati condannati a pene atroci e sopportavano tali dolori con animo fermo e risoluto, degno di un saint convinto dei suoi ideali.
Ammirava la loro fermezza, ma non condivideva la loro protervia e la loro pretesa di imporre una religione.
Thulani annuì, sorpreso. Armand sembrava non sopportare gli adepti di quella religione, nonostante le sue origini francesi.
E, doveva ammetterlo, anche in questo caso aveva ragione.
I cristiani, di qualsiasi confessione, avrebbero visto in loro degli emissari di quell'essere da loro chiamato Satana.
-Capisco le tue perplessità, ma dobbiamo entrare. Il cristallo ci ha condotto qui.- tagliò corto il guerriero di origine africana. Comprendeva la diffidenza di Armand, ma la fonte di quel cosmo inespresso era la chiesa.
Quindi,per ottemperare alla loro missione, dovevano confrontarsi col clero protestante.
Armand, seccato, sbuffò e seguì il compagno.

Dinanzi a loro, si aprì un ambiente piuttosto ampio, diviso in tre parti da due ordini di sedili.
L'ingresso e l'altare erano collegati da un lungo tappeto di pesante stoffa purpurea, simile ad un fiume di lava pietrificata e al soffitto erano appesi dei lampadari di vetro bianco di forma pentagonale, dai quali si spandeva un delicato chiarore dorato.
L'altare poggiava su una base, composta da tre scalini, ed era sormontato da un gigantesco organo a canne e, ai lati di questo, si aprivano due porte, sormontate da croci lignee.
-Armand, sei teso. Cosa ti succede?- domandò Thulani. Si era accorto dell'espressione guardinga del francese e, ne era sicuro, anche lui aveva intuito qualcosa.
-Non c'è bisogno certo del tuo cristallo per capire che qualcosa non va.- mormorò il francese, pacato, calmo, guardingo. Quell'edificio, per i cristiani, era un luogo di pace e di raccoglimento.
Eppure, perché avvertiva una sensazione di pericolo imminente?
Thulani annuì. In effetti, il suo compagno francese non aveva torto.
Quella chiesa, nonostante l'apparenza quieta, celava un segreto inquietante.

Ad un tratto, una delle porte si aprì ed apparve un uomo di circa cinquant'anni, poco più basso di Thulani, ma più slanciato.
Il suo volto, dai lineamenti regolari, era divorato da una ustione e su di esso risaltavano gli indagatori occhi verde chiaro, che rassomigliavano a quelli di una lince di montagna intenta alla caccia.
I capelli dell'uomo, ormai quasi del tutto argentei, erano lisci e raggiungevano a stento le sue scapole.
Indossava una lunga tunica nera, che arrivava a coprire i suoi piedi, e nella mano destra stringeva una Bibbia.
-Che terribile ustione...-pensò Armand. Se non fosse stato per quella piaga, che deturpava il suo volto, quell'uomo avrebbe avuto un aspetto assai giovanile, che si sarebbe accostato alla prestanza del suo corpo.
Cosa poteva avere rovinato il suo viso?
L'uomo, per alcuni istanti, li fissò con sguardo indagatore e privo di timore.
-Chi siete? Desiderate qualcosa?- domandò poi con tono brusco e deciso.
Armand fece per parlare, ma Thulani, con un gesto secco del braccio, gli ingiunse di tacere.
-Siamo stati mandati qui dal Santuario di Atene. Abbiamo saputo che, in questo luogo, è presente un cosmo potente.- dichiarò con voce pacata il guerriero di origine africana. Nello sguardo dell'uomo, che indovinava essere il pastore della chiesa, aveva scorto una durezza inscalfibile.
L'uomo, per alcuni istanti, rifletté.
-Datemi una prova dei vostri poteri. Colpitemi.- li sfidò con voce calma e, con un gesto solenne, incrociò le braccia sul petto.
Armand spalancò gli occhi, sorpreso. Ma come poteva un normale essere umano sfidare così il loro potere?
Non aveva paura di loro.
-Se lo dici tu...- mormorò Thulani seccato e, con un rapido movimento, si spostò alle spalle dell'uomo.
Con un movimento deciso, il guerriero africano sollevò il braccio destro, che brillò di un tenue bagliore dorato.
-Thulani, smettila!- esclamò Armand, allarmato. Cosa voleva dimostrare il compagno con quel comportamento?
Quello non era un saint, ma un civile e non era giusto ucciderlo per una simile stupidaggine!
Thulani, che di solito era serio e statuario, era stato preso da un ridicolo puntiglio d'onore e sembrava un cicisbeo privo di cervello alla corte di Versailles.
Il cinquantenne, dinanzi alla preoccupazione di Armand, sorrise ironico.
-Non preoccuparti ragazzo. Alvar Nyberg non si fa intimorire da simili sciocchezze.- affermò, l'espressione impassibile.
-Ma poteva ucciderti! Non te ne rendi conto?- esclamò il francese. Non capiva un tale atteggiamento. Quell'uomo era pazzo! Come poteva ostentare una simile calma?
Alvar, dinanzi all'affermazione di Armand, rise con forza, scoprendo i denti bianchi e regolari.
-Il tuo amico africano non è un selvaggio. Se avesse voluto farmi del male, l'avrebbe già fatto.- rispose lo svedese calmo e rilassò le braccia lungo i fianchi.
Thulani, con un lieve cenno del capo,annuì.
-Puoi darci le informazioni che cerchiamo?- domandò con cortesia il francese. Quella calma statuaria era degna di un saint.
Quale segreto nascondeva dietro il suo volto sfigurato?
Come poteva sfidare, anche se solo con il cuore, il potere devastante di un gold saint?
Era protetto da un demone o da un dio malvagio? Oppure era un uomo risoluto e deciso, che non si faceva intimorire da nulla?
Cosa si celava nella sua anima?
Gli riusciva arduo comprendere una tale, stoica fermezza, dinanzi ad un potere tanto forte e smisurato, per un semplice umano.
Ne era sicuro, Alvar Nyberg era un uomo differente dagli altri.
E gli sarebbe piaciuto scoprire il perché di una tale diversità.
-Sì. Venite con me.- mormorò e, con passo deciso, uscì dalla chiesa.
Qualche istante dopo, i due saint lo imitarono e lo seguirono.
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Last edited by Evil Sirya on Fri Mar 10, 2017 13:41 pm; edited 1 time in total
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elisa



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Location: Isola di Andromeda

PostPosted: Sat Jan 28, 2017 14:32 pm    Post subject: Reply with quote

Un altro bel capitolo, bravissima Sirya.
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Sarà quel battito d'amore che ci dà la forza per affrontare i pericoli del cuore.

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Evil Sirya



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Location: Secondo Caparezza io vengo dalla Luna(no dalla Puglia)

PostPosted: Sat Mar 18, 2017 2:27 am    Post subject: Reply with quote

*Piccola precisazione. La parte sulla castrazione degli oppositori di quella figura sana di mente (sic) che è Idi Amin Dada non me la sono inventata. Ho una immagine di focus storia che fa vedere questo (anche se è solo la "preparazione")


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